Definizione
La Fideiussione omnibus è una garanzia personale atipica, disciplinata dagli artt. 1936 e ss. c.c., solo in quanto compatibili con la causa di tale atipico negozio. La fideiussione è stata, dalla pratica bancaria, notevolmente modificata, tanto da non essere più del tutto riconducibile al tipo legale. Questo tipo di fideiussione deriva dalla pratica bancaria, molto criticata per le sue caratteristiche, definite da taluni come vessatorie.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 179 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 36% dei casi il ricorso è stato rigettato.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 19%
- Rigettato 36%
- Inammissibile 30%
- Estinto 2%
- Altro 14%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 353%
- Civile Sez. 143%
- Civile Sez. 64%
Precedenti più richiamati
- Cass. S.U. 41994/2021in 55 provvedimenti
- Cass. 30383/2024in 9 provvedimenti
- Cass. 24380/2024in 7 provvedimenti
- Cass. 24044/2019in 8 provvedimenti
- Cass. 8023/2024in 9 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Una banca richiedeva il pagamento di oltre quattrocentomila euro ad alcuni fideiussori a garanzia dei debiti di una società. I garanti si opponevano contestando la nullità delle fideiussioni per violazione antitrust, nonché l'applicazione di usura e anatocismo sui conti correnti. Dopo il rigetto dell'appello, i fideiussori proponevano ricorso per cassazione, affermando negli atti che la sentenza d'appello era stata loro notificata. Tuttavia, i debitori omettevano di depositare la relata di notifica della decisione impugnata e notificavano il ricorso oltre sessanta giorni dalla pubblicazione del provvedimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto improcedibile, condannando i garanti al pagamento delle spese legali e al raddoppio del contributo unificato, senza esaminare i motivi su fideiussioni e tassi bancari.
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Una banca otteneva un decreto ingiuntivo contro una società debitrice e il suo garante per oltre sessantamila euro. I debitori si opponevano chiedendo il ricalcolo del saldo e la restituzione di presunti addebiti illegittimi su diversi conti correnti. Inoltre, il garante eccepiva la nullità fideiussione omnibus per violazione delle norme antitrust dello schema ABI. I giudici di merito respingevano l'opposizione per difetto di prova: i correntisti non avevano prodotto tutti gli estratti conto né perizie contabili adeguate. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei debitori, confermando che l'illiceità delle clausole modellate sullo schema ABI comporta solo una nullità parziale e non cancella la garanzia, a meno che il garante non dimostri che l'impegno non sarebbe mai sorto senza quelle specifiche clausole vietate.
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Una società di recupero crediti richiede un decreto ingiuntivo contro due garanti per ottenere il pagamento solidale di oltre 73.000 euro. Il giudice emette per sbaglio un ordine rivolto a ciascuno per l'intera somma, raddoppiando l'importo complessivo. La creditrice notifica l'atto senza segnalare l'errore. I garanti propongono opposizione a decreto ingiuntivo contestando l'illegittimità dell'ingiunzione e la validità della fideiussione bancaria. Il Tribunale revoca il decreto, ma la Corte d'Appello condanna i garanti, considerando il termine ciascuno equivalente al vincolo di solidarietà. La Corte di Cassazione sospende la decisione finale. I giudici ravvisano una potenziale distorsione o abuso del processo monitorio commesso dal creditore che sfrutta l'errore giudiziale. La causa passa quindi alla pubblica udienza.
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Una banca otteneva un decreto ingiuntivo contro il garante di una società fallita, chiedendo oltre 36.000 euro in virtù di una fideiussione omnibus. Il garante si opponeva contestando la clausola contrattuale di deroga all'articolo 1957 del codice civile, ricalcata sul modello uniforme vietato dall'Autorità Antitrust. La banca aveva inviato solo una diffida stragiudiziale senza avviare azioni giudiziarie entro sei mesi dal fallimento della debitrice principale. Dopo l'intervento della Cassazione, la Corte d'Appello ha confermato la nullità della clausola derogatoria per violazione delle norme sulla concorrenza. Non avendo promosso un'azione legale tempestiva nei termini di legge, l'istituto di credito è decaduto dalla garanzia. I giudici hanno quindi revocato l'ingiunzione di pagamento e liberato integralmente il fideiussore da ogni debito residuo.
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Un istituto di credito ha richiesto il pagamento di un debito bancario a un garante personale e ha segnalato il suo nominativo alla Centrale Rischi. Il garante ha contestato la richiesta in giudizio. Durante il giudizio di secondo grado, il garante ha sollevato l'eccezione di usura contrattuale sui tassi del conto corrente e la nullità fideiussione bancaria per la presenza di clausole uniformi contrarie alle regole antitrust. La corte territoriale ha dichiarato inammissibili tali questioni considerandole domande nuove tardive. La Corte di Cassazione ha ribaltato la pronuncia e ha stabilito che il giudice d'appello deve sempre esaminare le nullità contrattuali, anche convertendo d'ufficio le domande tardive in eccezioni ammissibili. I giudici supremi hanno accolto il ricorso del garante e hanno rinviato la causa per un nuovo esame.
