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Fatto Di Lieve Entità

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Provvedimenti

Spaccio di droga: quando il fatto di lieve entità non è riconosciuto
Un soggetto è stato condannato per spaccio di droga e ha presentato ricorso in Cassazione. Chiedeva il riconoscimento del 'fatto di lieve entità', sostenendo che la Corte d'Appello avesse errato nel negare tale attenuante, in quanto marijuana e cannabis sono la stessa cosa e la diversità di sostanze non dovrebbe precludere la qualificazione meno grave. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il 'fatto di lieve entità' si applica solo per condotte di minima offensività, valutando quantità, qualità delle droghe (diverse tipologie come cocaina, marijuana e cannabis), mezzi e circostanze. La detenzione di più tipi di stupefacenti e il possesso di denaro proveniente dallo spaccio escludono la lieve entità. La sentenza conferma il principio di una valutazione unitaria della condotta.
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Fatto di lieve entità nello spaccio: 150 grammi negano lo sconto
L'Imputato è stato condannato per la detenzione di 150 grammi di hashish, suddivisi in due panetti e idonei a ricavare 880 dosi singole. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato rinvio dell'udienza per legittimo impedimento del difensore e richiedendo la riqualificazione del reato come fatto di lieve entità nello spaccio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che, durante la normativa emergenziale, la richiesta di rinvio trasmessa senza istanza di trattazione orale non impedisce lo svolgimento del processo. Inoltre, il rigetto della riduzione di pena è stato confermato non solo per il quantitativo, ma anche per l'assenza di redditi leciti, i contatti consolidati con clienti e fornitori e l'ammissione dell'attività illecita per sanare difficoltà economiche. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: condanna ferma anche al primo giorno
Le forze dell'ordine hanno fermato L'Imputato con 7,5 grammi di cocaina ad elevata purezza. L'Imputato ha ammesso di aver accettato di vendere la droga per conto di terzi dietro compenso di 80 euro al giorno. La difesa ha sostenuto che la sostanza fosse destinata all'uso personale e che l'attività non fosse ancora iniziata. I giudici hanno escluso l'uso personale ma hanno riconosciuto il reato di spaccio di lieve entità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Imputato. I giudici di legittimità hanno confermato la pena superiore al minimo edittale. L'accordo per un compenso giornaliero dimostra infatti una condotta professionale inserita in contesti criminali. L'Imputato deve quindi pagare le spese processuali e la multa inflitta.
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Espulsione dello straniero e spaccio di cocaina: la sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna e la misura di sicurezza della espulsione dello straniero a carico di un cittadino extracomunitario. Le forze dell'ordine avevano sorpreso l'uomo in possesso di 55 grammi di cocaina, suddivisa in ventitré involucri termosaldati pronti allo smercio. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato in fatto di lieve entità ed escludeva la pericolosità sociale. I Supremi Giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso. Il quantitativo rilevante e il confezionamento escludono la lieve entità. Inoltre, la recidiva specifica e l'assenza di legami sul territorio giustificano l'allontanamento forzato dallo Stato.
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Fuga pericolosa e spaccio: la Resistenza a pubblico ufficiale non paga
Due fratelli, fermati dalla polizia, si sono dati a una fuga ad alta velocità, gettando droga dal finestrino e causando un incidente. Sono stati condannati per Resistenza a pubblico ufficiale e detenzione di droga a fini di spaccio. Hanno presentato ricorso, sostenendo che la fuga non fosse resistenza e che la droga fosse per uso personale. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, confermando che la fuga pericolosa costituisce Resistenza a pubblico ufficiale e che la modesta quantità di droga, se suddivisa e in un contesto di fuga, non esclude la destinazione allo spaccio. Entrambi i fratelli sono stati ritenuti responsabili.
