Definizione
L'atto con cui una persona prende il controllo materiale ed esclusivo di un bene, sottraendolo a chi lo deteneva prima.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 119 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 77% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 7%
- Rigettato 16%
- Inammissibile 77%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 764%
- Penale Sez. 519%
- Penale Sez. 217%
Precedenti più richiamati
- Cass. 22908/2015in 3 provvedimenti
- Cass. 4868/2021in 7 provvedimenti
- Cass. 11135/2017in 13 provvedimenti
- Cass. 35006/2010in 4 provvedimenti
- Cass. 15584/2021in 17 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
L'Imputato ha sottratto denaro e un telefono cellulare a una persona mediante minaccia. Il giorno successivo, l'uomo ha restituito l'intera refurtiva tramite un conoscente. Davanti ai giudici, la difesa ha invocato l'istituto della desistenza volontaria nella rapina per escludere la consumazione del delitto. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi e ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il delitto si perfeziona nel momento esatto in cui l'agente sottrae i beni con violenza o minaccia. Di conseguenza, la restituzione avvenuta il giorno seguente rappresenta un mero ripensamento tardivo. Tale condotta non cancella l'illecito già commesso. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha imposto il pagamento delle spese processuali con un'ammenda.
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Un individuo ha strappato un telefono cellulare a una vittima. È stato inseguito dalla vittima e da altre persone, poi fermato dai Carabinieri. Durante la fuga, l'imputato ha nascosto il telefono, che è stato successivamente recuperato da un terzo e restituito al proprietario. La Corte di Cassazione ha confermato che si trattava di un *furto con strappo consumato*. Ha stabilito che il reato è completo anche se il possesso del bene è stato breve e interrotto, purché l'autore abbia avuto una disponibilità autonoma, anche momentanea, del bene. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile.
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L'Inquilino di un immobile in affitto ha usufruito per mesi dell'energia elettrica collegandosi al contatore del Vicino tramite cavi volanti. La difesa ha sostenuto che l'imputato non avesse eseguito personalmente l'allaccio abusivo e ha contestato la violazione tra l'accusa iniziale e la condanna. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il reato di **furto di energia elettrica** si configura infatti anche senza la manomissione fisica diretta del contatore. È sufficiente l'uso consapevole e prolungato della corrente altrui senza sostenerne i costi. Di conseguenza, il condannato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Un Lavoratore di un supermercato ha sottratto merce, superando le casse senza pagare. Quando un addetto alla sicurezza ha tentato di fermarlo, il Lavoratore ha usato violenza per assicurarsi la fuga con la refurtiva. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per rapina impropria consumata. Ha ribadito che per la rapina impropria non è necessaria la contestualità tra sottrazione e violenza, né l'effettivo impossessamento del bene, ma basta che la violenza sia usata per garantirsi il possesso o l'impunità. Il ricorso del Lavoratore è stato dichiarato inammissibile.
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Un soggetto e il suo complice hanno sottratto della merce all'interno di un esercizio commerciale sotto il costante controllo dell'addetto alla sicurezza. All'intervento dell'operatore, gli autori hanno esercitato violenza e minacce per garantirsi la fuga e il bottino. La difesa ha sostenuto l'ipotesi di tentativo per mancanza di autonomo impossessamento. La Corte di Cassazione ha invece confermato il delitto consumato di rapina impropria. I giudici hanno chiarito che la semplice sottrazione della merce perfeziona il reato nel momento in cui segue l'aggressione, rendendo irrilevante la presenza vigile della sicurezza. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Due individui sono stati condannati per furto aggravato in un negozio di lusso. Hanno usato una borsa schermata per eludere i sistemi antitaccheggio. Il personale di sicurezza, insospettito, ha allertato le forze dell'ordine, che li hanno fermati fuori dal negozio, trovando la merce rubata. I ladri hanno sostenuto si trattasse solo di un tentativo di furto, citando la sorveglianza costante. La Cassazione ha confermato la condanna per furto consumato, stabilendo che un breve ma effettivo controllo della merce, anche sotto sorveglianza, costituisce un furto completato, poiché l'intervento non è stato immediato.
