Definizione
Un approccio alla giustizia che si concentra sulla riparazione del danno causato dal reato, promuovendo il dialogo tra la vittima, il reo e la comunità.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 114 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 49% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 14%
- Rigettato 33%
- Inammissibile 49%
- Altro 4%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 142%
- Penale Sez. 730%
- Penale Sez. 228%
Precedenti più richiamati
- Cass. S.U. 5166/2025in 16 provvedimenti
- Cass. 25367/2023in 10 provvedimenti
- Cass. 6595/2023in 12 provvedimenti
- Cass. 646/2023in 5 provvedimenti
- Corte cost. 128/2025in 5 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale a carico del liquidatore di una società a responsabilità limitata dichiarata fallita. L'imputato si era appropriato di ingenti somme societarie per sanare debiti personali, approfittando delle preoccupazioni di un collaboratore aziendale. La difesa ha eccepito l'inutilizzabilità delle dichiarazioni rese da tale collaboratore, nel frattempo deceduto, e ha contestato la genuinità degli estratti conto bancari. La Suprema Corte ha giudicato infondati i motivi di ricorso. I giudici hanno chiarito che la responsabilità penale poggia in modo autonomo sulle ammissioni dello stesso imputato e sulle risultanze contabili dei conti correnti bancari. Inoltre, la Corte ha respinto la richiesta della specifica attenuante per la giustizia riparativa, poiché la difesa non ne aveva fatto formale richiesta durante il giudizio di appello.
Continua »
La Corte d'Appello condannava un uomo a due anni e due mesi di reclusione per violenza sessuale aggravata ai danni di una ragazza minorenne. La difesa proponeva ricorso per cassazione contestando la qualificazione del reato consumato e opponendosi al rigetto dell'istanza di invio ai centri di mediazione. L'imputato sosteneva che la legge consenta l'accesso a tali percorsi per ogni tipo di delitto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha confermato la condanna. I giudici hanno chiarito che nei reati sessuali l'accesso ai percorsi di giustizia riparativa non costituisce un automatismo. Il giudice deve salvaguardare la persona offesa ed escludere il pericolo di vittimizzazione secondaria, mentre chi presenta l'istanza deve dimostrare l'utilità concreta del percorso rieducativo.
Continua »
L'Imputato ha concordato una pena per la detenzione illecita di oltre cinque chilogrammi di hashish mediante patteggiamento. Successivamente, la difesa ha proposto ricorso per cassazione lamentando vizi di motivazione sull'eventuale proscioglimento, la mancata concessione delle attenuanti, l'omesso avviso sull'accesso ai percorsi di giustizia riparativa e l'imprecisione nei limiti della pena sostitutiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. Il ricorso contro patteggiamento incontra precisi limiti di legge, che escludono censure sul merito e sulla mancata informazione sui programmi riparativi, la cui attivazione resta discrezionale e priva di sanzioni di nullità. L'Imputato deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Due imputati formulavano continue pretese di denaro e minacce di ritorsione ai danni di titolari e lavoratori di un'azienda, prospettando danneggiamenti ai veicoli aziendali qualora non avessero acquistato la loro protezione. I giudici territoriali condannavano entrambi per il delitto di estorsione. I responsabili ricorrevano in Cassazione lamentando l'assenza di minacce concrete, chiedendo l'attenuante della lieve entità e pretendendo la sospensione del giudizio per intraprendere un percorso di giustizia riparativa. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, confermando le condanne e comminando una sanzione pecuniaria aggiuntiva. I giudici hanno chiarito che l'estorsione non richiede l'azzeramento totale della libertà decisionale della vittima e che i percorsi riparativi non sospendono i processi per reati procedibili d'ufficio.
Continua »
Un intermediario presenta diverse vittime a un prestatore di denaro a tassi illeciti, dissuadendole dal rivolgersi alle banche e gestendo i pagamenti. L'uomo sostiene di aver agito per spirito d'aiuto e senza ricavare guadagni, invocando il favoreggiamento reale e la sospensione del processo per accedere alla giustizia riparativa. La Corte di Cassazione respinge il ricorso e dichiara la condanna definitiva a due anni di reclusione. I giudici confermano il pieno concorso nel reato di usura: chi agevola l'accordo illecito risponde del delitto anche senza percepire un profitto diretto. Inoltre, trattandosi di un illecito perseguibile d'ufficio, la richiesta di conciliazione riparativa non può sospendere il processo penale.
Continua »
Un detenuto condannato all'ergastolo per omicidio aggravato e associazione mafiosa ha richiesto il permesso premio reati ostativi. Il Magistrato e il Tribunale di Sorveglianza hanno respinto l'istanza. Il condannato ha presentato ricorso per cassazione, evidenziando trent'anni di detenzione esemplare, il compimento di percorsi di studio universitario, la formale dissociazione dal clan e la propria indigenza economica. La Suprema Corte ha respinto definitivamente il ricorso. I giudici hanno chiarito che, anche a seguito delle recenti riforme, il detenuto non collaborante deve dimostrare il risarcimento alle vittime del reato o l'assoluta impossibilità oggettiva di adempiere. Inoltre, la condotta carceraria corretta e la mera dissociazione verbale non bastano: il richiedente deve allegare prove specifiche per escludere collegamenti attuali o pericoli di ripristino dei rapporti con la criminalità organizzata.