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Coltivazione di Cannabis: il fatto di lieve entità non regge in Cassazione
Il Giudice dell'udienza preliminare ha condannato un imputato per furto aggravato e coltivazione di cannabis, applicando la pena su richiesta delle parti (patteggiamento). L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la qualificazione giuridica del fatto relativa alla coltivazione, sostenendo che dovesse rientrare nella fattispecie di "fatto di lieve entità". La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che, in caso di patteggiamento, l'errore nella qualificazione giuridica deve essere "manifesto" per giustificare un ricorso. Nel caso specifico, la coltivazione di oltre 350 piante e 245 germogli, con allacciamento abusivo alla rete elettrica, non permetteva di considerare il fatto di lieve entità. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Fatto di lieve entità e droga: quando la condanna è inevitabile
L'Imputato viene arrestato poiché trovato in possesso di diverse tipologie di sostanze stupefacenti atte a produrre oltre 350 dosi. Durante le indagini offre una collaborazione parziale indicando un nascondiglio di droga, ma omette di rivelare i fornitori principali, informazioni invece fornite dai coimputati. L'Imputato ricorre in Cassazione chiedendo il riconoscimento del fatto di lieve entità e dell'attenuante della collaborazione. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso: per concedere il fatto di lieve entità occorre una valutazione globale di tutti gli elementi, mentre la presenza di droghe eterogenee esclude la minore gravità. Inoltre l'attenuante per la collaborazione richiede la completa ostensione delle notizie note. L'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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Spaccio di Stupefacenti: Intercettazioni Valide, Ricorso Inammissibile
Un Lavoratore è stato condannato per spaccio di stupefacenti, avendo partecipato a un'organizzazione internazionale dedita al traffico di cocaina ed eroina. La Corte d'Appello aveva già ridotto la pena riconoscendo attenuanti generiche. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la validità delle intercettazioni telefoniche come unica prova e chiedendo la riqualificazione del fatto come di lieve entità. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le intercettazioni, sebbene criptiche, fossero state correttamente interpretate alla luce di altre prove e che la richiesta di lieve entità fosse stata sollevata tardivamente o fosse infondata, data la reiterata condotta di intermediazione e i quantitativi non esigui. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali.
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Coltivazione di droga e fatto di lieve entità: ricorso respinto
L'Imputato propone ricorso per contestare la sentenza di appello che ha negato la concessione del fatto di lieve entità per la coltivazione illecita di marijuana. Le autorità avevano sequestrato ben 181 piante, idonee a produrre un quantitativo consistente di sostanza stupefacente. La Suprema Corte dichiara inammissibile l'impugnazione. I giudici evidenziano che il dato quantitativo è un elemento decisivo e assorbente per escludere l'attenuante speciale, a prescindere da ogni altra valutazione sui mezzi adoperati. L'imputato subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità e confessione: no al taglio di pena
L'Imputato è stato condannato per cessione e detenzione di sostanze stupefacenti. Egli ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento dello spaccio di lieve entità e il diniego delle attenuanti generiche. L'Imputato sosteneva di aver reso un'ampia confessione e di aver agito in via del tutto occasionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'attività non era occasionale né di minima importanza, vista la pluralità di cessioni a diversi clienti in un breve arco temporale con un'organizzazione continuativa. Inoltre, la confessione è stata ritenuta una mera scelta tattica per ottenere benefici processuali e non un reale pentimento. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Fatto di lieve entità negato: spaccio continuo e ricorso nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata condannata per spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa contestava il mancato riconoscimento del fatto di lieve entità, sostenendo una diversa interpretazione delle prove raccolte durante il processo. I giudici supremi hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità. La Corte di merito ha correttamente escluso l'attenuante a causa della reiterazione delle cessioni a molteplici acquirenti. Di conseguenza, la condanna è divenuta definitiva con l'ulteriore sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio e condanne passate: l’applicazione della recidiva
Un uomo subisce una condanna per spaccio di lieve entità. La difesa contesta l'applicazione della recidiva sostenendo che i precedenti penali risalgono a molti anni prima e che il tempo trascorso esclude una maggiore pericolosità. I giudici di merito confermano invece l'aggravamento della pena poiché l'imputato deteneva cocaina suddivisa in ovuli e strumenti professionali per il confezionamento. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell'imputato, stabilendo che la presenza di una struttura organizzata dimostra la continuità delinquenziale e giustifica pienamente l'aumento di pena.
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Associazione per traffico di stupefacenti tra negozio e spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di dirigere un gruppo criminale insieme alla consorte. I due utilizzavano un negozio di alimentari come copertura per la detenzione e la cessione continuativa di cocaina. La difesa ha chiesto la riqualificazione della condotta in spaccio di lieve entità, sostenendo l'assenza di una struttura complessa. I giudici hanno respinto la tesi, ribadendo che l'associazione per traffico di stupefacenti sussiste anche con strutture rudimentali, purché garantiscano supporto stabile alle cessioni. L'approvvigionamento settimanale di centinaia di grammi di droga esclude il reato minore. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese.
