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Note di rettifica

Definizione

Atti con cui un ente impositore, come quello previdenziale, corregge le dichiarazioni del contribuente e richiede il pagamento di importi maggiori rispetto a quelli versati.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Sgravi contributivi e DURC: persi anche per piccoli debiti
L'INPS ha richiesto a un'azienda il recupero di agevolazioni previdenziali mediante avviso di addebito, a causa del mancato rispetto della regolarità contributiva. Nei gradi precedenti, i giudici avevano dato ragione all'impresa, sostenendo che irregolarità minime o passate non dovessero comportare la perdita totale dei benefici. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso dell'INPS. La Suprema Corte ha chiarito che gli sgravi contributivi spettano solo in presenza di una costante e reale regolarità nei versamenti e nelle comunicazioni obbligatorie. Il semplice possesso del DURC non impedisce all'ente previdenziale di recuperare le somme indebitamente fruite, anche se le irregolarità riguardano importi modesti. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame della vicenda.
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Benefici Negati? Spetta a te provare la regolarità contributiva
Un Contribuente si è visto negare un'agevolazione (rateizzazione) a causa di precedenti inadempienze rilevate dall'Ente Previdenziale. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: l'onere della prova della regolarità contributiva spetta sempre al soggetto che richiede il beneficio. Se l'Ente contesta specifiche mancanze, è il Contribuente a dover dimostrare l'infondatezza di tali rilievi o di aver sanato la propria posizione. Di conseguenza, non essendo stata fornita tale prova, il ricorso del Contribuente è stato respinto e la pretesa dell'Ente confermata.
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Regolarità contributiva: salvi i benefici aziendali
La Corte di Cassazione ha confermato che la regolarità contributiva necessaria per l'accesso alle agevolazioni fiscali e contributive non viene meno se l'INPS accoglie una richiesta di rateizzazione oltre il termine di 15 giorni dall'invito a regolarizzare. Il caso riguardava una società che aveva presentato istanza di dilazione entro i termini, ma l'ente aveva disconosciuto i benefici sostenendo che la sanatoria fosse tardiva a causa dei propri tempi di lavorazione interna. La Suprema Corte ha stabilito che, una volta presentata tempestivamente la domanda, l'efficacia della regolarizzazione non può dipendere dall'arbitrio o dai ritardi burocratici dell'amministrazione.
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Sanatoria contributiva: quando la richiesta è valida?
Una società ha avviato una sanatoria contributiva tramite un'istanza di dilazione, ma l'ente previdenziale l'ha respinta per incompletezza e per il pagamento tardivo di una rata non oggetto della sanatoria. La Corte d'Appello ha confermato la decisione di primo grado, ritenendo la procedura di regolarizzazione perfezionata. La Corte ha stabilito che la richiesta del consulente di integrare la domanda era valida e che un debito maturato successivamente non poteva invalidare la procedura di regolarizzazione già correttamente avviata.
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