Definizione
Principio secondo cui la consegna di una persona può avvenire solo se il fatto per cui è richiesta costituisce reato sia secondo la legge dello Stato che emette il mandato, sia secondo quella dello Stato che lo esegue.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 68 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 56% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 19%
- Rigettato 25%
- Inammissibile 56%
Provvedimenti per anno
2019
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 683%
- Penale Sez. Feriale15%
- Civile Sez. 22%
Precedenti più richiamati
- Cass. 4538/2012in 5 provvedimenti
- Cass. 5749/2016in 5 provvedimenti
- Cass. 11598/2007in 6 provvedimenti
- Cass. 28701/2021in 3 provvedimenti
- Cass. 19406/2012in 5 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
La Corte di Cassazione ha confermato la consegna alla Germania di un cittadino italiano destinatario di un mandato di arresto europeo per presunta truffa. L'uomo aveva noleggiato un'auto di lusso all'aeroporto di Monaco di Baviera, portandola in Italia senza mai restituirla. La difesa sosteneva che il veicolo era stato rubato in Italia e che il contratto consentiva la riconsegna presso una sede italiana, invocando l'assenza del reato per caso fortuito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: il giudice italiano deve solo verificare che il fatto costituisca reato in entrambi i Paesi, senza poter accertare le prove di innocenza o riesaminare il merito della condotta. Tali indagini spettano esclusivamente all'autorità giudiziaria tedesca. L'interessato sconterà l'eventuale pena in Italia dopo il processo estero.
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Un cittadino italiano ha noleggiato all'estero un'automobile di valore superiore a sessantamila euro senza mai restituirla. L'autorità giudiziaria straniera ha emesso un mandato di arresto europeo con l'accusa di truffa. La Corte di appello ha disposto la consegna della persona indagata allo Stato estero, garantendo il rientro in Italia per scontare la pena finale. Il soggetto ha impugnato la decisione sostenendo un possibile furto di identità e pretendendo che i giudici italiani accertassero i gravi indizi di colpevolezza e verificassero le prove contrattuali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la consegna e condannando il ricorrente alle spese. La Suprema Corte ha ribadito che l'autorità italiana deve limitarsi al controllo formale degli atti e non può valutare nel merito la colpevolezza del ricercato.
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L'Autorità giudiziaria austriaca ha richiesto all'Italia la consegna di un uomo accusato di furto con scasso in abitazione. La difesa ha contestato il mandato di arresto europeo, sostenendo che l'episodio contestato riguardasse una sottrazione di soli 700 euro con pena inferiore a dodici mesi e lamentando la mancata traduzione degli atti nella lingua d'origine. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che la contestazione estera riguarda un furto pluriaggravato punibile fino a dieci anni di reclusione, rispettando così ampiamente le soglie legali. Inoltre, i giudici italiani non devono vagliare i gravi indizi di colpevolezza né pretendere la traduzione diversa dall'italiano, sancendo la legittimità della consegna verso lo Stato richiedente.
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L'Autorità giudiziaria estera ha richiesto la consegna di un individuo per eseguire una pena definitiva legata a reati finanziari e di riciclaggio. I giudici territoriali hanno accolto la richiesta emessa mediante mandato di arresto internazionale, escludendo soltanto il reato di oltraggio alla corte per assenza di doppia punibilità. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione eccependo violazioni sulle prerogative di cittadinanza, sul diritto alla salute e sulle condizioni carcerarie dello Stato richiedente. Tuttavia, il soggetto ha depositato formale atto di rinuncia prima della discussione in aula. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione per sopravvenuta carenza di interesse, condannando il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha confermato la consegna di un cittadino serbo alla Germania, richiesta tramite Mandato d'arresto europeo per il reato di truffa. Il ricorrente contestava la violazione del diritto di difesa, sostenendo di essere sotto programma di protezione testimoni, e l'assenza di doppia punibilità, ritenendo i fatti meri inadempimenti civili. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che un programma di protezione non impedisce la consegna e che la valutazione del merito delle accuse spetta al giudice richiedente, senza che sia consentita una verifica del quadro indiziario da parte dello Stato richiesto.
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La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un Mandato di Arresto Europeo emesso dalla Romania nei confronti di un cittadino condannato per omicidio colposo. Il Ricorrente contestava la consegna, sostenendo che il reato di guida senza patente, che aveva causato la revoca della sospensione condizionale della pena, non fosse reato in Italia (doppia punibilità) e che la sua residenza in Italia dovesse bloccare l'esecuzione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, precisando che la doppia punibilità si valuta sul reato principale (omicidio colposo) e che la prova di una stabile residenza quinquennale, necessaria per il rifiuto della consegna, non era stata fornita.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un individuo contro la decisione di consegnarlo alle autorità olandesi tramite un Mandato di Arresto Europeo per il reato di truffa. L'individuo contestava l'assenza di un reato (sostenendo fosse un inadempimento contrattuale) e la mancanza di informazioni nel MAE, come la pena minima o il luogo del reato. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la "doppia punibilità" si valuta in astratto e che il MAE descriveva fatti integranti la truffa. Ha anche chiarito che per il Mandato di Arresto Europeo rileva la pena massima, non quella minima.
