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Misura inframuraria

Definizione

Misura cautelare che comporta la detenzione in carcere di un indagato prima della condanna definitiva, applicata in presenza di gravi indizi di colpevolezza e specifiche esigenze di sicurezza.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Spaccio di stupefacenti: Cassazione conferma custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per spaccio di stupefacenti, confermando la custodia cautelare in carcere. L'indagato contestava l'identificazione basata su intercettazioni e la qualificazione della sua condotta come spaccio "pieno" anziché "lieve", oltre all'adeguatezza della misura cautelare. La Suprema Corte ha ritenuto validi gli indizi di identificazione e ha confermato la gravità del reato, considerando la non occasionalità dell'attività e i precedenti penali. La decisione sottolinea l'importanza di elementi concreti per giustificare la misura detentiva.
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Cliente o Pusher? L’acquisto continuo è partecipazione all’associazione
Un indagato, arrestato per spaccio, sosteneva di essere un semplice acquirente e non un membro di un'organizzazione criminale. La sua difesa evidenziava come gli acquisti di droga, seppur continui, fossero sempre pagati subito, escludendo un rapporto di fiducia tipico di un affiliato. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo un principio importante: l'acquisto costante e sistematico di stupefacenti può superare la soglia del rapporto cliente-fornitore e configurare una vera e propria **partecipazione ad associazione di narcotraffico**. Se l'acquirente diventa una figura stabile e funzionale al business del gruppo, garantendo entrate costanti, viene considerato un membro a tutti gli effetti. La misura cautelare in carcere è stata quindi confermata.
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Narcotraffico: custodia in carcere e associazione
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di partecipazione a un'associazione dedita al narcotraffico. Il ricorrente contestava la propria appartenenza al sodalizio, sostenendo che i rapporti con gli altri indagati fossero di natura puramente amicale. La Suprema Corte ha invece ritenuto legittima la decisione del Tribunale del Riesame, evidenziando il ruolo operativo dell'indagato come collettore di denaro proveniente dalla vendita di cocaina. La motivazione sottolinea come la frequenza dei reati-fine e la gestione dei flussi finanziari dimostrino una chiara stabilità del legame associativo, rendendo necessaria la misura detentiva massima.
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Custodia cautelare: quando il carcere è inevitabile
La Corte di Cassazione ha confermato la **Custodia cautelare** in carcere per un indagato accusato di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio e a reati tributari. Nonostante la difesa lamentasse una carenza di motivazione sulla gravità indiziaria, i giudici hanno rilevato come l'indagato gestisse un sistema di società cartiere per ripulire proventi del narcotraffico. La decisione sottolinea l'inadeguatezza degli arresti domiciliari, poiché il soggetto avrebbe continuato a dirigere le attività illecite proprio dalla sua abitazione, dimostrando totale spregio per le prescrizioni giudiziarie.
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