Definizione
L'Imposta Comunale sugli Immobili, una tassa sulla proprietà immobiliare che in passato era dovuta ai Comuni, poi sostituita da altre imposte come l'IMU.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 47 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 58% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 58%
- Rigettato 33%
- Estinto 9%
Provvedimenti per anno
2019
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 587%
- Civile Sez. 69%
- Civile Sez. 14%
Precedenti più richiamati
- Cass. 18565/2009in 3 provvedimenti
- Cass. 5769/2018in 4 provvedimenti
- Cass. 16280/2017in 3 provvedimenti
- Cass. 1121/2023in 3 provvedimenti
- Cass. 15566/2010in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso riguardante l'ICI terreni edificabili. Un proprietario terriero aveva ricevuto avvisi di accertamento da un Comune per omessa dichiarazione e versamento dell'ICI su terreni divenuti edificabili dopo l'approvazione di un nuovo piano regolatore. Il proprietario, qualificandosi come imprenditore agricolo professionale, sosteneva che i terreni mantenessero la loro natura agricola e fossero esenti dall'imposta. La Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, confermando che i terreni posseduti e condotti da un IAP, sui quali persiste l'utilizzo agro-silvo-pastorale, non sono considerati edificabili ai fini ICI, anche se il piano regolatore li designa come tali. Il proprietario non doveva quindi l'ICI contestata.
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Un Contribuente ha impugnato avvisi di accertamento per l'ICI, sostenendo di non aver mai ricevuto la notifica della rendita catastale relativa al suo immobile, attribuita dopo il 1° gennaio 2000. La Commissione Tributaria Regionale aveva parzialmente accolto l'appello solo sulle sanzioni, confermando l'imposta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente. Ha stabilito che gli atti di attribuzione o modifica della rendita catastale, successivi al 1° gennaio 2000, sono efficaci solo dopo la loro notifica. Senza la notifica rendita catastale, l'imposta non era dovuta.
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Un'Azienda ha contestato un avviso di accertamento ICI per il 2007, riguardante terreni di sua proprietà classificati in parte come agricoli e in parte come industriali-estrattivi. L'Azienda sosteneva l'esenzione per i terreni agricoli e contestava la qualificazione come aree edificabili per quelli estrattivi, oltre al valore attribuito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che i terreni destinati ad attività estrattiva, pur con edificabilità limitata a fabbricati strumentali, sono considerati aree edificabili ai fini ICI su aree estrattive. Il valore attribuito dal Comune è stato ritenuto legittimo. L'Azienda ha perso e dovrà pagare le spese.
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La Corte di Cassazione ha esaminato un caso riguardante l'ICI terreni edificabili. Alcuni proprietari contestavano avvisi di accertamento ICI, sostenendo che i loro terreni fossero agricoli e non edificabili. Il Comune li considerava edificabili in base al Piano Regolatore Generale. Dopo aver perso nei gradi precedenti, i proprietari hanno presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante il processo, hanno rinunciato al ricorso perché un giudice amministrativo aveva già deciso sull'edificabilità dell'area. La Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio e ha disposto la compensazione delle spese legali.
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Un Comune ha emesso un avviso di accertamento ICI per il 2010 a carico di un'Azienda. L'Azienda aveva modificato la categoria catastale del suo immobile da D/8 a E/8 nel 2012, ritenendo tale variazione retroattiva e quindi esente da ICI per il 2010. La Commissione Tributaria Regionale aveva accolto la tesi dell'Azienda, riconoscendo l'efficacia retroattiva della variazione catastale per correzione di errori. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la retroattività variazione catastale si applica solo per errori materiali. Poiché il precedente classamento non era un errore materiale, la variazione non ha efficacia retroattiva. Il Comune ha vinto, e la causa tornerà in appello.
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Tre fratelli hanno ereditato tre immobili contigui, stabilendo ciascuno la propria residenza anagrafica in uno di essi e concedendo l'uso gratuito delle quote degli altri due immobili agli altri fratelli. Il Comune ha emesso avvisi di accertamento ICI per le quote non adibite ad abitazione principale dal singolo proprietario. La Commissione Tributaria Regionale aveva riconosciuto l'esenzione ICI abitazione principale, basandosi su una "realtà sostanziale". La Corte di Cassazione ha cassato questa decisione. Ha ribadito che l'esenzione si applica solo se il proprietario e il suo nucleo familiare risiedono e dimorano stabilmente in quella specifica unità immobiliare. Non si estende a quote di immobili usate da parenti collaterali. Il ricorso del Comune è stato accolto.
