Definizione
Il reato che si commette quando si offende la reputazione di una persona comunicando con più persone attraverso mezzi di pubblicità come la stampa o, per estensione, internet e i social network.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 111 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 39% dei casi il ricorso è stato rigettato.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 28%
- Rigettato 39%
- Inammissibile 31%
- Altro 3%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 568%
- Civile Sez. 328%
- Penale Sez. 14%
Precedenti più richiamati
- Cass. 41099/2016in 3 provvedimenti
- Cass. 51619/2017in 5 provvedimenti
- Cass. 1205/2007in 3 provvedimenti
- Cass. 50189/2019in 5 provvedimenti
- Cass. 13520/2017in 4 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un imprenditore ha citato in giudizio un'emittente televisiva pubblica e un giornalista d'inchiesta. L'attore chiedeva il risarcimento del danno per diffamazione a mezzo stampa a causa di un articolo pubblicato sul portale online di una nota trasmissione. L'articolo ricostruiva il contrasto tra Procura antimafia e Tribunale sulle imputazioni rivolte al soggetto, omettendo secondo la tesi difensiva il dovuto risalto alle successive assoluzioni. Sia il Tribunale sia la Corte d'Appello hanno rigettato la richiesta risarcitoria, ritenendo l'articolo un legittimo esercizio del diritto di critica su vicende giudiziarie reali. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, respingendo integralmente il ricorso dell'imprenditore e condannandolo al pagamento delle spese di lite.
Continua »
Un giornalista pubblica un articolo di inchiesta mettendo in dubbio il numero effettivo delle donazioni di sangue celebrate dal presidente di un ente assistenziale pubblico. Il cronista si basa su documenti del centro trasfusionale e sul sito ufficiale, ma i registri contenevano un errore anagrafico imputabile al sistema informatico. La persona offesa querela il cronista per il reato di diffamazione a mezzo stampa. Dopo la condanna nei gradi di merito, la Corte di Cassazione accoglie il ricorso del giornalista e annulla la sentenza senza rinvio. La Suprema Corte stabilisce che l'errore del cronista era scusabile data la verifica diligente delle banche dati e che i toni aspri rientravano nel legittimo esercizio del diritto di critica verso figure con ruoli pubblici.
Continua »
Un giornalista ha pubblicato un articolo sul proprio quotidiano online accusando i vertici di un consorzio pubblico di aver ceduto gratuitamente un vasto terreno a una società privata per favoritismi personali. Nel testo, il redattore definiva l'ente come un luogo opaco e la presidente come una figura priva di competenze. Gli atti ufficiali, già noti al cronista, smentivano integralmente tale ricostruzione: il terreno era stato regolarmente venduto per duecentocinquantamila euro. I giudici di merito hanno condannato il direttore per diffamazione a mezzo stampa e al risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la condanna penale, rigettando le eccezioni sul rinvio dell'udienza e stabilendo che l'inventata cessione gratuita supera i confini del diritto di cronaca e di critica, sfociando in una lesione gratuita della reputazione.
Continua »
Un ex amministratore locale ha insultato duramente una nota esponente politica attraverso i media, sostenendo di avere semplicemente reagito a precedenti dichiarazioni pubbliche di quest'ultima. Il giudice di secondo grado ha dichiarato prescritto il reato penale, ma ha confermato la condanna al risarcimento civile di cinquantamila euro a favore degli eredi della persona offesa. L'uomo ha impugnato la decisione in Cassazione invocando la legittima reazione a una provocazione ingiusta. I giudici supremi hanno respinto il ricorso. La Corte ha chiarito che il legittimo esercizio del diritto di critica politica non costituisce un fatto ingiusto. Chi eccede la polemica scade nella diffamazione a mezzo stampa ed è tenuto a risarcire il danno causato, indipendentemente dalla prescrizione del reato.
Continua »
Il direttore di una testata giornalistica ha subito una condanna per il reato di diffamazione a mezzo stampa a causa di un articolo anonimo. L'imputato ha presentato ricorso per contestare la paternità del testo e per invocare il diritto di critica. I giudici hanno respinto le doglianze. La decisione ha confermato che il direttore risponde dello scritto anonimo inserito nel periodico poiché ne condivide le scelte editoriali e lo fa proprio. Inoltre, la mancata dimostrazione della verità storica dei fatti addebitati impedisce l'applicazione dell'esimente di critica. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. Il direttore responsabile ha perso la causa e deve pagare le spese processuali insieme a una somma in denaro.
Continua »
Una società alberghiera ha citato in giudizio la redazione di un quotidiano per diffamazione a mezzo stampa. Il giornale aveva diffuso articoli non veritieri circa la presenza di scarichi inquinanti e liquami nel tratto di mare antistante la struttura ricettiva. La Corte di Appello aveva negato il risarcimento del danno all'immagine, escludendo l'uso delle presunzioni e assolvendo il direttore per mancato ordine di pubblicazione. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale decisione, affermando che il danno non patrimoniale subito da una società può essere provato anche tramite indizi gravi, precisi e concordanti. La Suprema Corte ha inoltre sancito che il direttore risponde per colpa omissiva qualora non impedisca la pubblicazione del testo lesivo.