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La Corte d'Appello di Venezia ha respinto l'impugnazione relativa a un contratto di mutuo contestato per presunto anatocismo derivante dall'ammortamento alla francese. I giudici hanno confermato che il calcolo degli interessi sul capitale residuo non viola il divieto di interessi su interessi. La sentenza ribadisce inoltre la validità delle clausole Euribor quando interpretabili e la necessità di provare l'essenzialità delle clausole nulle nelle fideiussioni ABI per far cadere l'intera garanzia.
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Un istituto bancario ottiene un decreto ingiuntivo contro un garante per oltre 38.000 euro. Il garante propone opposizione e promuove querela di falso contro la fideiussione omnibus, sostenendo di aver firmato un modulo in bianco compilato senza accordi. I giudici di merito respingono la querela di falso: il garante ha sottoscritto un successivo piano di rientro in cui riconosceva la garanzia, eseguendolo anche parzialmente, rendendo superflua una perizia grafica. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del garante. La scelta di non disporre la perizia rientra nella discrezionalità del giudice ed è protetta dalla regola della doppia decisione conforme di merito.
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Una banca chiedeva il pagamento di oltre 233.000 euro al garante di una società debitrice fallita nei pagamenti di vari finanziamenti. La banca agiva in forza di una fideiussione omnibus concessa per un importo massimo di un milione di euro. Il garante si opponeva contestando la nullità del contratto per conformità allo schema ABI vietato dall'Antitrust, la decadenza della banca dal credito e l'alterazione del testo contrattuale. La Corte d'Appello riconosceva la nullità parziale della fideiussione limitatamente alle clausole anticoncorrenziali, ma confermava il debito per la residua parte valida, rigettando le altre doglianze. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del garante. I giudici hanno confermato la validità del debito residuo e respinto le eccezioni tardive, condannando il garante al pagamento integrale del debito e delle spese legali.
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La Corte d'Appello ha esaminato un caso di decadenza fideiussione ex art. 1957 c.c. confermando che, essendo un'eccezione in senso stretto, non può essere rilevata dal giudice se non proposta nei termini processuali. Nonostante il rigetto sul punto, la Corte ha riformato la sentenza per quanto riguarda le spese legali, applicando la compensazione per soccombenza reciproca.
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Due garanti si oppongono a un decreto ingiuntivo richiesto da una società cessionaria del credito bancario. Esse eccepiscono la nullità fideiussione bancaria specifica rilasciata nel 2015 per violazione delle norme antitrust, chiedendo la decadenza della banca per mancata azione tempestiva. Il Tribunale rimette gli atti alle Sezioni Unite tramite rinvio pregiudiziale. La Suprema Corte stabilisce che il provvedimento sanzionatorio del 2005 costituisce solo un indizio, non una prova autosufficiente, per contratti stipulati fuori dal periodo indagato o per garanzie specifiche. Spetta al debitore provare l'effettiva intesa restrittiva. Inoltre, la presenza della clausola a prima richiesta permette alla banca di evitare la decadenza inviando una semplice richiesta scritta, senza dover avviare un giudizio formale entro il termine.
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Due garanti di una società debitrice hanno trasferito la proprietà di alcuni immobili ai propri figli mediante contratti definitivi di compravendita, preceduti da accordi preliminari. L'istituto di credito creditore ha promosso l'azione revocatoria ordinaria per dichiarare tali cessioni inefficaci nei propri confronti. I garanti hanno eccepito la presunta nullità della fideiussione omnibus per violazione delle norme antitrust e hanno contestato l'anteriorità del credito rispetto ai trasferimenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei garanti. I giudici hanno chiarito che l'azione revocatoria richiede solo l'esistenza del debito e non la sua esigibilità. Inoltre, l'intento fraudolento si valuta al momento del contratto preliminare, mentre il danno economico si concretizza con il rogito definitivo. La banca ha così confermato la piena inefficacia degli atti di trasferimento immobiliare.
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Un garante citava in giudizio una banca per ottenere la declaratoria di nullità della garanzia prestata fino a duecentomila euro e contestare la legittimità del recesso dagli affidamenti societari. L'attore sosteneva l'invalidità del contratto e la violazione dei doveri di correttezza da parte dell'istituto di credito. I giudici di merito rigettavano la domanda, accertando la validità del limite contrattuale e la corretta condotta dell'intermediario finanziario a fronte di gravi segnali di insolvenza della debitrice principale. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente le pronunce precedenti, rigettando il ricorso del garante. La decisione chiarisce che la fideiussione bancaria con tetto massimo prefissato è pienamente valida e che grava sul fideiussore l'onere di dimostrare eventuali irregolarità contabili o prassi illegittime una volta che l'istituto ha provato l'esistenza del credito mediante gli estratti conto.
