Definizione
È una classificazione del reato di spaccio di droga che prevede pene meno severe. Si applica quando i fatti sono considerati di minima gravità, tenendo conto della quantità di droga, delle modalità di spaccio e dei mezzi usati.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 53 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 90% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 2%
- Rigettato 8%
- Inammissibile 90%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 784%
- Penale Sez. 412%
- Penale Sez. 64%
Precedenti più richiamati
- Cass. 7464/2019in 4 provvedimenti
- Cass. S.U. 51063/2018in 22 provvedimenti
- Cass. 12551/2023in 3 provvedimenti
- Cass. 39977/2013in 3 provvedimenti
- Cass. 1428/2017in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna inflitta a un imputato per detenzione di marijuana, rigettando la richiesta di applicare l'attenuante speciale della lieve entità stupefacenti. L'uomo custodiva un quantitativo corrispondente a 585 dosi singole e aveva commesso il reato mentre si trovava già sottoposto al regime della detenzione domiciliare. I giudici hanno chiarito che il beneficio dell'ipotesi lieve richiede una valutazione globale di tutti gli elementi dell'illecito. Nel caso esaminato, l'elevato numero di dosi ricavabili e la violazione della misura domiciliare pregressa evidenziano una gravità concreta che impedisce di qualificare l'azione come di ridotta offensività.
Continua »
L'Imputata ha subito una condanna per il reato di lieve entità stupefacenti. La difesa ha presentato ricorso per cassazione contestando l'utilizzo delle dichiarazioni spontanee rese subito dopo i fatti, la ricostruzione della colpevolezza e l'entità della pena inflitta. I giudici supremi hanno respinto ogni contestazione dichiarando il ricorso inammissibile. Il verbale con le dichiarazioni spontanee era infatti entrato nel fascicolo processuale con il pieno consenso delle parti. La richiesta di rivalutare le prove e riscrivere i fatti è vietata nel giudizio di legittimità. Infine, le critiche alla sanzione erano generiche e prive di confronto con la motivazione dei giudici territoriali. La ricorrente deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese processuali.
Continua »
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio nei confronti di un imputato trovato in possesso di oltre 50 grammi di cocaina pura all'80%. La difesa chiedeva di riconoscere l'attenuante della lieve entità stupefacenti per ridurre la sanzione. I giudici hanno respinto la richiesta, evidenziando che l'elevata purezza della sostanza avrebbe permesso di ricavare ben 268 dosi da immettere sul mercato. La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile poiché riproponeva questioni di merito già respinte nei precedenti gradi di giudizio, condannando l'imputato alle spese legali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per detenzione illecita di droga, respingendo la richiesta difensiva di riqualificare il reato nell'ipotesi autonoma di lieve entità stupefacenti. I giudici di merito hanno escluso la minore gravità del fatto a causa della contemporanea detenzione di sostanze eterogenee, ovvero cocaina e marijuana, nonché del quantitativo consistente di droga pesante, da cui erano ricavabili ben centoventisette dosi medie. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice non può valutare la lieve entità basandosi solo su dati statistici relativi al peso, ma deve esaminare tutti gli elementi dell'azione. L'imputato perde definitivamente il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Un individuo è stato condannato per detenzione di quasi un chilo di eroina. La sua difesa ha chiesto di classificare il fatto come "lieve entità stupefacenti" a causa della bassa percentuale di principio attivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la detenzione non rientrava nella "lieve entità stupefacenti", considerando il quantitativo totale, il numero di dosi ricavabili, le modalità della condotta e la recidiva specifica dell'imputato. L'individuo deve pagare le spese processuali e un'ammenda.
Continua »
L'Imputato propone ricorso per ottenere la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità stupefacenti, contestando il diniego delle attenuanti generiche. Le forze dell'ordine hanno sequestrato oltre 19.000 dosi medie singole di hashish e 1.300 dosi di marijuana. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. L'ingente quantitativo di droga possiede un valore assorbente ed esclude categoricamente l'attenuante della minima offensività, rendendo legittima la pena inflitta e condannando il ricorrente al pagamento delle spese.
Continua »
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato da un imputato condannato per detenzione illecita di droga. La difesa contestava il mancato riconoscimento della lieve entità stupefacenti, sostenendo che i giudici di merito avessero errato nella qualificazione del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: la presenza di ben 238 dosi singole di hashish costituisce un dato quantitativo insuperabile, idoneo da solo a escludere la fattispecie attenuata in assenza di altri elementi favorevoli. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese del giudizio oltre a tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
L'Imputato deteneva diverse tipologie di sostanze illecite, nello specifico cocaina e hashish suddivisi in numerosi involucri. I giudici di merito hanno condannato l'uomo per detenzione illecita, escludendo l'ipotesi attenuata. L'Imputato ha proposto ricorso sostenendo che la sola cocaina dovesse essere considerata per consumo personale e rientrare nella fattispecie di lieve entità stupefacenti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che la valutazione della condotta deve essere globale e unitaria. Non è consentito frazionare le diverse sostanze per ottenere un trattamento di favore quando l'organizzazione complessiva dimostra una rilevante capacità di smercio.