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Le forze dell'ordine hanno fermato un uomo dopo aver asportato la spazzola del tergicristallo da un'automobile parcheggiata in strada. Il tribunale ha condannato l'imputato per il delitto di furto aggravato dalla pubblica fede. La Corte di Appello ha poi riqualificato il fatto in danneggiamento e ha dichiarato l'assoluzione per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura Generale, annullando la decisione. I giudici hanno chiarito che staccare un componente per appropriarsene costituisce furto e non semplice danneggiamento. Di conseguenza, i limiti di pena del furto aggravato escludono l'applicazione della particolare tenuità.
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La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di **delitto di furto** avvenuto presso un Ecocentro, dove una persona era stata condannata per furto consumato. La difesa sosteneva si trattasse di furto tentato. La Suprema Corte ha confermato la condanna, ribadendo un principio fondamentale: il furto è considerato consumato nel momento in cui l'agente acquisisce la disponibilità materiale del bene rubato. Questo vale anche se il possesso è temporaneo o se l'agente viene subito costretto ad abbandonare la refurtiva. Solo un intervento immediato che impedisce qualsiasi controllo effettivo sull'oggetto qualifica il reato come tentato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Un imputato ha sottratto due auto parcheggiate in strada, spostandole e ri-parcheggiandole altrove, sempre su pubblica via. Ha sostenuto che si trattasse di tentato furto, non di furto consumato, poiché non aveva acquisito un controllo definitivo sui veicoli. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il furto è consumato quando il ladro prende il controllo materiale del bene, anche se temporaneamente e se lo sposta in un altro luogo pubblico. Lo spostamento delle auto ha dimostrato l'effettivo impossessamento.
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La Cassazione ha annullato una sentenza di assoluzione per un caso di furto con destrezza. L'Imputata aveva sottratto un portafoglio a La Vittima all'interno di un'auto, simulando di far cadere il contenuto di una borsa per poi raccoglierlo. Il Tribunale aveva escluso l'aggravante della destrezza, ritenendo si trattasse di mera approfittazione di disattenzione. La Suprema Corte ha invece stabilito che il giudice di merito deve valutare se la manovra dell'Imputata fosse stata intenzionale per eludere la sorveglianza, rinviando il caso per un nuovo giudizio sulla sussistenza del furto con destrezza.
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Due persone hanno prelevato merce da un supermercato, nascondendola e superando le casse senza pagare. Fermati da un addetto alla sicurezza, uno dei due ha usato minacce e violenza per fuggire. Il Tribunale aveva qualificato il fatto come tentativo di rapina impropria, ritenendo che la costante sorveglianza avesse impedito la perdita di controllo sulla merce. La Corte di Cassazione ha invece chiarito che la rapina impropria consumata si perfeziona con la sola sottrazione, anche senza il completo impossessamento, se seguita da violenza per assicurarsi il bene o l'impunità. Ha quindi riqualificato il reato come rapina impropria consumata.
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L'Imputato ha manomesso uno sportello bancomat appartenente a un istituto di credito, bloccando il meccanismo di uscita del denaro per appropriarsi di sessanta euro. Sorpreso dalle forze dell'ordine, ha opposto resistenza ed è successivamente diventato latitante. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto pluriaggravato e resistenza a pubblico ufficiale. La Suprema Corte ha precisato che la remissione di querela presentata da un cliente dell'istituto non estingue il reato, in quanto l'unica persona offesa della somma sottratta dallo sportello è la banca. Inoltre, il risarcimento del danno ai fini dell'estinzione del reato deve essere tempestivo, spontaneo e indirizzato alla reale vittima prima dell'apertura del dibattimento di primo grado. Il furto è stato ritenuto consumato poiché l'Imputato ha conseguito un'autonoma disponibilità della refurtiva. Il ricorso è stato rigettato.
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L'imputata ha prelevato dei beni dagli scaffali di un esercizio commerciale per un valore di circa 147 euro. Ha superato la barriera delle casse ed è stata fermata dai vigilanti in prossimità dell'uscita. Per scappare, ha spintonato la guardia e il direttore. La difesa ha sostenuto che il fatto costituisse solo un tentativo, in quanto la sorveglianza continuativa non le aveva permesso di acquisire l'autonomo possesso della merce. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che la rapina impropria si considera consumata con la semplice sottrazione della merce. L'intervento della vigilanza impedisce l'impossessamento definitivo, ma non cancella la sottrazione già avvenuta. L'uso della violenza per guadagnare la fuga perfeziona il reato consumato. La condanna resta confermata.