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La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della liberazione del fideiussore. Una garante aveva prestato fideiussione per un'azienda, che poi è diventata inadempiente. La garante ha chiesto la liberazione del fideiussore, sostenendo che il creditore aveva continuato a concedere finanziamenti nonostante il peggioramento delle condizioni economiche del debitore. La Corte ha stabilito che l'onere di provare tale peggioramento e la conoscenza del creditore spetta al garante. Non avendo fornito tale prova, il ricorso della garante è stato dichiarato inammissibile, confermando la sua obbligazione.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale che quello incidentale in una controversia bancaria. La vicenda vedeva alcuni fideiussori, ex soci di una società estinta, contestare un decreto ingiuntivo della banca. Essi lamentavano l'applicazione di interessi usurari, anatocismo e la commissione di massimo scoperto, oltre a difetti di documentazione. La Corte d'Appello aveva già respinto gran parte delle loro doglianze per genericità o mancanza di prove. La Cassazione ha confermato l'inammissibilità dei ricorsi, rilevando che le censure erano troppo generiche e non specificavano adeguatamente i motivi di appello, impedendo una valutazione nel merito. Il principio della fideiussione omnibus, benché contestato, è stato ritenuto valido dalla Corte d'Appello. Le spese sono state compensate.
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Una società e un privato si sono opposti a un decreto ingiuntivo bancario, sostenendo la nullità della fideiussione omnibus. Hanno affermato che la garanzia riproduceva uno schema contrattuale dell'ABI (Associazione Bancaria Italiana) già dichiarato anticoncorrenziale dalla Banca d'Italia. La questione principale era stabilire quale tribunale avesse la competenza per materia e territorio per giudicare la nullità fideiussione antitrust. La Corte di Cassazione ha stabilito che la competenza spetta alla Sezione specializzata in materia di imprese del Tribunale di Napoli, in quanto la controversia implica l'accertamento di una violazione della normativa antitrust e rientra nelle specifiche competenze territoriali previste per tali sezioni.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'Azienda e dai suoi Garanti. Essi contestavano la validità di una fideiussione omnibus, sostenendo che riproducesse il modello ABI 2003, ritenuto anti-concorrenziale dalla Banca d'Italia. La Corte ha respinto il ricorso perché gli appellanti non avevano allegato i testi completi dei contratti di garanzia, impedendo così la verifica della loro conformità al modello contestato. La decisione sottolinea l'importanza dell'autosufficienza del ricorso per la nullità fideiussione omnibus.
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Una banca ha agito per rendere inefficace un fondo patrimoniale costituito da due debitori, i quali avevano garantito i debiti di una società con una fideiussione omnibus. I debitori hanno contestato la validità della fideiussione, sostenendo la sua nullità per violazione delle norme sulle intese anticoncorrenziali (modulo ABI). La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei debitori, poiché non hanno prodotto le prove necessarie (il modello ABI) per dimostrare la **nullità fideiussione bancaria** e non hanno adeguatamente impugnato le motivazioni della sentenza d'appello sull'azione revocatoria.
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I Fideiussori avevano garantito i debiti di una società verso una Banca con una fideiussione omnibus. La Banca ha agito contro di loro per recuperare il credito. I Fideiussori hanno contestato la validità della fideiussione per mancanza di un importo massimo garantito. Il Tribunale ha dato loro ragione, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, ritenendo la garanzia 'autonoma' e quindi non contestabile. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la natura autonoma di una fideiussione non impedisce di contestarne la validità per indeterminatezza dell'oggetto. Ha quindi cassato la sentenza d'appello, rinviando la causa per un nuovo esame della questione della validità della fideiussione omnibus.
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Un Garante si oppone all'ingiunzione di pagamento per oltre 132.000 euro legati a un mutuo aziendale. Il Garante eccepisce la decadenza fideiussione omnibus della banca ai sensi dell'articolo 1957 del codice civile, sostenendo la necessità di un'azione giudiziaria entro sei mesi a causa della nullità antitrust delle clausole di deroga. La Corte di Cassazione affronta il nodo della validità di una semplice richiesta scritta per evitare la decadenza e sospende la decisione, rinviando gli atti alle Sezioni Unite per risolvere il contrasto giurisprudenziale.
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I Garanti hanno impugnato il decreto ingiuntivo con cui la Banca richiedeva il pagamento dei debiti accumulati dalla Società debitrice. I giudici di merito hanno qualificato l'accordo come contratto autonomo di garanzia, confermando la responsabilità dei garanti. I Garanti sono ricorsi in Cassazione, sostenendo che si trattasse di una semplice fideiussione, nulla per violazione della normativa antitrust e decaduta per mancata tempestiva azione della Banca. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la clausola di pagamento a prima richiesta e l'obbligo di pagare anche in caso di opposizione attribuiscono alla garanzia natura autonoma. Di conseguenza, i garanti non possono sollevare le eccezioni del debitore principale né far valere la nullità antitrust senza aver tempestivamente depositato il provvedimento sanzionatorio dell'Autorità Garante.
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