Continua »
Una donna condannata a dieci anni di reclusione per violenza sessuale di gruppo ha richiesto l'affidamento in prova al servizio sociale. La condannata ha dedotto di aver risarcito il danno economico alla persona offesa, di aver svolto regolare condotta carceraria fruendo di permessi premio e di aver offerto scuse formali. Il Tribunale di Sorveglianza ha tuttavia respinto la domanda a causa della mancata ammissione dei fatti e dell'assenza di un'autentica revisione critica del proprio operato criminale. La Corte di Cassazione ha confermato il provvedimento di rigetto. Nei reati ostativi gravi, il risarcimento del danno e le scuse generiche per il disagio arrecato non bastano per concedere la misura alternativa se non emerge una presa di coscienza piena e profonda del reato commesso.
Continua »
Un detenuto condannato all'ergastolo ha richiesto la concessione del permesso premio dopo molti anni di reclusione. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto l'istanza evidenziando la persistente pericolosità sociale, la mancata dissociazione dal clan mafioso e l'assenza di un percorso di giustizia riparativa. Il detenuto ha presentato ricorso per cassazione, sostenendo che la buona condotta carceraria e lo scioglimento dell'organizzazione criminale originaria giustificassero il beneficio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la regolare condotta carceraria non basta per ottenere il permesso premio. Serve una reale revisione critica del proprio passato criminale e la prova dell'interruzione effettiva di ogni legame con la criminalità organizzata. Il detenuto è stato quindi condannato al pagamento delle spese legali.
Continua »
Un cittadino condannato per detenzione di un rilevante quantitativo di sostanza stupefacente e possesso di armi ha proposto ricorso in Cassazione. L'imputato contestava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, il rifiuto di accedere al percorso di giustizia riparativa e reati di droga e la mancata derubricazione del fatto in lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che la richiesta di giustizia riparativa non può essere accolta quando la gravità del reato e la pericolosità sociale dell'autore evidenziano un concreto rischio per la salute pubblica. L'uomo aveva infatti già beneficiato in passato dell'affidamento in prova per reati analoghi. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
Continua »
Un cittadino condannato per reati fallimentari ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello emessa in sede di rinvio. Il ricorso contestava il diniego dell'accesso ai programmi di giustizia riparativa e pene sostitutive, come la detenzione domiciliare. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che nei giudizi di rinvio limitati a una specifica aggravante non si possono riaprire questioni generali sul trattamento sanzionatorio per richiedere la giustizia riparativa. Inoltre, il diniego della pena sostitutiva è legittimo se fondato sui precedenti penali e sulla mancanza di ravvedimento, elementi che evidenziano l'assenza di un'efficace prognosi rieducativa. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Il Detenuto chiede di essere ammesso a un percorso di giustizia riparativa. Il Magistrato di sorveglianza rigetta la domanda e il Detenuto presenta reclamo. Il Tribunale invia le carte alla Corte di Cassazione pensando che non esista un reclamo specifico contro questa decisione. La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale: l'impugnazione contro il diniego del percorso di giustizia riparativa deve essere proposta tramite reclamo al Tribunale di sorveglianza e non con ricorso diretto in Cassazione. Questa scelta tutela il doppio grado di giudizio nel merito sulle valutazioni della condotta. Di conseguenza, la Cassazione riqualifica l'atto come reclamo e trasmette il fascicolo al Tribunale competente per l'esame del caso.
Continua »
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale per bancarotta fraudolenta a carico dell'amministratore di fatto di una società fallita, dichiarando prescritto il reato minore di bancarotta semplice. L'imputato gestiva concretamente l'impresa assumendo personale e coordinando la rete commerciale. La Suprema Corte ha tuttavia annullato la decisione di merito nella parte in cui negava all'imputato l'accesso al percorso di giustizia riparativa a causa dell'opposizione della parte civile. I giudici hanno chiarito che il dissenso della persona offesa non costituisce un ostacolo insormontabile all'avvio della mediazione, poiché il percorso può svolgersi anche con una vittima surrogata. I giudici di rinvio dovranno pertanto rivalutare l'ammissione del condannato al programma riparativo, verificandone l'utilità concreta.
Continua »
Un cittadino ha percepito il sussidio economico statale omettendo di dichiarare all'ente previdenziale una condanna definitiva per associazione mafiosa subita nei dieci anni antecedenti. La difesa ha sostenuto la dimenticanza causata dal decorso del tempo, la particolare tenuità del danno economico e ha richiesto misure alternative. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e ha confermato la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione. La Corte ha stabilito che nascondere condanne penali ostative configura pienamente il reato di falsa dichiarazione reddito di cittadinanza con dolo specifico. La presenza di precedenti penali esclude la non punibilità per particolare tenuità e impedisce la sostituzione della pena.