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Fatto di lieve entità: quantità e dosi bloccano lo sconto
L'Imputato propone ricorso per cassazione contro la condanna per reati in materia di stupefacenti, lamentando il mancato riconoscimento del fatto di lieve entità. I giudici di merito avevano infatti escluso la minima offensività della condotta a causa dell'ingente quantità di droga sequestrata e delle modalità di occultamento e confezionamento, fattori indicativi di una pericolosa capacità di diffusione sul mercato illecito. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando che l'accertamento della lieve entità impone una valutazione complessiva di tutti gli elementi concreti da parte del giudice. L'Imputato perde definitivamente il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese legali del giudizio, oltre a un versamento di tremila euro in favore della cassa delle ammende.
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Spaccio di droga: quando il “fatto di lieve entità” non è riconosciuto
Un Lavoratore, già sottoposto a restrizione domiciliare per spaccio, ricorre contro la condanna per detenzione di cocaina, chiedendo il riconoscimento del fatto di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato la professionalità criminale del Lavoratore, la violazione delle prescrizioni e l'elevata quantità (141 dosi) e purezza (86% di principio attivo) della droga. Questi elementi, uniti alla sua capacità di diffondere sostanze stupefacenti in modo non occasionale, hanno escluso la possibilità di considerare il fatto come di lieve entità.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: ricorso inammissibile
L'Imputato è stato fermato dalle forze dell'ordine con 15 grammi di cocaina nascosti negli slip. Le analisi hanno accertato una purezza del 56,9%, pari a circa 54 dosi personali ricavabili. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità a 8 mesi di reclusione e 1.200 euro di multa. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo una diversa valutazione delle prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, chiarificando che il riesame dei fatti è precluso in sede di legittimità. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e L'Imputato dovrà pagare le spese del procedimento oltre a 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Fatto di lieve entità e droga: quando scatta il rigetto
L'Imputato è stato condannato per detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del fatto di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che il rinvenimento di 150 involucri distinti, contenenti ben 237 dosi medie di cocaina, e la presenza di due recenti precedenti penali specifici a carico dell'Imputato escludono in modo definitivo il fatto di lieve entità. Inoltre, la Cassazione ha ribadito l'impossibilità di svolgere un nuovo esame delle prove in sede di legittimità. A seguito del rigetto del ricorso, L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Fatto di lieve entità nello spaccio: ricorso inammissibile
Un uomo condannato per spaccio di sostanze stupefacenti ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo di riqualificare la propria condotta nell'ipotesi del fatto di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non è possibile richiedere un nuovo esame delle prove materiali già valutate nei gradi di merito. L'attività abituale, la pluralità di droghe gestite, il coinvolgimento di collaboratori e le quantità rilevanti escludono la minore gravità del reato. Inoltre, la concessione delle attenuanti generiche non contrasta con il mancato riconoscimento della lieve entità, trattandosi di giudizi distinti. L'imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: perché 690 dosi escludono lo sconto
Due soggetti, un uomo e una donna, hanno proposto ricorso in Cassazione a seguito della condanna per detenzione di sostanze stupefacenti. La difesa ha richiesto il riconoscimento dello spaccio di lieve entità, oltre al riesame delle attenuanti generiche per l'uomo e l'assoluzione della donna per presunta estraneità ai fatti. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che il possesso di circa 690 dosi medie di crack e la gestione congiunta del denaro provento dell'illecito dimostrano l'inserimento in un traffico ben avviato. Questa circostanza esclude del tutto la minima offensività del fatto, confermando le condanne precedenti.
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Spaccio di sostanze stupefacenti: no all’estraneità della moglie
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputata sosteneva la propria estraneità ai fatti, affermando che la droga e gli strumenti trovati nella casa coniugale appartenessero solo al marito. I giudici hanno confermato la responsabilità della donna sulla base di intercettazioni telefoniche, dell'uso di una linea telefonica dedicata e della sua partecipazione a plurime spedizioni di sostanze illecite. La Suprema Corte ha respinto le richieste di considerare il fatto di lieve entità o la partecipazione di minima importanza. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e la ricorsista deve pagare le spese processuali oltre a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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