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Detenzione Con Finalità Di Spaccio

Definizione

Il possesso di sostanze stupefacenti non per uso personale, ma con l'intenzione di venderle o cederle a terzi.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Detenzione con finalità di spaccio: ricorso inammissibile e condanna confermata
Una donna è stata condannata per detenzione con finalità di spaccio di eroina, con pena ridotta per la lieve entità del fatto. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la droga fosse per uso personale e che il principio attivo non fosse stato accertato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la condanna, ritenendo la motivazione della sentenza precedente logica e coerente. La pluralità di dosi confezionate e il materiale per il confezionamento hanno dimostrato la finalità di spaccio, e il narcotest aveva già confermato la sostanza. La donna è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione con finalità di spaccio: uso personale escluso
Un uomo è stato fermato con dodici dosi di cocaina nascoste nel giubbotto. La difesa ha sostenuto che la sostanza fosse destinata al semplice consumo personale non punibile penalmente. I giudici di merito hanno invece accertato la detenzione con finalità di spaccio, condannando l'imputato a due anni, due mesi e venti giorni di reclusione oltre a duemila euro di multa, con applicazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici hanno confermato la gravità del quadro probatorio: la suddivisione in dosi pronte alla cessione, l'assenza di redditi leciti e un precedente arresto analogo dimostrano l'attività illecita. Il condannato deve inoltre versare tremila euro alla cassa delle ammende.
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Uso personale o detenzione con finalità di spaccio: la condanna
Un uomo è stato condannato per il reato di detenzione con finalità di spaccio dopo il ritrovamento nella sua abitazione di diciotto dosi di cocaina nascoste sotto un tappeto. L'imputato ha sostenuto che la sostanza fosse destinata al solo uso personale, lamentando anche il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'interessato. I giudici hanno confermato la sussistenza dello spaccio valorizzando una serie di indici sintomatici inequivocabili: il frazionamento della sostanza in numerose dosi pronte alla cessione, l'occultamento sotto un tappeto, la totale assenza di redditi leciti da parte dell'uomo e la presenza di precedenti penali specifici. La sentenza ha confermato la condanna a un anno e otto mesi di reclusione, oltre alla sanzione per la Cassa delle Ammende.
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