Definizione
Provvedimento applicato a persone ritenute socialmente pericolose per prevenire la commissione di reati, indipendentemente da una condanna penale.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 67 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 42% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 34%
- Rigettato 18%
- Inammissibile 42%
- Altro 6%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 154%
- Penale Sez. 728%
- Penale Sez. 618%
Precedenti più richiamati
- Cass. 44259/2024in 3 provvedimenti
- Cass. 7973/2017in 3 provvedimenti
- Cass. 700/2019in 3 provvedimenti
- Cass. 47713/2022in 4 provvedimenti
- Corte cost. 116/2024in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un cittadino sottoposto alla misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per due anni. La difesa contestava l'assenza del requisito dell'abitualità criminale e la mancanza di redditi illeciti, sostenendo che gli episodi contestati fossero circoscritti a un breve lasso temporale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che nel procedimento di prevenzione il ricorso per cassazione è ammesso solo per violazione di legge o totale assenza di motivazione, non per contestare la valutazione degli indizi di pericolosità. I giudici di merito hanno legittimamente desunto la pericolosità da episodi seriali di spaccio e dall'assenza di redditi leciti.
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Un Lavoratore è stato condannato per aver violato un foglio di via obbligatorio, che gli imponeva di allontanarsi da un Comune e di non tornarvi. Il Lavoratore ha contestato la sentenza, sostenendo l'illegittimità del foglio di via. Mancava infatti l'ordine di rientro nel comune di residenza, una condizione essenziale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha stabilito che la legittimità foglio di via richiede due prescrizioni: allontanamento e rientro. Se una manca, il provvedimento è illegittimo e il reato non sussiste. La condanna è stata annullata.
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Un cittadino ha impugnato la decisione di merito che disponeva l'applicazione delle misure di prevenzione personali ai sensi del Codice Antimafia. Il ricorrente contestava l'inquadramento nelle categorie di pericolosità sociale e lamentava l'omessa valutazione di circostanze decisive da parte dei giudici territoriali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. Il ricorrente ha formulato censure generiche, senza instaurare un reale confronto critico con la motivazione del provvedimento impugnato. La Suprema Corte ha ribadito che il vizio di travisamento della prova per omissione non può trovare ingresso nel giudizio di legittimità, salvo il caso limite di motivazione inesistente o solo apparente. L'interessato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un individuo ha ricevuto una condanna per la violazione misura di prevenzione, avendo mantenuto contatti frequenti con persone con precedenti penali. La Corte d'Appello ha confermato questa condanna. L'individuo ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la frequentazione non fosse abituale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la Corte d'Appello avesse correttamente valutato la pluralità dei contatti, il profilo criminale delle persone coinvolte e il breve periodo in cui questi incontri si erano verificati, configurando così una chiara violazione misura di prevenzione. L'individuo ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per guida senza patente, commessa da un Individuo già sottoposto a misura di prevenzione. L'Individuo aveva contestato la definitività della misura. La Suprema Corte ha riconosciuto l'estinzione del reato per prescrizione, poiché il tempo massimo per perseguire il crimine era scaduto, anche tenendo conto dei periodi di sospensione previsti dalla legge. Questo principio sottolinea l'importanza del fattore tempo nel diritto penale.
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Un individuo ha presentato un ricorso contro una decisione della Corte d'Appello di Lecce riguardante una misura di prevenzione personale. La Corte di Cassazione ha chiarito che il mezzo corretto per contestare tale provvedimento è l'opposizione, da presentare alla stessa Corte d'Appello. Tuttavia, applicando il principio della `conversione impugnazione`, la Cassazione ha riqualificato il ricorso errato come opposizione. Ha quindi disposto la trasmissione degli atti alla Corte d'Appello di Lecce, garantendo che il cittadino possa comunque far valere le proprie ragioni nonostante l'errore procedurale iniziale. Questo principio tutela il diritto di difesa.
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La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione delle misure di prevenzione personali nei confronti di un esponente di tifoseria organizzata con precedenti penali. I giudici di merito avevano imposto la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno e il divieto di accedere allo stadio e alle aree limitrofe durante gli eventi sportivi. Il ricorrente sosteneva che tale divieto fosse equiparabile a un DASPO e quindi non applicabile mediante il Codice Antimafia. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il giudice di prevenzione può configurare prescrizioni personalizzate e calibrate sulla pericolosità sociale del soggetto, a prescindere dalle misure amministrative sportive. La decisione conferma l'autonomia del giudizio di prevenzione rispetto ai procedimenti penali.
