L'Imputato, condannato per oltre 2.500 cessioni di cocaina a venti acquirenti tra il 2017 e il 2021, ha proposto ricorso in Cassazione. La difesa ha lamentato il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, sostenendo che l'uomo avesse spacciato unicamente per sfamare la propria famiglia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che lo stato di formale incensuratezza e la giustificazione economica sono incompatibili con l'enorme volume di droga venduto, l'elevata disponibilità finanziaria dimostrata e la totale assenza di un lavoro lecito. Di conseguenza, la condanna a cinque anni di reclusione e 18.000 euro di multa è stata confermata, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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