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Un Contribuente ha cercato di ottenere l'esenzione ICI fabbricati rurali per un immobile, sostenendo che la sua richiesta di riconoscimento della ruralità avesse efficacia retroattiva. L'Azienda (il Comune) aveva emesso un avviso di accertamento per ICI non versata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Contribuente. Ha stabilito che l'efficacia retroattiva quinquennale per il riconoscimento della ruralità è valida solo se la domanda di variazione catastale è stata presentata entro il termine ultimo del 30 settembre 2012. Poiché la domanda del Contribuente è stata presentata nel febbraio 2014, oltre la scadenza, l'esenzione non gli spettava.
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Un contribuente ha contestato un avviso di accertamento ICI per il 2003, sostenendo di non dover pagare l'imposta su immobili già consegnati a terzi tramite contratti preliminari di vendita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che il contratto preliminare, anche con consegna anticipata, non trasferisce la proprietà. Il promissario acquirente è solo un detentore qualificato, mentre l'obbligo di pagare l'ICI rimane in capo al proprietario venditore. La sentenza chiarisce la responsabilità fiscale in caso di ICI e contratto preliminare.
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La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di **tassazione terreni edificabili** per l'ICI. Alcuni proprietari contestavano gli avvisi di accertamento del Comune, che considerava i loro terreni edificabili anziché agricoli. La controversia era sorta a seguito di una variante al Piano Regolatore Generale che aveva inserito i terreni in zona residenziale. Dopo vari gradi di giudizio, e una sentenza del TAR Veneto che confermava l'edificabilità, i contribuenti hanno rinunciato al ricorso in Cassazione. La Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, con compensazione delle spese legali tra le parti, a causa della rinuncia.
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Un proprietario di terreni agricoli ha contestato gli avvisi di accertamento ICI/IMU, sostenendo l'esenzione ICI terreni agricoli e la ruralità dei fabbricati. Egli aveva affittato i terreni al figlio, coltivatore diretto, e si era cancellato dall'elenco degli imprenditori agricoli per prepensionamento. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di esenzione per i terreni, affermando che l'agevolazione spetta solo a chi conduce direttamente il fondo e trae dal lavoro agricolo l'esclusiva fonte di reddito. Ha anche ribadito che la ruralità dei fabbricati dipende dalla classificazione catastale. Tuttavia, la Corte ha accolto il motivo relativo all'omessa pronuncia sul valore dei fondi, rinviando la causa per una nuova valutazione.
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L'Amministrazione Comunale ha chiesto il pagamento dell'ICI per il 2005 a L'Azienda Costruttrice, relativa a un terreno divenuto inedificabile ma inserito in un programma di compensazione urbanistica. L'Amministrazione riteneva che il diritto edificatorio compensativo rendesse il terreno tassabile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione. Ha stabilito che le aree inedificabili, anche se oggetto di compensazione urbanistica, non sono soggette all'ICI, poiché il diritto edificatorio non è un diritto reale sul terreno e non costituisce presupposto impositivo per l'ICI aree inedificabili. L'Azienda Costruttrice ha vinto, non dovendo pagare l'imposta.
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Un Comune ha contestato a un Ente per le Case Popolari l'esenzione ICI per alloggi assegnati, sostenendo che l'Ente non aveva comunicato biennalmente la situazione reddituale degli assegnatari, come richiesto da una legge regionale. Il Comune riteneva che questa omissione facesse perdere il diritto all'esenzione ICI alloggi popolari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune. Ha stabilito che l'esenzione dipende solo dalla regolare assegnazione dell'alloggio. Le norme regionali che impongono obblighi di comunicazione o prevedono la decadenza dall'assegnazione non possono influenzare le agevolazioni fiscali, che sono materia di legislazione statale. Spetta al Comune dimostrare l'irregolarità dell'assegnazione per negare l'esenzione.
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Un'Impresa ha contestato un avviso di accertamento ICI del Comune di Asti per il 2007. L'Impresa aveva acquistato un fabbricato con cortili, che intendeva demolire per costruire un nuovo insediamento commerciale. Il Comune ha tassato i cortili come "aree edificabili", mentre l'Impresa li considerava "pertinenze" esenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Impresa. Ha stabilito che i cortili avevano perso il loro "vincolo pertinenziale" e dovevano essere considerati "aree edificabili" già dal 2007. Questo avveniva perché esistevano atti urbanistici e permessi che dimostravano l'intenzione irreversibile di demolire e ricostruire. La sentenza conferma la legittimità della "Tassazione aree edificabili" in presenza di un chiaro progetto di trasformazione urbanistica.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Contribuente che contestava l'applicazione dell'ICI da parte di un Comune. Il Contribuente chiedeva l'agevolazione ICI immobili inagibili, presentando dichiarazioni sostitutive e perizie tecniche. La Commissione Tributaria Regionale aveva negato la riduzione, ritenendo insufficienti le prove. La Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente, affermando che la dichiarazione sostitutiva è un mezzo di prova valido per l'agevolazione ICI immobili inagibili. Il giudice di merito deve valutare attentamente tutta la documentazione prodotta. La sentenza è stata cassata e rinviata per un nuovo esame delle prove sull'inagibilità.