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Un Lavoratore, già sottoposto a sorveglianza speciale, è stato condannato per aver violato la misura di prevenzione e guidato senza patente. La Corte di Cassazione ha esaminato il suo ricorso. Ha stabilito che la condanna per la violazione misura di prevenzione era errata, poiché al momento del fatto la misura non era ancora divenuta definitiva. Ha quindi annullato parzialmente la sentenza, assolvendo il Lavoratore per quel reato e riducendo la pena complessiva a un anno di reclusione per il solo reato di guida senza patente.
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Un Individuo aveva chiesto la revoca della misura di prevenzione della sorveglianza speciale, ma i giudici di merito avevano respinto la sua richiesta. Essi ritenevano che la misura dovesse essere in corso di esecuzione per poter essere revocata e che non si potesse applicare un'altra norma specifica per i periodi di pena brevi. La Corte di Cassazione ha invece chiarito che la revoca di una misura di prevenzione è sempre possibile, anche se la misura non è ancora stata eseguita. La valutazione della pericolosità sociale del soggetto deve essere attuale. La Cassazione ha quindi annullato la decisione precedente, ordinando un nuovo esame del caso.
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Un Tribunale ha disposto una misura di prevenzione personale contro un Individuo. L'Individuo ha presentato un ricorso contro questa decisione. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'impugnazione di una misura di prevenzione personale deve essere trattata come appello e non come ricorso in Cassazione. Applicando il principio di conversione dell'impugnazione, la Suprema Corte ha ordinato di trasmettere gli atti alla Corte d'Appello competente. Questo assicura che il caso sia esaminato dal giudice corretto per le misure di prevenzione personale.
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Un cittadino ha proposto ricorso in Cassazione contro il decreto che confermava l'applicazione nei suoi confronti di una misura di prevenzione personale con cauzione. Il ricorrente lamentava la mancanza dei presupposti di legge, contestando la propria pericolosità sociale attuale e denunciando vizi di motivazione della decisione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che nei procedimenti relativi alla misura di prevenzione personale il ricorso è consentito solo per violazione di legge e non per meri difetti di motivazione. Nel caso specifico, la decisione di merito risultava congruamente giustificata sulla base dei precedenti per reati in materia di stupefacenti e dell'assenza di adeguate fonti di reddito lecito. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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La Corte di Appello ha confermato l'applicazione delle misure di prevenzione personale della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a carico di un soggetto ritenuto contiguo alla criminalità organizzata. Il proposto ha presentato ricorso per cassazione lamentando la mancanza di attualità della sua pericolosità sociale e contestando la mancata valorizzazione della buona condotta carceraria serbata durante la lunga detenzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso in materia di prevenzione è ammesso solo per violazione di legge e non per vizi di motivazione. Inoltre, la condotta corretta in carcere non cancella la presunzione di pericolosità derivante dal radicato inserimento in un sodalizio mafioso. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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La Corte d'Appello aveva revocato misure di prevenzione personale e la confisca di beni, tranne per un immobile intestato a un terzo interessato. Questo terzo ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo di aver acquistato l'immobile con mezzi propri. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il difensore del terzo interessato non aveva una `procura speciale` valida e specifica per quel procedimento di impugnazione. La procura presentata era generica e priva di data, rendendola insufficiente per l'impugnazione. Pertanto, il ricorso non è stato esaminato nel merito.
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Un uomo ha subito la condanna penale per la violazione del Daspo urbano dopo aver violato il divieto di accesso emesso dal Questore per la piazza antistante una clinica medica. Il soggetto esercitava abusivamente l'attività di parcheggiatore, ostacolando l'accesso e la libera fruizione degli spazi pubblici da parte degli utenti della struttura sanitaria. L'imputato ha contestato la legittimità del provvedimento amministrativo, sostenendo l'assenza di motivazioni concrete circa la propria pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna penale. I giudici hanno chiarito che il decreto del Questore era pienamente legittimo e motivato, poiché la condotta molesta e reiterata del parcheggiatore abusivo limitava la libertà di circolazione dei cittadini, generando un concreto pericolo per la sicurezza e l'ordine pubblico nell'area interessata.