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L'Imputato è stato condannato per il reato di rapina impropria per aver sottratto dei beni e usato violenza subito dopo, nonostante l'intervento del proprietario avesse impedito il definitivo impossessamento della refurtiva. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo di riqualificare il fatto in tentativo di rapina. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per la consumazione della rapina impropria è sufficiente la semplice sottrazione della merce, mentre non occorre che l'autore acquisisca il possesso pacifico e definitivo del bene. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato a carico di un soggetto che chiedeva la riqualificazione dell'accusa in tentativo. L'uomo ha sottratto un bene e si è dato alla fuga. I Carabinieri sono intervenuti casualmente subito dopo e hanno recuperato la refurtiva. La Suprema Corte ha chiarito il confine tra furto consumato e tentato furto: il conseguimento dell'autonoma disponibilità della refurtiva, anche solo per brevissimo tempo, perfeziona il reato in forma piena. Il recupero immediato e fortuito da parte delle forze dell'ordine non trasforma il delitto in semplice tentativo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Un uomo ha strappato con violenza l'orologio dal polso di un passante per poi darsi alla fuga a piedi. I testimoni e la polizia hanno bloccato il fuggitivo nell'immediatezza, recuperando la refurtiva. La difesa ha chiesto di qualificare l'azione come reato tentato, sostenendo che l'uomo non avesse mai ottenuto il pieno possesso del bene. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi difensiva. I giudici hanno chiarito che il furto con strappo si considera consumato nel momento stesso in cui il colpevole sottrae l'oggetto e scappa. La successiva cattura e la restituzione dell'orologio non degradano il fatto a semplice tentativo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato la condanna dell'imputato.
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Una cliente ha asportato alcuni capi di abbigliamento da un esercizio commerciale dopo aver forzato e spezzato i dispositivi antitaccheggio. La donna è poi uscita dal locale superando la sorveglianza diretta. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato, respingendo la richiesta di considerare l'azione un semplice tentativo. I giudici hanno chiarito che la rottura delle placche protettive integra la violenza sulle cose. Inoltre, il superamento dell'uscita del negozio, anche per breve tempo, determina la piena disponibilità della refurtiva e perfeziona il reato nella forma consumata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Un uomo strappava una collana dal collo della vittima e, dopo aver acquisito il controllo autonomo del bene, spingeva con violenza la persona offesa per fuggire. La difesa contestava la qualificazione giuridica, chiedendo di derubricare il fatto a mero tentativo di rapina propria. La Corte di Cassazione ha confermato la configurabilità del reato di rapina impropria consumata. I giudici hanno chiarito che l'impossessamento della refurtiva si era già perfezionato prima della condotta violenta, rendendo il reato pienamente consumato. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna inflitta a un individuo per rapina impropria consumata. La difesa sosteneva che il reato andasse qualificato come semplice tentativo, in quanto la costante vigilanza del personale di sicurezza aveva impedito l'acquisizione di una piena e autonoma disponibilità dei beni sottratti. I Supremi Giudici hanno respinto questa tesi e hanno dichiarato inammissibile il ricorso. Per la consumazione della rapina impropria è sufficiente l'avvenuta sottrazione del bene, unita all'uso immediato di violenza o minaccia per garantirsi la fuga o l'impunità. Il controllo della vigilanza o l'immediato abbandono della refurtiva non degradano la condotta a reato tentato.
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L'imputato si introduce nell'appartamento della persona offesa e sottrae vari beni, abbandonandoli poi nel giardino durante la fuga. La difesa sostiene che la condotta integri solo un reato tentato, poiché la refurtiva non ha mai superato i confini della proprietà. I giudici di merito condannano l'uomo per reato consumato. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile e conferma la responsabilità per furto in abitazione consumato: per perfezionare il crimine basta acquisire la disponibilità autonoma dei beni, anche se per breve tempo e all'interno dello stesso immobile.
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