Continua »
Un Lavoratore ha citato in giudizio un Giornalista e un Gruppo Editoriale per diffamazione a mezzo stampa. L'articolo contestato collegava il Lavoratore, come socio occulto di una società, a presunte infiltrazioni camorristiche e incentivi statali illeciti. Il Tribunale di Monza aveva riconosciuto la diffamazione, ma la Corte d'Appello di Milano ha ribaltato la decisione, qualificando l'articolo come legittima critica e commento ironico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Lavoratore, confermando che la valutazione delle espressioni giornalistiche spetta ai giudici di merito e che la motivazione della Corte d'Appello era logica. Il Lavoratore deve quindi restituire le somme e pagare le spese legali.
Continua »
I proprietari di una gioielleria hanno citato in giudizio un quotidiano per **diffamazione a mezzo stampa**. L'articolo, che commentava un omicidio e un furto di preziosi, menzionava "il primo ricettatore del Borgo Orefici" e il ritrovamento di fedi nuziali in un "negozio del borgo", con una foto dell'insegna della loro attività. Essi ritenevano che l'accusa di "ricettazione" danneggiasse la loro immagine. Il Tribunale aveva dato loro ragione, ma la Corte d'Appello ha escluso la diffamazione, interpretando le frasi come non direttamente offensive e contestualizzate in un'indagine più ampia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dei gioiellieri inammissibile, confermando che l'articolo non era diffamatorio nei loro confronti.
Continua »
Un medico, assolto da accuse penali, ha citato un editore e un direttore per diffamazione a mezzo stampa a causa di un articolo fuorviante. Il Tribunale ha riconosciuto un risarcimento, poi ridotto in Appello. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione d'Appello. Ha ritenuto che la motivazione sulla riconoscibilità dell'errore e sull'attenuazione del danno fosse insufficiente. La Suprema Corte ha rinviato il caso per una nuova valutazione del risarcimento, riaffermando l'importanza di una motivazione chiara e logica.
Continua »
Un professionista citava in giudizio una testata editoriale chiedendo il risarcimento per diffamazione a mezzo stampa a causa di un articolo su un acceso alterco in una sede televisiva. Il testo qualificava l'episodio con il termine 'rissa'. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda risarcitoria. I giudici hanno chiarito che l'uso figurato del termine 'rissa', inteso come aspro scontro verbale arricchito da toni satirici e ironici, rientra pienamente nel diritto di cronaca. Sussistono la verità del fatto centrale, l'interesse pubblico all'informazione e la continenza formale dell'esposizione. Di conseguenza, l'articolo non integra alcun illecito civile e il ricorrente deve pagare le spese processuali.
Continua »
Un articolo di giornale ha accusato un imprenditore di essere un evasore fiscale, basandosi sulle dichiarazioni della sua ex moglie. Questa accusa si è rivelata falsa. L'imprenditore ha citato in giudizio la società editrice, il direttore e la giornalista per diffamazione a mezzo stampa. Dopo un primo grado sfavorevole, la Corte d'Appello ha condannato i responsabili al risarcimento del danno non patrimoniale. La Corte di Cassazione ha confermato questa condanna. Ha ritenuto che l'articolo non rispettasse i requisiti di verità e pertinenza, elementi essenziali per il legittimo esercizio del diritto di cronaca. La notizia riguardava fatti privati e l'accusa di evasione era infondata.
Continua »
Un giornalista ha pubblicato un articolo accusando falsamente un magistrato di aver favorito un politico in una decisione amministrativa per vicinanza partitica. La notizia derivava da un post social e conteneva gravi inesattezze sulla reale composizione del collegio giudicante. I giudici di merito hanno condannato il redattore per il reato di diffamazione a mezzo stampa e il direttore per omesso controllo. La Corte di Cassazione ha confermato le condanne dichiarando inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il diritto di inchiesta e la critica giudiziaria richiedono una scrupolosa verifica delle fonti. L'affidamento incauto a un messaggio online non esclude la colpa né giustifica la diffamazione.
