Definizione
Il termine gravame viene utilizzato come sinonimo di impugnazione o, con significato più specifico, per indicare un particolare tipo di impugnazione, che mira al completo riesame della controversia, in modo da giungere ad un nuovo giudizio in sostituzione di quello contenuto nella sentenza impugnata, ritenuto ingiusto. Presupposto del gravame è la soccombenza e non la denuncia di un vizio della sentenza. Lo scopo è quello di provocare un nuovo giudizio. I gravami devono essere distinti dalle azioni di impugnativa, che sono rimedi attraverso i quali si denunciano i vizi della sentenza, su istanza della parte soccombente. Queste mirano all'accertamento dell'esistenza del vizio e nel caso alla eliminazione della sentenza viziata, riservando ad una seconda fase la sostituzione di questa. La distinzione fra fase rescindente e rescissoria è molto forte. Esempio di gravame nel nostro ordinamento giuridico è l'appello, che mira ad un nuovo esame della controversia di primo grado, mentre il ricorso in Cassazione, rientra nello schema delle azioni di impugnativa. La distinzione non è tuttavia così netta tanto che oggi i due istituti tendono ad aver gli uni alcuni elementi degli altri. Inoltre l'appello risulta molto più complesso, assorbendo anche funzioni di richiesta di annullamento. Si può dire che, nel ramo penale, la funzione effettiva di gravame nel nostro ordinamento è svolta da due particolari figure di impugnazione, che non presuppongono motivazioni o vizi: si tratta dell'opposizione a decreto penale e del riesame di misura cautelare.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 1.532 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 53% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 28%
- Rigettato 14%
- Inammissibile 53%
- Estinto 1%
- Altro 3%
Provvedimenti per anno
2019
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 770%
- Civile Sez. 517%
- Civile Sez. Lavoro14%
Precedenti più richiamati
- Cass. S.U. 27199/2017in 31 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un ente datoriale ha impugnato la decisione di merito che lo obbligava a pagare l'indennità per contratti a termine illegittimi e le spese di lite. La Corte d'Appello aveva leggermente ridotto l'importo risarcitorio dovuto al dipendente, ma aveva addossato le spese legali all'ente. Il datore di lavoro ha presentato ricorso per Cassazione, sostenendo di non essere soccombente dopo lo sconto sul debito. I giudici supremi hanno respinto la tesi datoriale. Il creditore che vede riconosciuto il proprio diritto, anche per una somma inferiore a quella iniziale, non perde la causa. Le spese di lite seguono il risultato globale del giudizio e non spettano alla parte che subisce la condanna principale.
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Un imputato ha presentato ricorso per cassazione contestando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e lamentando un difetto di motivazione nella sentenza di secondo grado. La Corte d'Appello aveva motivato la scelta negativa evidenziando i numerosi precedenti penali a scopo di lucro del soggetto, tra cui una condanna specifica commessa pochissimi mesi prima del fatto giudicato. I Supremi Giudici hanno confermato la piena legittimità di tale percorso argomentativo. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità delle censure difensive, le quali non contrastavano concretamente i fatti descritti nella sentenza impugnata. L'imputato ha subito la condanna definitiva al pagamento delle spese legali processuali oltre a una sanzione di tremila euro destinata alla Cassa delle ammende.
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Un'Azienda venditrice ha agito contro un'Azienda acquirente per il pagamento o la restituzione di una pala meccanica, oltre a un risarcimento danni. Il Tribunale ha accolto la richiesta di restituzione e risarcimento, ritenendo esistente un "giudicato sulla proprietà" del bene. La Corte d'Appello ha escluso tale giudicato, riformando la decisione. L'Azienda venditrice ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rilevato l'inammissibilità dei motivi, specificando che l'omesso esame deve riguardare fatti storici decisivi, non eccezioni o questioni giuridiche. Ha anche notato la tardività di un'eccezione. La Cassazione ha rinviato il ricorso a nuova udienza pubblica, non accogliendo la proposta di inammissibilità immediata.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato la decisione di una commissione tributaria regionale sull'**accertamento di valore immobiliare** di un immobile destinato a residenza studentesca. L'Agenzia aveva stimato un valore superiore a quello dichiarato dal contribuente per imposte di registro e ipocatastali. La commissione regionale aveva ridotto il valore accertato, accogliendo in parte l'appello del contribuente e la sua perizia. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, confermando la validità della valutazione della commissione regionale. Questa valutazione si basava sui coefficienti di ragguaglio applicati dal contribuente, ritenuti corretti per la specifica tipologia immobiliare. Il contribuente ha vinto la causa.