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Un cittadino sottoposto a sorveglianza speciale con divieto di soggiorno ha chiesto la revoca del divieto per fatti nuovi durante il giudizio di appello. Il Tribunale e la Corte di Appello hanno sollevato un conflitto negativo, negando entrambi la propria competenza a decidere sulla richiesta. La Corte di Cassazione ha risolto il contrasto stabilendo che la competenza appartiene alla Corte di Appello. Quando la misura di prevenzione personale è oggetto di impugnazione e il giudizio di secondo grado è ancora pendente, la richiesta di modifica o revoca spetta esclusivamente al giudice d'appello e non al tribunale di primo grado.
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L'Imputato contesta la sentenza di condanna sollevando censure sull'identificazione di polizia, sulle circostanze attenuanti e sul conteggio temporale degli obblighi imposti. In particolare, il soggetto deduce l'interruzione della misura di prevenzione personale a causa della carcerazione preventiva subita durante il medesimo periodo. I Giudici di legittimità dichiarano inammissibile il ricorso. La Corte chiarisce che la custodia cautelare non equivale all'esecuzione di una pena detentiva definitiva e non produce gli effetti estintivi invocati rispetto alla misura di prevenzione personale. Il ricorrente subisce la condanna al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro.
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Un automobilista subisce una condanna penale per essersi messo alla guida con patente revocata molti anni prima, avendo ricevuto dalla Questura un avviso orale semplice. I giudici di merito ritengono integrato il reato speciale previsto dal codice antimafia per chi viola i divieti durante una misura di prevenzione. L'imputato ricorre in Cassazione contestando la natura del provvedimento del Questore. La Suprema Corte accoglie il ricorso e annulla la sentenza senza rinvio per insussistenza del fatto. Il tema centrale riguarda il rapporto tra guida senza patente e avviso orale privo di prescrizioni aggiuntive. Tale invito non costituisce una vera misura restrittiva e la revoca della patente non derivava affatto dall'avviso, degradando l'episodio a mero illecito amministrativo.
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Il Sottoposto richiedeva la revoca con effetto retroattivo di una misura di prevenzione personale a seguito di una sopravvenuta assoluzione irrevocabile in un processo penale. La Corte di Appello rigettava l'istanza, evidenziando che l'assoluzione riguardava solo uno dei molteplici elementi che giustificavano la misura. Il Sottoposto ricorreva in Cassazione lamentando una violazione di legge. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che nei procedimenti di prevenzione il ricorso è limitato alla sola violazione di legge e non può riguardare l'adeguatezza della motivazione, salvo il caso di motivazione del tutto inesistente o apparente. Il ricorrente è stato condannato alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale per quattro anni nei confronti di un soggetto indiziato di appartenere alla 'ndrangheta. Il ricorrente contestava la violazione del principio del ne bis in idem, poiché un precedente tentativo di applicazione della misura era stato rigettato nel 2003. I giudici hanno chiarito che il divieto di doppio giudizio opera "rebus sic stantibus" e non impedisce una nuova valutazione se emergono elementi successivi o non valutati in precedenza. Nel caso di specie, i nuovi procedimenti penali a carico del proposto, relativi a fatti fino al 2016, e la successiva irrevocabilità di una condanna per concorso esterno hanno pienamente giustificato il riconoscimento della sua persistente e attuale pericolosità sociale. Il ricorso è stato quindi rigettato.
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La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino contro l'applicazione delle misure di prevenzione personali, nello specifico la sorveglianza speciale per un anno con cauzione. Il provvedimento si fondava sui numerosi precedenti per reati contro il patrimonio (furto, rapina, estorsione) commessi tra il 2017 e il 2020, che dimostravano come l'uomo vivesse abitualmente con i proventi di attività illecite. La difesa contestava l'inquadramento della pericolosità sociale e la carenza di motivazione. La Suprema Corte ha chiarito che, in materia di misure di prevenzione, il ricorso in Cassazione è limitato alla sola violazione di legge. Nel caso specifico, i giudici di merito hanno ampiamente e logicamente motivato la persistenza e l'attualità della pericolosità del soggetto, rendendo legittima l'applicazione della misura restrittiva.
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