Continua »
Una Scrittrice è stata condannata per diffamazione a mezzo stampa, avendo pubblicato un libro in cui descriveva un cavallo, riconducibile a due Sorelle, come morto 'dopo anni di stenti' a causa di 'egoismo cieco'. Dopo che la Corte d'Appello aveva dichiarato il reato improcedibile per una Sorella e prescritto per l'altra, la Scrittrice ha presentato un ricorso straordinario per cassazione, lamentando errori di fatto nella precedente sentenza della Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché gli errori invocati erano già stati corretti o non erano decisivi per l'esito della precedente decisione. La Scrittrice è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
Continua »
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'autrice per diffamazione a mezzo stampa. L'autrice aveva pubblicato un articolo che offendeva la reputazione di un magistrato, inserendo il suo nome in una lista di presunti affiliati a una "Massoneria", fatto rivelatosi falso. L'imputata ha impugnato la sentenza lamentando la mancata ammissione di nuove prove, il diniego della sospensione condizionale della pena, l'incompetenza territoriale del tribunale e la provvisionale. La Suprema Corte ha respinto tutti i motivi di ricorso, ritenendo le decisioni dei giudici precedenti corrette e adeguatamente motivate. L'autrice è stata condannata al pagamento delle spese processuali e delle spese legali a favore del magistrato.
Continua »
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due persone, condannate per diffamazione a mezzo stampa. Avevano diffuso un comunicato sindacale, poi pubblicato online, insinuando che una funzionaria pubblica avesse ottenuto un trasferimento presso un'Agenzia delle Entrate grazie a favoritismi. La critica, secondo i giudici, mancava di un fondamento veritiero e manipolava i fatti, non rientrando così nell'esercizio legittimo del diritto di critica. La procedura di trasferimento della funzionaria era stata regolare. I ricorrenti dovranno pagare le spese processuali e risarcire la parte civile.
Continua »
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per diffamazione a mezzo stampa di un coredattore di un quotidiano online. L'articolo contestato criticava l'attività di un parlamentare, presentando dati parziali e omettendo informazioni rilevanti, pur con toni ironici. La Corte ha stabilito che il diritto di critica politica e di satira non giustifica la diffusione di notizie incomplete o manipolate che, pur contenendo un nucleo di verità, stravolgono il fatto complessivo. L'articolo, pur usando un linguaggio ironico, aveva una chiara finalità informativa e non satirica, rendendo la critica denigratoria. Il ricorso del coredattore è stato dichiarato inammissibile, con condanna al risarcimento e alle spese legali.
Continua »
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di **diffamazione a mezzo stampa** e in sede pubblica. Una Funzionaria aveva denunciato un Giornalista e una Consigliera Comunale. La Corte d'Appello aveva assolto la Consigliera, ritenendo che le sue affermazioni in Consiglio Comunale non fossero diffamatorie. Aveva invece confermato la condanna del Giornalista per un articolo online che travisava le dichiarazioni del Sindaco, attribuendo inefficienze all'ufficio della Funzionaria. Entrambi hanno presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. Ha ribadito che il diritto di critica politica non giustifica attacchi personali basati su fatti non veri o strumentalizzati. Il Giornalista è stato condannato a pagare le spese legali alla Funzionaria e una somma alla Cassa delle ammende, così come la Funzionaria per il suo ricorso inammissibile.
Continua »
La vicenda nasce dalla pubblicazione di un articolo giornalistico su un presunto allarme amianto. La redazione ha intitolato il pezzo definendo i denuncianti come menagrami di professione. Il testo dell'articolo non presentava profili illeciti, ma il titolo ha leso l'onore del presidente dell'associazione ambientalista coinvolta. Il direttore responsabile del quotidiano ha subito una condanna penale per non aver impedito la diffusione del titolo offensivo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione. I giudici hanno chiarito che l'attacco personale contenuto nel titolo integra la diffamazione a mezzo stampa. Il diritto di critica non protegge l'uso di espressioni denigratorie e prive di pertinenza oggettiva. Il direttore del giornale deve quindi pagare la sanzione pecuniaria e le spese del procedimento.
Continua »
Un giornalista e il suo direttore responsabile hanno affrontato un'accusa penale per diffamazione a mezzo stampa dopo aver pubblicato un articolo fuorviante. Il testo accusava un ufficiale di polizia giudiziaria di aver svolto indagini su se stesso e criticava un magistrato per aver archiviato il caso. Il cronista ha omesso di verificare la reale cronologia dei depositi degli atti giudiziari, basandosi su documenti parziali. Gli accusati hanno invocato la buona fede e l'errore scusabile. I giudici hanno respinto la linea difensiva, rilevando la grave negligenza professionale del cronista e l'accettazione del rischio lesivo. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la condanna per entrambi gli imputati, ribadendo l'obbligo inderogabile di controllo rigoroso delle fonti prima di diffondere notizie lesive.
Continua »
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna civile per Diffamazione a mezzo stampa nei confronti di una giornalista. La giornalista aveva diffuso una notizia falsa durante un servizio televisivo, affermando che un'ordinanza di custodia cautelare era stata eseguita con quattro mesi di ritardo per motivi politici. In realtà, l'ordinanza era stata eseguita pochi giorni dopo la sua emissione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso della giornalista inammissibile, ribadendo che il diritto di cronaca non giustifica la diffusione di notizie palesemente false e non verificate, anche se l'argomento era di pubblico interesse. La giornalista deve risarcire le parti civili e pagare le spese processuali.
Continua »