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L'Autorità giudiziaria straniera ha emesso un Mandato di arresto europeo contro L'Indagato per i reati di truffa, associazione a delinquere e traffico di sostanze dopanti destinate a cavalli da corsa. La Corte di Appello ha autorizzato la consegna del soggetto. L'Indagato ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, lamentando l'assenza di gravi indizi di colpevolezza e il difetto della doppia punibilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le recenti riforme non richiedono più la verifica dei gravi indizi per eseguire un Mandato di arresto europeo. Inoltre, le condotte contestate costituiscono reato anche in Italia ai sensi delle norme sul maltrattamento di animali. La decisione di consegna è diventata così definitiva.
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Un cittadino condannato all'estero per reati fiscali ottiene il rifiuto della consegna all'autorità straniera per via del proprio radicamento in Italia. La Corte territoriale dispone quindi l'espiazione della pena in territorio nazionale. La pronuncia diventa definitiva senza impugnazioni. In seguito, il condannato promuove un incidente di esecuzione per ottenere l'estinzione della condanna, contestando l'assenza di un reato equivalente nella legge italiana. I giudici respingono l'istanza. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile: il principio di doppia punibilità e la validità del riconoscimento sentenze penali estere andavano contestati impugnando la decisione originaria e non in fase esecutiva. Il condannato deve scontare la pena e versare tremila euro alla cassa delle ammende.
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Un cittadino rumeno è stato arrestato in Italia con un Mandato di Arresto Europeo (MAE) per reati di guida senza patente e in stato di ebbrezza commessi in Romania. Il Presidente della Corte d'Appello lo aveva rimesso in libertà, negando la convalida dell'arresto, ritenendo i fatti mere contravvenzioni in Italia. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione. Ha stabilito che per la validità del Mandato di Arresto Europeo contano la 'doppia punibilità' (il fatto deve essere reato in entrambi i Paesi) e la pena minima di quattro mesi. Poiché il reato di guida in stato di ebbrezza soddisfaceva questi requisiti, l'arresto era legittimo. La Suprema Corte ha così confermato la legittimità dell'arresto.
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La Corte d'Appello di Genova aveva accolto la richiesta di consegna di una Persona Ricercata alla Slovenia, basata su un Mandato di Arresto Europeo (MAE) per furto aggravato. La consegna era stata rinviata alla fine di una pena già in corso in Italia. La Persona Ricercata ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'assenza di atti essenziali nel fascicolo, la violazione del principio di habeas corpus e l'errata applicazione delle norme sulla consegna obbligatoria. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la validità del MAE e la correttezza della decisione della Corte d'Appello, ribadendo che il reato rientrava nelle condizioni per la consegna e che non vi erano vizi deducibili in Cassazione sulla motivazione.
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La Corte di Cassazione ha confermato l'estradizione di un cittadino verso il suo Paese d'origine in esecuzione di un mandato di arresto europeo per scontare una condanna definitiva di un anno e dieci mesi di reclusione per reati contro il patrimonio e guida in stato di ebbrezza. La difesa invocava il radicamento in Italia, la mancanza di querela e la prescrizione secondo le leggi italiane. I giudici supremi hanno respinto il ricorso: la presenza in Italia era documentata da meno di cinque anni, la perseguibilità a querela non incide sulla doppia punibilità e la presunta prescrizione non opera per delitti commessi all'estero. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Il caso riguarda un cittadino italiano destinatario di un mandato d'arresto europeo emesso dalla Francia per tentata rapina di un orologio di lusso a Cannes. L'indagato, che avrebbe guidato lo scooter usato per la fuga, ha contestato la decisione della Corte di appello di consegnarlo alle autorità francesi. Il ricorrente lamentava la mancata specificazione del proprio grado di partecipazione al reato e l'assenza di prove sufficienti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la consegna. I giudici hanno chiarito che il mandato d'arresto europeo richiede solo informazioni minime per consentire il controllo dei requisiti formali, senza richiedere una valutazione approfondita delle prove, compito che spetta esclusivamente al giudice dello Stato estero che celebrerà il processo.
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Un cittadino straniero, destinatario di un Mandato d'arresto europeo emesso dalla Germania per furto e truffa, ha impugnato la decisione della Corte d'appello di Brescia che ne disponeva la consegna. La difesa lamentava la mancata indicazione delle pene edittali minime e massime nel mandato, ritenendola una violazione insanabile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che tale omissione non costituisce un motivo automatico di rifiuto della consegna. Poiché le pene erano facilmente ricavabili dalle norme tedesche indicate e non vi era alcun pregiudizio per i diritti di difesa, la Suprema Corte ha confermato la legittimità della consegna allo Stato estero.
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Un cittadino straniero, dopo aver scontato una pena in Germania, viola l'obbligo di sorveglianza della condotta impostogli dai giudici tedeschi. La Germania emette quindi un mandato di arresto europeo per processarlo. La Corte di appello italiana dispone la consegna dell'uomo, ma la Cassazione annulla la decisione. I giudici supremi stabiliscono che, per concedere l'estradizione, è necessario verificare il principio della doppia punibilità. Bisogna cioè accertare se la violazione commessa all'estero sia considerata reato anche in Italia. Poiché la Corte di appello non ha verificato se la misura tedesca sia assimilabile alla libertà vigilata (la cui violazione in Italia non è reato) o a una pena accessoria, il caso viene rinviato per un nuovo esame.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro la decisione di consegnarlo alle autorità del suo Paese d'origine. La consegna era stata disposta in esecuzione di un mandato d'arresto europeo per il reato di truffa, commesso vendendo beni online senza poi consegnarli. Il ricorrente contestava la durata della misura cautelare, l'assenza della doppia punibilità e la sproporzione della pena prevista all'estero (fino a otto anni di reclusione). I giudici hanno chiarito che i limiti temporali minimi non si applicano alle misure cautelari e che la truffa è reato in entrambi i Paesi. Inoltre, la differenza di pena non ostacola l'estradizione se non è palesemente irragionevole. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento di tremila euro.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino italiano contro la decisione di consegnarlo alle autorità tedesche in esecuzione di un mandato di arresto europeo per truffa contrattuale. L'uomo, in qualità di amministratore societario, aveva indotto la vittima a versare 70.700 euro per l'acquisto di due auto senza mai consegnarle. La difesa contestava la mancanza di querela in Italia, ma i giudici hanno chiarito che, ai fini della doppia punibilità, rileva solo la qualificazione del fatto come reato in entrambi gli Stati, non la procedibilità concreta. Essendo il soggetto cittadino italiano, la Cassazione ha subordinato la consegna alla condizione che, dopo il processo in Germania, egli venga restituito all'Italia per scontare l'eventuale pena.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino tunisino contro la decisione di consegnarlo alla Francia in esecuzione di un Mandato di arresto europeo. Il ricorrente chiedeva di scontare la pena in Italia, sostenendo di essere stabilmente radicato sul territorio nazionale dal 2008. La Suprema Corte ha chiarito che la procedura di riconoscimento delle sentenze straniere per l'esecuzione della pena in Italia non può essere attivata su richiesta del condannato. È infatti indispensabile il consenso sia dello Stato estero che ha emesso la condanna, sia del Ministero della Giustizia italiano. Di conseguenza, l'estradizione verso la Francia è stata confermata.
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Il caso riguarda la consegna di un cittadino all'autorità giudiziaria di Cipro in esecuzione di un mandato di arresto europeo per truffa contrattuale commessa nel 2011. Il Ricercato, arrestato in Italia, ha impugnato la decisione sostenendo l'applicabilità della vecchia normativa, che richiedeva la verifica dei gravi indizi di colpevolezza, e lamentando il rischio di trattamenti inumani nelle carceri cipriote. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che si applica la legge vigente al momento della ricezione del mandato (post-riforma del 2021), la quale esclude il controllo italiano sugli indizi di colpevolezza. Inoltre, le rassicurazioni individuali fornite da Cipro escludono violazioni dei diritti fondamentali. Di conseguenza, la consegna del Ricercato è stata confermata.
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La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso di un cittadino straniero contro la decisione della Corte d'appello di consegnarlo alle autorità tedesche in esecuzione di un mandato di arresto europeo. La Suprema Corte ha rilevato che, durante l'udienza camerale, il giudice di merito non ha garantito un effettivo contraddittorio tra le parti. La difesa e l'interessato non sono stati messi in condizione di discutere pienamente su tutti i requisiti e le condizioni ostative alla consegna, come la doppia punibilità e il radicamento in Italia. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza impugnata, disponendo il rinvio ad un'altra sezione della Corte d'appello affinché celebri una nuova udienza nel pieno rispetto dei diritti di difesa.
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