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La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una proprietaria che contestava il perfezionamento notifica di un atto giudiziario. La proprietaria aveva presentato un appello tardivo contro una sentenza che riconosceva l'usucapione di un terreno a favore di un Condominio. Sosteneva che la notifica fosse viziata perché il plico postale era stato restituito dopo dieci giorni anziché rimanere in giacenza per sei mesi. La Corte ha ribadito che per il notificante il perfezionamento notifica avviene con la produzione in giudizio dell'avviso di ricevimento della raccomandata informativa, indipendentemente dal ritiro del destinatario. L'appello è stato dichiarato inammissibile.
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Due proprietarie subiscono danni da infiltrazioni d'acqua causate dal lavaggio dell'androne condominiale, attività svolta da un'altra condomina tramite terzi. Il Tribunale aveva escluso la **responsabilità del committente** della condomina, ritenendo che non fosse responsabile per azioni non compiute personalmente. La Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che il committente risponde dei danni causati dai suoi incaricati, anche senza prova di colpa diretta, purché il danno sia legato all'incarico. La Corte ha rinviato il caso al Tribunale per una nuova valutazione.
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La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale in materia di **nullità avviso di accertamento**. Un Contribuente aveva contestato in appello la validità di un avviso fiscale per mancanza della delega di firma. La Commissione Tributaria Regionale aveva accolto questa eccezione. La Suprema Corte ha invece stabilito che l'eccezione di nullità dell'atto impositivo, essendo un'eccezione in senso stretto, deve essere sollevata già nel primo grado di giudizio. Non è ammissibile proporla per la prima volta in appello. La Corte ha quindi accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, cassando la sentenza impugnata e rigettando il ricorso originario del Contribuente.
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Un'Azienda Fornitrice ha ottenuto un decreto ingiuntivo per il pagamento di pasti forniti. L'Azienda Cliente e il suo Rappresentante si sono opposti, ma il Tribunale e la Corte d'Appello hanno rigettato la loro richiesta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Azienda Cliente, ribadendo che il giudice di merito valuta la `non contestazione del credito`. La sentenza ha evidenziato che l'Azienda Cliente non ha specificamente contestato di aver ricevuto le forniture, rendendo il credito dell'Azienda Fornitrice provato per mancata opposizione ai fatti.
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Un professionista ha ottenuto un decreto ingiuntivo per compensi di mediazione. Il cliente, rimasto contumace in appello, è stato condannato al pagamento. Il cliente ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo la tardività dell'impugnazione fosse giustificata dalla mancata notifica al contumace della sentenza non definitiva e dalla decorrenza del termine breve dalla notifica della sentenza esecutiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività. Ha stabilito che la notifica al contumace della sentenza non definitiva non è obbligatoria e che il termine breve per impugnare si applica solo se la contumacia è involontaria, cosa non avvenuta poiché la notifica iniziale era valida.
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L'Azienda ha impugnato un avviso di pagamento TARI per il 2014, sostenendo che alcune aree non fossero imponibili. La Commissione Tributaria Regionale ha respinto l'appello, ritenendolo inammissibile per un "mero rinvio" ai motivi di primo grado. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda. Ha stabilito che l'onere di specificazione dei motivi di appello è assolto anche con un rinvio, se questo si combina con una chiara critica alla sentenza impugnata. La sentenza precedente è stata cassata e la causa rinviata per un nuovo esame della Contestazione TARI.
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La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di Responsabilità per difetto di manutenzione corsi d'acqua. La vicenda è nata dallo straripamento di un torrente che causò il decesso di una persona. Il Comune di Poggio Imperiale, condannato in primo grado al risarcimento, ha contestato la propria legittimazione passiva, sostenendo che la manutenzione era di fatto svolta da un Consorzio di Bonifica. Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche aveva erroneamente dichiarato inammissibile questa censura. La Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, chiarendo la distinzione tra legittimazione passiva e solidarietà passiva, e ha rinviato la causa per un nuovo esame della questione.
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I Proprietari hanno subito danni al loro appartamento a causa di una colata di acqua e fango. Questo evento è avvenuto per la modifica del naturale scolo delle acque. L'Ente Pubblico, proprietario del terreno superiore, e L'Azienda, che ha eseguito lavori, sono stati ritenuti responsabili. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno condannato entrambi al risarcimento danni per alterazione scolo acque. L'Azienda ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo la responsabilità esclusiva dell'Ente Pubblico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la valutazione dei fatti spetta ai giudici di merito. Ha ribadito la corresponsabilità de L'Azienda per le opere che hanno alterato il deflusso idrico.
