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Detenzione degradante

Definizione

Condizione di reclusione che, per le sue modalità, causa al detenuto sofferenze di un'intensità tale da eccedere il livello inevitabile legato alla privazione della libertà, violando la dignità umana.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Detenzione degradante: niente sconti se manca il vantaggio reale
Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto il reclamo di un detenuto che richiedeva un'ulteriore riduzione di pena per sette giorni di detenzione degradante trascorsi in uno spazio inferiore a tre metri quadrati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancanza di interesse concreto. Infatti, anche aggiungendo i sette giorni contestati ai 696 già riconosciuti, il totale di 703 giorni non avrebbe dato diritto a nessun giorno in più di sconto di pena rispetto ai 70 già concessi, a causa delle regole di calcolo e arrotondamento dell'articolo 35-ter dell'ordinamento penitenziario. L'impugnazione non può mirare alla sola esattezza teorica della decisione, ma deve garantire un beneficio pratico. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Detenzione degradante: i limiti del risarcimento
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un detenuto che lamentava una detenzione degradante presso un istituto penitenziario. Il ricorrente contestava lo spazio vitale ridotto e disservizi quali il malfunzionamento dell'aerazione e limitazioni nell'uso delle docce. La Suprema Corte ha confermato che, per ottenere il risarcimento ex art. 35-ter Ord. pen., non basta un generico disagio, ma occorre superare una soglia minima di gravità che renda il trattamento inumano secondo i parametri della CEDU. Nel caso specifico, lo spazio superiore ai 3 mq e la mancanza di prove su sofferenze eccedenti la normale detenzione hanno portato al rigetto della richiesta.
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Detenzione degradante: quando non spetta il risarcimento
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto che lamentava una detenzione degradante a causa della presenza di un bagno non adeguatamente separato nella sua cella. Secondo la Corte, la presenza di un muro divisorio e di una porta in plexiglas, unita al fatto che il detenuto era l'unico occupante, esclude la violazione della dignità e non integra le condizioni per un risarcimento, in quanto non viene superata la soglia minima di gravità richiesta dalla giurisprudenza.
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Detenzione degradante: annullata sentenza per vizio
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale di Sorveglianza che aveva respinto una richiesta di riduzione della pena per detenzione degradante. Il motivo dell'annullamento risiede in un vizio motivazionale: il Tribunale aveva omesso di valutare uno dei due periodi di detenzione indicati dal ricorrente. La causa è stata rinviata allo stesso Tribunale per un nuovo esame che colmi la lacuna riscontrata.
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