Definizione
Soggetto che subentra nei rapporti giuridici attivi e passivi del defunto.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 38 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 39% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 39%
- Rigettato 27%
- Inammissibile 15%
- Estinto 9%
- Altro 9%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 536%
- Civile Sez. 236%
- Civile Sez. 329%
Precedenti più richiamati
- Cass. 3016/2002in 3 provvedimenti
- Cass. 42121/2021in 3 provvedimenti
- Cass. 24163/2013in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di liquidazione per l'imposta di successione legatari. I Contribuenti, inizialmente qualificati come eredi, hanno dimostrato di essere solo legatari. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'avviso, ritenendo che la mera dichiarazione di successione non conferisse la qualità di erede. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia. Ha stabilito che anche i legatari sono soggetti all'imposta di successione per i beni ricevuti. Il giudice tributario, in un giudizio di impugnazione-merito, deve determinare l'importo esatto del tributo, non limitarsi ad annullare l'avviso. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Nel 1997, due persone hanno presentato una denuncia di nuova opera contro una coppia, temendo danni da lavori. I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto la richiesta, dichiarando che i ricorrenti non avevano il diritto di agire (legittimazione attiva) e che uno dei convenuti non poteva essere chiamato in causa (legittimazione passiva). Una dei ricorrenti, anche come erede del fratello defunto, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, senza entrare nel merito, ha disposto la trasmissione del procedimento a una sezione specifica, ritenendo che la causa coinvolgesse questioni di accertamento della qualità di erede e di tutela del possesso.
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Un ex consigliere di amministrazione di una banca ha ricevuto una sanzione amministrativa di 150.000 euro dalla CONSOB per diverse violazioni nelle procedure di gestione degli investimenti e finanziamenti. Dopo che la Corte d'Appello ha confermato la sanzione, l'ex consigliere ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il procedimento, la sua difesa ha documentato il suo decesso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione della sanzione amministrativa per decesso, stabilendo che l'obbligo di pagare la multa non si trasmette agli eredi.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato al Contribuente Originario una **plusvalenza immobiliare non dichiarata** derivante dalla vendita di un terreno edificabile. Dopo il decesso del Contribuente, i suoi Eredi hanno proseguito il contenzioso. Sia la Commissione Tributaria Provinciale che quella Regionale hanno respinto i loro ricorsi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso degli Eredi, annullando la sentenza della Commissione Tributaria Regionale. La Cassazione ha rilevato che la motivazione della sentenza impugnata era "meramente apparente" e incomprensibile, non avendo esaminato adeguatamente le prove e le contestazioni degli Eredi. La causa è stata rinviata a una diversa sezione della Commissione Tributaria Regionale per un nuovo giudizio.
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Un Testatore ha lasciato alla Moglie l'eredità e ai Nipoti una parte della casa di famiglia e una somma di denaro, specificando che l'attribuzione ai Nipoti non doveva superare il 40% del patrimonio totale. La Moglie ha chiesto il rimborso di spese sostenute, sostenendo che i Nipoti fossero eredi e non legatari. I giudici di merito hanno qualificato i Nipoti come legatari. La Cassazione ha cassato la sentenza d'appello, stabilendo che l'indicazione di una percentuale del patrimonio, anche se riferita a beni specifici (institutio ex re certa), può qualificare i beneficiari come eredi. La Corte d'Appello dovrà ora riesaminare il caso per determinare se i Nipoti siano da considerare Erede o Legatario.
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Un cittadino ha cercato di esercitare il Diritto di acquisto immobile ATER, un alloggio popolare, ereditato dai nonni. Ha convenuto in giudizio l'Azienda Territoriale per l'Edilizia Residenziale Pubblica (ATER) per ottenere il trasferimento della proprietà e un risarcimento danni. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno respinto la sua domanda, ritenendo che non avesse provato la sua qualità di erede e il suo diritto esclusivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni precedenti e condannando il ricorrente alle spese legali, per non aver fornito le prove necessarie.
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Un cittadino, agendo come erede, ha impugnato la decisione del Tribunale che confermava la liquidazione delle spese legali operata dal Giudice di pace. Quest'ultimo aveva quantificato i compensi in 650,00 euro, una cifra inferiore rispetto ai limiti di legge per una causa di quel valore. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ribadendo il principio dei minimi tariffari inderogabili. I giudici hanno chiarito che, anche applicando la riduzione massima consentita, il compenso non poteva scendere sotto gli 888,00 euro. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rideterminato i compensi per tutti i gradi di giudizio in favore del difensore del ricorrente.
