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Espiazione di pena

Definizione

Il periodo in cui il condannato sconta la sanzione definitiva stabilita dal giudice in un istituto penitenziario.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Sorveglianza speciale: stop al ricalcolo dopo il carcere
Un uomo sottoposto alla sorveglianza speciale subisce una sospensione della misura per un periodo di custodia cautelare in carcere. Tornato in libertà, l'uomo riprende a subire la misura senza una preventiva rivalutazione della pericolosità sociale. Durante il controllo, le forze dell'ordine contestano violazioni degli orari, minacce con coltello e detenzione illecita di munizioni. La difesa contesta la validità della misura, sostenendo la necessità di un nuovo accertamento della pericolosità dopo il carcere. La Corte di Cassazione respinge il ricorso e conferma la condanna. I giudici chiariscono che solo l'espiazione di pena definitiva impone la verifica della pericolosità, mentre la custodia cautelare mantiene intatta l'esigenza di prevenzione.
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Sorveglianza speciale e carcere: la misura non decade
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino sottoposto a sorveglianza speciale, la cui esecuzione era rimasta sospesa per due anni a causa di una misura cautelare. Il ricorrente sosteneva che il periodo detentivo avesse interrotto l'attualità della sua pericolosità e contestava la ripresa automatica della misura. I giudici hanno chiarito la netta distinzione tra custodia cautelare ed espiazione di una pena definitiva. La custodia preventiva non possiede funzione rieducativa, ma presuppone la persistente pericolosità del soggetto. Di conseguenza, terminata la misura cautelare, la sorveglianza speciale riprende immediatamente il suo corso senza bisogno di un nuovo accertamento d'ufficio.
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Permesso premio negato: senza dieci anni scontati stop al ricorso
Un detenuto condannato a venticinque anni di reclusione per sequestro di persona a scopo di estorsione ha richiesto un permesso premio. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta a causa della mancata espiazione del periodo minimo di dieci anni di carcere e per l'assenza di revisione critica del reato. L'interessato ha proposto ricorso per cassazione lamentando l'omesso aggiornamento della relazione criminologica interna. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: la difesa non ha contestato la carenza del requisito temporale dei dieci anni già scontati, condizione ostativa e inderogabile per legge. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e versare una somma alla Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale: la detenzione non cancella la misura
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Sottoposto, confermando la condanna a otto mesi di reclusione per la violazione degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale. Il ricorrente sosteneva che l'esecuzione della misura di prevenzione, sospesa per oltre due anni a causa della sua detenzione, non potesse riprendere senza una previa rivalutazione della sua pericolosità sociale. La Suprema Corte ha chiarito che l'obbligo di rivalutazione si applica solo se il soggetto è rimasto detenuto in espiazione di pena definitiva per almeno un biennio. Nel caso di specie, la sospensione era dovuta all'applicazione di misure cautelari provvisorie per la commissione di nuovi reati, situazione che non fa venir meno la pericolosità del soggetto né richiede una nuova verifica.
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