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La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una professionista che non aveva versato i contributi alla Gestione Separata INPS, sostenendo un reddito inferiore a 5.000 euro. La Corte d'Appello aveva dichiarato inammissibile il ricorso dell'INPS. La Cassazione ha cassato questa decisione, ribadendo che l'Obbligo contributivo professionisti alla Gestione Separata sussiste anche per redditi inferiori a tale soglia, se l'attività è abituale. La sentenza ha rinviato la causa per accertare la natura abituale o occasionale dell'attività.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un occupante contro la sentenza che lo condannava per l'occupazione abusiva immobile di un garage in comproprietà. L'occupante aveva installato un impianto di sorveglianza e si rifiutava di rilasciare lo spazio. Dopo la condanna in primo grado e la conferma in appello, il suo ricorso alla Suprema Corte è stato respinto perché presentato oltre i termini legali, anche considerando le sospensioni dovute all'emergenza sanitaria. L'occupante ha perso definitivamente e dovrà pagare le spese legali.
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Un cittadino del Ghana ha chiesto il riconoscimento protezione umanitaria, ma i giudici di merito hanno respinto la sua domanda. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché il richiedente chiedeva una nuova valutazione dei fatti, cosa non consentita in Cassazione. Inoltre, la nuova legge sulla protezione umanitaria (d.l. 130/2020) non si applicava al suo caso, poiché il giudizio di appello era già pendente prima dell'entrata in vigore della norma, secondo le disposizioni transitorie.
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Un Lavoratore ha ottenuto un decreto ingiuntivo per il pagamento di un Premio aziendale di rendimento. L'Azienda si è opposta, ma i giudici di merito hanno confermato il diritto del Lavoratore, ritenendo il premio legato alla sola previsione in bilancio. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha chiarito che il Premio aziendale non è automatico. La sua erogazione dipende dal raggiungimento di specifici obiettivi aziendali e dalla discrezionalità dell'Azienda. La sentenza sottolinea l'importanza di interpretare correttamente i contratti collettivi.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un'Azienda condannata a pagare una penale per il Ritardo consegna lavori in un appalto pubblico. L'Azienda contestava la motivazione della sentenza d'appello e l'applicazione della sanzione. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la validità della motivazione per relationem e l'infondatezza delle contestazioni sui ritardi. L'Azienda deve quindi sostenere le spese legali e un ulteriore contributo unificato.
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Un lavoratore, impiegato con contratti a termine da un Comune per la gestione di un'emergenza sismica, ha chiesto la reintegrazione e il risarcimento danni dopo la cessazione del rapporto, sostenendo l'illegittimità della decisione comunale. Il Tribunale ha riconosciuto un risarcimento. La Corte d'Appello ha confermato, ma la Cassazione ha accolto il ricorso del Comune. La Suprema Corte ha ritenuto la sentenza d'appello nulla per "motivazione per relationem" (motivazione per rinvio). Il giudice d'appello aveva infatti aderito acriticamente alla decisione di primo grado, senza esaminare adeguatamente i motivi di gravame. La Cassazione ha cassato la sentenza e rinviato la causa ad una diversa composizione della Corte d'Appello.
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Un Cittadino subisce il protesto illegittimo di un assegno smarrito, nonostante avesse denunciato il fatto. Ottenuto il risarcimento in primo grado, la Corte d'Appello compensa le spese legali, giustificando la decisione con l'improcedibilità del gravame. La Cassazione accoglie il ricorso del Cittadino, stabilendo che la mera improcedibilità non costituisce una 'grave ed eccezionale ragione' per la compensazione spese legali. La sentenza annulla la decisione e rinvia il caso per un nuovo esame, riaffermando il diritto al rimborso delle spese per chi ha avuto ragione.
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La Cassazione ha chiarito un importante principio sulla validità notifica atto amministrativo. Un Lavoratore aveva contestato una cartella esattoriale per una multa stradale, ottenendo l'annullamento perché la notifica del verbale era avvenuta al portiere senza la raccomandata informativa. Il Comune aveva appellato, ma il Tribunale aveva respinto l'appello per violazione del divieto di ius novorum (nuove argomentazioni in appello). La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Comune, ribadendo il principio iura novit curia: il giudice deve sempre applicare la legge corretta, anche se le parti la indicano solo in appello. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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