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Libertà Vigilata

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Provvedimenti

Pericolosità sociale: quando la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga della misura di sicurezza. La valutazione della pericolosità sociale, basata su un passato criminale grave e legami attuali con l'ambiente mafioso, è stata ritenuta logica e ben motivata, superando le dichiarazioni di dissociazione dell'interessato.
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Pericolosità sociale: quando è legittima la misura?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto contro l'ordinanza che ne confermava la pericolosità sociale e la misura di sicurezza della libertà vigilata. La Corte ha ritenuto corretta la valutazione del Tribunale di Sorveglianza, basata sui gravi precedenti penali per associazione mafiosa, sulla lunga durata del vincolo con il clan di appartenenza e sul suo re-inserimento nello stesso contesto territoriale e familiare, respingendo la richiesta di una nuova valutazione dei fatti.
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Pericolosità sociale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per associazione mafiosa, confermando la sua pericolosità sociale e la misura della libertà vigilata. La decisione si basa sui gravi precedenti, sui legami persistenti con il clan e sull'assenza di un'attività lavorativa, ritenendo l'appello una mera richiesta di riesame del merito.
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Concordato in appello: limiti al ricorso Cassazione
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce l'inammissibilità del ricorso avverso una sentenza emessa a seguito di 'concordato in appello' (art. 599-bis c.p.p.). La Corte ha stabilito che l'accordo sulla pena implica la rinuncia ai motivi di merito, precludendo la possibilità di sollevare in sede di legittimità questioni relative al vizio di motivazione o alla sussistenza del reato. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile, con condanna dei ricorrenti alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Pericolosità sociale: motivazione apparente annulla misura
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che applicava una misura di sicurezza basata sulla pericolosità sociale di un individuo. La Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale di Sorveglianza 'apparente' e generica, poiché fondata su informative di polizia non circostanziate e sulla gravità di reati passati, senza un'analisi concreta e attuale degli elementi che dimostrassero un effettivo pericolo. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio che dovrà basarsi su prove concrete e non su mere presunzioni.
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Competenza misure di sicurezza: chi decide?
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di giurisdizione tra un Tribunale e un Magistrato di Sorveglianza. La sentenza stabilisce che la competenza per le misure di sicurezza personali spetta in via funzionale ed esclusiva alla magistratura di sorveglianza. Questa decisione chiarisce che, in materia di esecuzione di misure come la libertà vigilata, la competenza specialistica del Magistrato di Sorveglianza prevale sulla regola generale che individua come competente il giudice che ha emesso la sentenza.
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Pericolosità sociale: quando il lavoro non basta
La Cassazione ha confermato la misura della libertà vigilata per un individuo, ritenendo attuale la sua pericolosità sociale nonostante avesse un lavoro e avesse cambiato residenza. La decisione si basa sulla gravità del reato pregresso e sui legami non recisi con un'organizzazione criminale, elementi che prevalgono sugli aspetti positivi presentati dal ricorrente.
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