Continua »
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per spaccio di droga in concorso. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento dell'ipotesi di lieve entità stupefacenti e il calcolo della pena inflitta. I giudici di merito avevano accertato una complessa operazione criminale transfrontaliera, gestita da più soggetti con ruoli ben distinti, oltre al notevole dato quantitativo e qualitativo della sostanza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. L'atto difensivo si limitava a richiedere una nuova valutazione dei fatti senza formulare critiche giuridiche mirate. L'Imputato ha perso definitivamente il giudizio ed è stato condannato al pagamento delle spese legali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Lavoratore condannato per coltivazione e detenzione di marijuana a fini di spaccio. Il Lavoratore chiedeva il riconoscimento della "lieve entità stupefacenti" del fatto, l'attenuante della speciale tenuità del lucro e l'esclusione della recidiva. La Suprema Corte ha rigettato tutte le richieste, confermando la sentenza della Corte d'Appello. Ha ribadito che per la "lieve entità" si devono valutare tutti gli elementi del reato, come quantità e modalità di preparazione, e che la recidiva è giustificata dalla pericolosità sociale del reo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per **spaccio di droga di lieve entità** (cocaina e hashish). L'imputato contestava la mancanza di prove oltre le intercettazioni telefoniche, la mancata qualificazione del reato come di "lieve entità" e il diniego delle attenuanti generiche. La Cassazione ha confermato che le intercettazioni, se ben motivate, possono bastare come prova. Ha ribadito che la reiterazione dello spaccio, anche di piccole quantità, impedisce la classificazione di "lieve entità" se inserita in una rete più ampia. Ha inoltre ritenuto corretta la motivazione sul diniego delle attenuanti. Il ricorso è stato respinto, confermando la condanna.
Continua »
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato contro la sentenza di secondo grado che aveva escluso la fattispecie di lieve entità stupefacenti. Le autorità avevano sequestrato all'uomo quantitativi differenti di sostanze illecite, tra cui cocaina con un tasso di purezza pari a circa l'81% e hashish, idonei a confezionare 320 dosi della prima e 80 della seconda. I giudici hanno chiarito che il beneficio dell'ipotesi attenuata richiede una valutazione globale e che anche un solo elemento negativo preponderante, come l'elevata concentrazione di principio attivo o la pluralità di droghe detenute, ne impedisce l'applicazione. L'uomo subisce la conferma della condanna ordinaria per spaccio e il pagamento delle spese.
Continua »
Un imputato ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello di Milano. L'impugnazione contestava la determinazione della pena e il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità stupefacenti. I giudici di secondo grado avevano motivato in modo logico e coerente il diniego del beneficio. L'atto di ricorso dell'imputato si è limitato a doglianze generiche senza spiegare i presunti errori della decisione precedente. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. Di conseguenza, i giudici hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Un soggetto deteneva cocaina suddivisa in 76 involucri per un peso complessivo di oltre 42 grammi. I giudici di merito hanno negato la riqualificazione del reato nella fattispecie di minore gravità. L'imputato ha presentato ricorso per ottenere la fattispecie di lieve entità stupefacenti, contestando la valutazione della corte territoriale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il ricorrente ha proposto censure di merito non consentite davanti ai giudici di legittimità, i quali non possono rivalutare le prove. La quantità della sostanza e il suo frazionamento giustificano pienamente il reato ordinario più grave.
Continua »
L'Imputato ha proposto ricorso per contestare la mancata applicazione della fattispecie di lieve entità stupefacenti stabilita dall'art. 73, comma 5, del Testo Unico in materia di sostanze stupefacenti. I giudici di merito hanno accertato una condotta illecita continuativa, caratterizzata da una struttura organizzata e da cessioni ripetute. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché l'atto chiedeva un riesame dei fatti non consentito ai giudici di legittimità. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha disposto il versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende a carico dell'interessato.
Continua »
L'Imputato è stato condannato per plurimi episodi di acquisto, detenzione e cessione di droga. Ha proposto ricorso lamentando la mancata applicazione della circostanza della lieve entità stupefacenti e contestando la ricostruzione dei fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso si limitava a riprodurre le stesse contestazioni già respinte in appello, richiedendo una nuova valutazione delle prove non consentita in sede di legittimità. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per detenzione di oltre 260 grammi di cocaina, suddivisa in decine di involucri. La difesa richiedeva il riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità stupefacenti. Tuttavia, i giudici hanno confermato che il quantitativo rilevante della sostanza, la suddivisione in dosi pronte per lo spaccio, il possesso di un bilancino di precisione e di materiale per il confezionamento escludono la minore gravità del fatto. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna della ricorrente, condannandola anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall'Imputato contro la condanna per reati in materia di droga. La difesa contestava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità stupefacenti. I giudici hanno confermato la decisione precedente, evidenziando che la suddivisione della droga in panetti, la quantità e la qualità della sostanza, insieme al ruolo dell'uomo emerso dal luogo dell'arresto, escludono l'applicazione della minore gravità. Inoltre, la recidiva è stata correttamente applicata a causa dei precedenti penali specifici dell'uomo. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
L'Imputato è stato condannato per detenzione di marijuana dopo il ritrovamento di quattro buste di droga in un giardino condominiale chiuso. Solo una busta recava le sue impronte digitali, per un peso inferiore a cento grammi. L'Imputato ha richiesto l'applicazione della circostanza della lieve entità stupefacenti, sostenendo che la restante droga appartenesse ad altri. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che il contesto complessivo, caratterizzato da un nascondiglio comune e dall'assenza di segni distintivi sulle confezioni, dimostra un accordo tacito tra i detentori. Di conseguenza, la gravità complessiva dell'azione esclude la lieve entità stupefacenti, confermando la condanna e l'applicazione della recidiva a causa dei numerosi precedenti penali dell'uomo.
Continua »
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due soggetti condannati per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità stupefacenti. I ricorrenti avevano contestato la rilevanza penale della condotta, sostenendo si trattasse di uso personale, e la misura della pena inflitta. La Suprema Corte ha stabilito che tali contestazioni riguardano il merito della vicenda e non possono essere esaminate in sede di legittimità, confermando le condanne e sanzionando i ricorrenti con il pagamento delle spese e di una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »