Un cittadino extracomunitario, già espulso, viene condannato per essere rientrato in Italia. L'uomo si difende sostenendo che la normativa europea sui rimpatri avrebbe cancellato il reato. La Corte di Cassazione, però, respinge questa tesi. I giudici chiariscono che il reingresso illegale resta un reato punibile con la reclusione, anche dopo le direttive UE. La condanna a otto mesi di reclusione diventa quindi definitiva e il ricorso viene dichiarato inammissibile, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una multa.
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