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Gli eredi di un soggetto hanno impugnato una sentenza della Corte di Cassazione proponendo due ricorsi separati contro le medesime controparti. La Suprema Corte, rilevando che i due ricorsi riguardavano la stessa identica sentenza, ha disposto la riunione delle impugnazioni ai sensi dell'articolo 335 del codice di procedura civile. Questa decisione permette di trattare e decidere congiuntamente le due impugnazioni, evitando contrasti di giudicato e garantendo l'economia processuale. I ricorrenti ottengono così la trattazione unificata delle loro istanze.
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Un venditore cede un autocarro nel 1984, ma l'acquirente omette la trascrizione al PRA del passaggio di proprietà. Di conseguenza, il fisco richiede al venditore il pagamento delle tasse automobilistiche arretrate. Il venditore agisce in giudizio contro gli eredi dell'acquirente per ottenere il rimborso. Gli eredi si difendono sostenendo che il mezzo fosse stato poi venduto a un terzo, citando una dichiarazione del venditore ai Carabinieri. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso degli eredi: la mancata trascrizione al PRA del passaggio di proprietà mantiene l'acquirente originario e i suoi eredi come soggetti obbligati al pagamento dei tributi. Chi risulta proprietario nei registri pubblici risponde dei debiti fiscali del veicolo, a prescindere da successivi passaggi non registrati.
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Un avvocato ha richiesto all'erede di un cliente deceduto il pagamento di quattromila euro per prestazioni professionali svolte. L'erede ha eccepito la prescrizione del credito. Il Tribunale ha accolto l'eccezione, ritenendo il credito estinto. L'avvocato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che un accordo transattivo successivo avesse trasformato la prescrizione da triennale a decennale tramite novazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che spetta al professionista provare l'esistenza di atti interruttivi. Nel caso specifico, l'accordo del 2002 non aveva natura novativa e, anche ipotizzando l'interruzione del termine, la prescrizione del credito professionale triennale era comunque decorsa nel 2005, molto prima della citazione in giudizio avvenuta solo nel 2009.
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Due avvocati citano in giudizio l'erede di un collega defunto per ottenere la quota dei proventi derivanti da una donazione effettuata da una cliente al defunto. La richiesta si fonda sul contratto di associazione professionale, che imponeva di ripartire ogni provento derivante dall'attività dello studio. L'erede contesta la competenza del Tribunale di Savona, ritenendo applicabile il foro del proprio domicilio. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'erede. I giudici stabiliscono che l'obbligazione di versare la quota dei proventi nasce direttamente dal contratto di associazione professionale, stipulato a Savona. Di conseguenza, la competenza territoriale spetta al Tribunale di Savona, luogo in cui è sorto il vincolo contrattuale tra i professionisti.
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Nel corso di un giudizio in Cassazione, emerge che uno dei soggetti intimati è deceduto durante il primo grado di giudizio, prima ancora che venisse notificato il ricorso per cassazione. La notifica originaria, inviata al suo indirizzo, si era perfezionata per compiuta giacenza, ma la controparte ha dimostrato il decesso producendo il certificato di morte. La Corte di Cassazione ha rilevato che il rapporto processuale non si è instaurato validamente. Di conseguenza, ha disposto l'integrazione del contraddittorio, ordinando ai ricorrenti di notificare il ricorso direttamente e personalmente agli eredi del defunto entro il termine di sessanta giorni, rinviando la causa a nuovo ruolo per consentire la regolare prosecuzione del giudizio.
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L'ordinanza in esame scaturisce dall'opposizione promossa dagli Eredi del Debitore contro il pignoramento della pensione del loro dante causa, avviato dal Creditore. Dopo che il Tribunale e la Corte d'Appello hanno rigettato parzialmente le contestazioni, gli Eredi hanno proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, rilevando la complessità delle questioni di fatto e di diritto sollevate, ha ritenuto che la causa non potesse essere decisa con rito camerale semplificato. Di conseguenza, con ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio alla pubblica udienza per un esame approfondito delle regole sul pignoramento della pensione.