Continua »
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per i reati di rapina aggravata e ricettazione, rigettando il ricorso contro il diniego di accesso a un percorso di giustizia riparativa. I giudici hanno chiarito che l'accesso alla giustizia riparativa non comporta la sospensione del processo per i reati perseguibili d'ufficio. La sospensione processuale spetta esclusivamente per i reati perseguibili a querela soggetta a remissione e su espressa istanza di parte. Inoltre, l'imputato deve dimostrare l'utilità concreta dell'istituto per la definizione del reato e delle sanzioni, senza avanzare istanze generiche o tardive a ridosso della decisione di secondo grado.
Continua »
L'Imputato, condannato a oltre due anni di reclusione per maltrattamenti in famiglia e lesioni contro la compagna, ha proposto ricorso in Cassazione. Il ricorrente ha lamentato il mancato accesso alla giustizia riparativa e il diniego delle pene sostitutive, evidenziando il completamento di un percorso di disintossicazione e la riappacificazione familiare. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile la doglianza sulla giustizia riparativa per difetto di un concreto interesse specifico. Diversamente, i giudici hanno accolto il motivo sulle pene sostitutive, annullando la sentenza con rinvio. La Corte d'Appello dovrà valutare nuovamente la richiesta di lavoro di pubblica utilità, poiché i precedenti penali passati non bastano da soli a negare la misura senza considerare il positivo percorso di recupero dell'imputato e la serenità ritrovata nel nucleo familiare.
Continua »
La Corte d'Appello confermava la condanna di un imputato per usura ed estorsione. I giudici di secondo grado rigettavano la sua richiesta di accesso ai programmi di giustizia riparativa a causa del fermo rifiuto della persona offesa e dell'assenza di strutture territoriali dedicate. L'imputato proponeva ricorso per Cassazione, lamentando l'illegittimità del diniego e contestando le prove a suo carico. La Suprema Corte ha chiarito che l'opposizione della vittima non preclude in assoluto i percorsi riparativi con vittime surrogate. Tuttavia, per i reati procedibili d'ufficio l'istanza non sospende il giudizio né blocca la decisione se formulata genericamente all'udienza finale. I giudici hanno annullato senza rinvio la condanna limitatamente al reato di tentata estorsione per intervenuta prescrizione, confermando la colpevolezza definitiva per usura ed estorsione consumata e rinviando per il ricalcolo della pena.
Continua »
Una lavoratrice ha concluso con successo l'affidamento in prova al servizio sociale e ha chiesto l'estinzione della pena pecuniaria residua a causa di gravi difficoltà economiche. Il Tribunale di sorveglianza ha respinto l'istanza, sostenendo che il reddito documentato non provasse la totale indigenza e lamentando la mancanza di attività riparative. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della condannata, annullando il provvedimento con rinvio. I giudici di legittimità hanno chiarito che si applica la legge vigente al momento dell'ammissione alla misura alternativa, la quale non richiedeva ulteriori percorsi di giustizia riparativa. Inoltre, il giudice deve verificare concretamente la situazione patrimoniale senza pretendere la totale nullatenenza o ulteriori indici di meritevolezza.
Continua »
Un detenuto condannato all'ergastolo per gravi reati di mafia ha richiesto la liberazione condizionale dopo oltre ventisette anni di carcere. Il Tribunale di Sorveglianza ha rigettato l'istanza ritenendo insufficiente il sicuro ravvedimento. Il condannato ha svolto volontariato ed erogato donazioni a una ONLUS, ma senza compiere gesti riparatori verso le vittime dei propri reati o del contesto mafioso. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto del ricorso. I giudici hanno stabilito che la liberazione condizionale richiede indici concreti di una profonda revisione critica. Le generiche opere di beneficenza non bastano per reati di eccezionale gravità se manca una reale attenzione verso le persone offese o le vittime della mafia.
Continua »
Un condannato a trenta anni di reclusione per omicidio ha richiesto l'ammissione alla semilibertà evidenziando il corretto comportamento mantenuto in carcere, lo svolgimento di attività lavorative esterne e l'ottenimento di numerosi permessi premio. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la domanda e la Corte di Cassazione ha confermato il diniego. I giudici hanno chiarito che per ottenere l'ammissione alla semilibertà non è sufficiente la regolare condotta detentiva. Risulta infatti indispensabile una concreta rielaborazione critica del passato, la presa di coscienza delle proprie colpe e un effettivo ravvedimento, dimostrabile anche attraverso il risarcimento del danno verso le vittime. Nel caso specifico, Il Detenuto ha minimizzato le proprie responsabilità e non ha versato neppure una quota del risarcimento dovuto. Pertanto, il ricorso è stato dichiarato infondato con condanna al pagamento delle spese.
Continua »
La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per diversi soggetti accusati del reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Gli imputati contestavano la stabilità del gruppo criminale, la valutazione delle intercettazioni telefoniche e invocavano il divieto di doppio giudizio. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'uso di codici segreti al telefono e il supporto costante alle attività illecite provano la partecipazione all'organizzazione. Inoltre, i giudici hanno escluso violazioni procedurali e l'accesso sospensivo alla giustizia riparativa per reati di questa gravità. Ogni ricorrente dovrà pagare le spese e una sanzione di tremila euro.
Continua »