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Intercettazioni 'inter alios'

Definizione

Registrazioni di conversazioni tra altre persone ('inter alios' significa 'tra altri'), in cui si parla dell'indagato senza che lui sia presente. Hanno un forte valore probatorio.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Intercettazioni tra terzi: il silenzio non salva il fornitore
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per Il Fornitore, accusato di aver venduto una pistola a un esponente della criminalità organizzata. La difesa contestava la mancanza di prove fisiche dell'arma e l'assenza di riscontri esterni alle conversazioni registrate. La Suprema Corte ha stabilito che le intercettazioni tra terzi, registrate regolarmente a loro insaputa, costituiscono una fonte diretta di prova e non necessitano di riscontri esterni per fondare la colpevolezza dell'indagato, purché siano valutate con criteri di linearità logica. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la misura cautelare per Il Fornitore.
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Carcere o libertà: quando bastano i gravi indizi di colpevolezza
Il Tribunale della Libertà confermava la custodia in carcere per un indagato accusato di aver finanziato un tentativo di importazione di cocaina dal Sudamerica. La difesa contestava l'identificazione dell'uomo, indicato nelle intercettazioni come "zio Natale", e l'assenza di gravi indizi di colpevolezza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per l'applicazione di una misura cautelare non serve la prova schiacciante del reato, ma bastano gravi indizi di colpevolezza, intesi come elementi che fondano una qualificata probabilità di responsabilità. Le intercettazioni tra terzi sono valide prove dirette se chiare e coerenti. Di conseguenza, l'indagato resta in carcere.
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Custodia Cautelare Associazione Mafiosa: Valide le prove indirette
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di una misura di custodia cautelare per associazione mafiosa nei confronti di un soggetto accusato di aver ripreso il suo ruolo direttivo in un clan dopo la scarcerazione. Le prove principali consistevano in intercettazioni di conversazioni tra altri affiliati che parlavano di lui come del capo. La Corte ha stabilito che queste intercettazioni 'indirette' costituiscono gravi indizi di colpevolezza e non necessitano di ulteriori riscontri esterni, a differenza delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia. È stata inoltre ribadita la forte presunzione di pericolosità sociale che giustifica il carcere per questo tipo di reato, respingendo il ricorso dell'indagato.
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