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L'Agenzia delle Entrate ha notificato a un contribuente, in qualità di erede della sorella defunta, un avviso di accertamento per capitali non dichiarati all'estero nel 2003. L'ufficio ha applicato il raddoppio dei termini di accertamento a causa della rilevanza penale della violazione. Il contribuente ha contestato la decadenza del Fisco, sostenendo che la morte della sorella avesse estinto il reato e impedito la proroga. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il raddoppio dei termini di accertamento scatta per la sola presenza oggettiva di un obbligo di denuncia penale al momento dei fatti. La morte del reo estingue la punibilità penale, ma non cancella la violazione tributaria né il diritto del Fisco di usufruire del maggior tempo per recuperare le imposte evase.
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Il Beneficiario ha chiesto il ripristino del diritto d'uso di un forno su un terreno altrui e il risarcimento dei danni. Il Tribunale ha accolto la domanda, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, qualificando l'accordo come una servitù irregolare, ossia un semplice rapporto obbligatorio estinto con la morte del proprietario originario. La Cassazione ha confermato che l'accordo costituisce una servitù irregolare e non un diritto reale, escludendo il diritto d'uso futuro. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso sul risarcimento: gli eredi devono rispondere dei danni causati dal defunto prima della sua morte. La sentenza è stata cassata con rinvio per quantificare i danni passati.
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In una controversia per il risarcimento dei danni da occupazione di beni immobili, la Corte d'Appello aveva condannato il ricorrente originario. Quest'ultimo ha proposto ricorso in Cassazione ma è deceduto nelle more del giudizio. I suoi eredi hanno raggiunto un accordo transattivo con la controricorrente davanti a un notaio e hanno successivamente depositato l'atto di rinunzia al ricorso per cassazione. La controricorrente ha aderito alla rinunzia. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che non si deve provvedere sulle spese di lite in presenza di adesione alla rinunzia.
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Un erede ha presentato opposizione all'esecuzione contro la procedura di pignoramento avviata da una società creditrice su un immobile ricevuto in eredità. L'immobile era stato originariamente offerto come garanzia (ipoteca) da un suo familiare per un mutuo concesso a una società terza. I giudici di primo e secondo grado hanno respinto l'opposizione, ritenendo legittima l'azione del creditore. L'erede ha quindi fatto ricorso alla Corte di Cassazione per contestare queste decisioni. Con una ordinanza interlocutoria, la Corte ha semplicemente rinviato la trattazione del caso a una data successiva, senza ancora decidere nel merito della questione.
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Una causa iniziata nel 1987 per la mancata costruzione di un immobile, promesso in vendita nel 1976, giunge in Cassazione. L'Erede della parte acquirente originale prosegue l'azione legale. Tuttavia, la Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. La decisione non riguarda il merito della costruzione, ma un vizio procedurale: l'Erede non ha fornito la prova documentale della sua qualità di erede. Senza questa dimostrazione, viene a mancare la cosiddetta legittimazione ad impugnare, ovvero il diritto di contestare la sentenza precedente. Di conseguenza, l'Erede perde la causa e viene condannata a pagare le spese legali.
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La Corte di Cassazione ha chiarito che la notifica cartella esattoriale effettuata direttamente al domicilio dell'erede, anziché collettivamente e impersonalmente presso l'ultimo domicilio del defunto, non comporta una nullità insanabile. Nel caso di specie, l'erede aveva impugnato tempestivamente l'atto, dimostrando così di averne avuto piena conoscenza. I giudici hanno applicato il principio della sanatoria per raggiungimento dello scopo, stabilendo che l'effettiva ricezione dell'atto e la conseguente difesa in giudizio prevalgono sui vizi formali della procedura di notificazione, rendendo legittima la pretesa fiscale.
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La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'erede contro un accertamento tributario relativo a quote di partecipazione societaria. La ricorrente lamentava la mancata allegazione del Processo Verbale di Constatazione (PVC) all'avviso di accertamento, sostenendo una lesione del diritto di difesa. La Suprema Corte ha stabilito che l'obbligo di motivazione è assolto anche tramite rinvio a documenti non allegati, purché siano legalmente accessibili al contribuente. Nel caso di specie, trattandosi di documenti societari, il socio e i suoi eredi hanno il potere di consultazione ex art. 2261 c.c., rendendo superflua l'allegazione materiale del verbale.
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