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La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un Comune e dell'Agenzia delle Entrate che avevano emesso un avviso di accertamento ICI e un atto di attribuzione di rendita catastale per un'area portuale in concessione. Il Concessionario ha contestato tali atti perché non aveva ricevuto la `notifica rendita catastale`. La Corte ha confermato che la `notifica rendita catastale` è obbligatoria per il concessionario, in quanto intestatario catastale e soggetto passivo dell'imposta. Il mancato invio di questa notifica rende l'atto impositivo illegittimo. La Corte ha rigettato i ricorsi del Comune e dell'Agenzia delle Entrate, confermando l'annullamento dell'accertamento fiscale.
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Un Comune ha richiesto a un'Azienda Energetica il pagamento dell'ICI per una centrale idroelettrica, basandosi su una rendita catastale attribuita successivamente. L'Azienda contestava la retroattività di tale rendita. La Corte di Cassazione ha stabilito che la rendita catastale, una volta notificata, ha efficacia retroattiva per gli anni d'imposta ancora accertabili, poiché ha natura dichiarativa. Tuttavia, ha escluso le sanzioni amministrative per l'Azienda a causa dell'obiettiva incertezza normativa dell'epoca sui criteri di calcolo per le centrali. L'Azienda deve pagare l'imposta, ma senza sanzioni.
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La Corte di Cassazione ha esaminato un caso riguardante l'applicazione dell'ICI area edificabile. Un Ente Impositore aveva emesso avvisi di accertamento ICI per un terreno di una Contribuente, classificato nel Piano Regolatore Generale come area edificabile da urbanizzare, nonostante fosse gravato da un vincolo di rimboschimento. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato gli avvisi, ritenendo che il vincolo escludesse l'edificabilità. La Cassazione ha invece stabilito che l'inserimento nel P.R.G. come area edificabile rende il terreno soggetto all'ICI, anche in presenza di un vincolo di rimboschimento che ne limita solo il valore, non la sua natura edificatoria. La sentenza della CTR è stata cassata e rinviata per un nuovo giudizio.
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Un Comune ha effettuato un Accertamento ICI su una centrale idroelettrica per gli anni 2007-2008, utilizzando un criterio di rendita presunta, nonostante l'immobile fosse in categoria F/4 (senza rendita) e l'Azienda avesse presentato una DOCFA. L'Azienda ha contestato l'operato del Comune. La Corte di Cassazione ha stabilito che, a partire dal 2007, i Comuni non possono più usare il criterio della rendita presunta per immobili industriali non accatastati. La base imponibile deve essere determinata dalle scritture contabili o dalla rendita attribuita dall'Agenzia delle Entrate, con efficacia retroattiva dalla data della DOCFA. La Corte ha annullato la sentenza precedente, accogliendo parzialmente il ricorso dell'Azienda e rinviando il caso per una nuova determinazione dell'imposta.
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I Contribuenti hanno impugnato un avviso di accertamento per il pagamento dell'ICI del 2011 su alcuni immobili. Sostenevano di avere diritto all'esenzione ICI fabbricati rurali grazie all'accatastamento in categoria D/10, avvenuto successivamente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei Contribuenti. I giudici hanno chiarito che, per ottenere il riconoscimento retroattivo della ruralità dell'immobile ai fini fiscali, la domanda di variazione catastale doveva essere presentata entro il termine perentorio del 30 settembre 2012. Avendo i Contribuenti presentato la richiesta solo il 23 novembre 2012, l'istanza è stata considerata tardiva. Di conseguenza, l'effetto retroattivo dell'esenzione non può essere applicato per l'anno d'imposta 2011. I Contribuenti perdono la causa e sono condannati a pagare le spese di giudizio.
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Un Comune ha emesso avvisi di accertamento per il pagamento dell'imposta sugli immobili nei confronti di un comproprietario di nove fabbricati. Il contribuente ha richiesto l'esenzione ICI fabbricati rurali, sostenendo la natura rurale degli immobili. Per alcuni anni ha fatto valere una variazione catastale presentata nel 2010, mentre per un anno precedente ha invocato una ruralità di fatto basata sull'affitto a una cooperativa agricola. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune. I giudici hanno stabilito che la retroattività delle variazioni catastali non è automatica e che, per i fabbricati non iscritti in catasto, spetta al contribuente dimostrare rigorosamente i requisiti di ruralità. La sentenza impugnata è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame.
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