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Decadenza

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Provvedimenti

Notificazione nulla e decadenza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32218/2023, ha chiarito gli effetti di una notificazione nulla di un avviso di accertamento. Sebbene l'impugnazione da parte del contribuente sani il vizio, tale sanatoria ha efficacia solo dal momento del ricorso (ex nunc) e non può far rivivere il potere di accertamento dell'Amministrazione Finanziaria se i termini di decadenza sono già scaduti. Di conseguenza, la Corte ha annullato un accertamento relativo a un'annualità ormai prescritta, confermando invece gli altri.
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Trasferimento d’azienda: licenza bancaria irrilevante
La Corte di Cassazione ha confermato che il passaggio di dipendenti da un istituto di credito in liquidazione a un'altra banca costituisce un trasferimento d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c., con la conseguente applicazione di tutte le tutele per i lavoratori. La Corte ha stabilito che la revoca dell'autorizzazione all'attività bancaria della società cedente è irrilevante per la qualificazione dell'operazione, poiché la licenza è un titolo personale e non un bene aziendale trasferibile. Di conseguenza, gli accordi individuali di conciliazione che prevedevano la rinuncia a diritti futuri sono stati dichiarati nulli.
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Risarcimento detenzione inumana: la Cassazione chiarisce
Un detenuto ha richiesto il risarcimento per detenzione inumana per periodi trascorsi in diversi istituti. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto per un periodo, ma ha annullato la dichiarazione di inammissibilità per un altro. La Corte ha stabilito che la motivazione sulla scadenza dei termini (decadenza) era insufficiente, non chiarendo quando fosse effettivamente avvenuta la "cessazione dello stato di detenzione", momento dal quale decorre il termine per l'azione. Il caso è stato rinviato al Tribunale di Sorveglianza per una nuova valutazione.
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Istanza di rimborso prescrizione: 10 anni per l’azione
Un contribuente ha richiesto il rimborso dell'IRAP per gli anni 2004 e 2005, presentando l'istanza a un ufficio territorialmente incompetente. Dopo il formarsi del silenzio-rifiuto, ha agito in giudizio quasi dieci anni dopo. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'azione era tempestiva. La presentazione dell'istanza, anche a un ufficio incompetente, interrompe la decadenza. Successivamente, si applica il termine di prescrizione ordinario di dieci anni per impugnare il silenzio-rifiuto, e non un termine più breve.
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Termini impugnazione licenziamento: ricorso tardivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una guardia giurata contro il proprio licenziamento, avvenuto per mancato rinnovo del porto d'armi. La decisione si fonda sulla tardività dell'impugnazione, presentata oltre i 60 giorni previsti dalla legge. Questo caso sottolinea l'importanza dei termini perentori per l'impugnazione del licenziamento.
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Trasferimento d’azienda: quando è nullo l’accordo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31441/2023, ha chiarito che un'operazione tra due istituti di credito, formalmente presentata come cessione di singoli contratti di lavoro, costituisce in realtà un trasferimento d'azienda se ne possiede le caratteristiche sostanziali. Di conseguenza, si applica la tutela inderogabile dell'art. 2112 c.c., che garantisce la continuità del rapporto di lavoro alle medesime condizioni. La Corte ha stabilito la nullità degli accordi individuali di conciliazione volti a derogare a tale disciplina, anche in presenza di una crisi aziendale della cedente, se non sono state rispettate le corrette procedure sindacali.
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Cessione ramo d’azienda: le tutele inderogabili
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31424/2023, ha stabilito che in una cessione di ramo d'azienda le tutele previste dall'art. 2112 c.c. per i lavoratori sono inderogabili. Di conseguenza, gli accordi di conciliazione individuali sottoscritti dai dipendenti, che prevedono una rinuncia a diritti futuri o si basano sul presupposto errato dell'inesistenza di un trasferimento d'azienda, sono da considerarsi nulli. La Corte ha ribadito che la continuità del rapporto di lavoro con l'acquirente alle medesime condizioni è un principio cardine che non può essere eluso.
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Rimborso IRAP enti pubblici: la Cassazione decide
Un Ente Pubblico ha richiesto il rimborso dell'IRAP versata in eccesso a causa dell'errata inclusione delle retribuzioni di dipendenti disabili nella base imponibile. La questione centrale riguardava il momento da cui far decorrere il termine di decadenza per la richiesta. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per il rimborso IRAP, il termine decorre dalla data di ogni singolo versamento, anche se in acconto, qualora l'indebito pagamento sia verificabile dal contribuente sin da quel momento. La Corte ha quindi accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, respingendo l'istanza di rimborso dell'Ente.
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Responsabilità costruttore: art. 1669 vs 2043 c.c.
La Cassazione chiarisce il rapporto tra la responsabilità costruttore per gravi difetti (art. 1669 c.c.) e la responsabilità extracontrattuale generale (art. 2043 c.c.). Se l'azione specifica è prescritta per inerzia del danneggiato, non è possibile ricorrere a quella generale per gli stessi fatti. La sentenza della Corte d'Appello è stata cassata con rinvio.
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Responsabilità collaudatore: quando inizia la decadenza?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30948/2023, ha chiarito importanti aspetti sulla responsabilità collaudatore in caso di gravi difetti costruttivi. L'ordinanza stabilisce che il termine di un anno per la denuncia dei vizi non decorre dalla semplice manifestazione esteriore, ma dal momento in cui il committente acquisisce, tramite una perizia tecnica, piena consapevolezza della loro causa, gravità e riconducibilità ai responsabili. Viene inoltre confermata la responsabilità solidale del collaudatore con l'appaltatore e il direttore dei lavori per omessa vigilanza e per aver rilasciato un certificato di conformità nonostante i difetti.
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Riconoscimento vizi appalto: la denuncia non serve
Una società di costruzioni ha richiesto il pagamento per lavori edili, ma l'azienda committente ha contestato la presenza di gravi vizi, come infiltrazioni d'acqua. Sebbene la Corte d'Appello avesse inizialmente respinto la richiesta per tardiva denuncia dei difetti, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. È stato stabilito che il riconoscimento vizi appalto da parte dell'impresa, anche se avvenuto tramite comportamenti concludenti come l'aver tentato di riparare il danno, rende superflua la denuncia formale, riaprendo i termini per l'azione legale. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Prescrizione credito d’imposta: quando inizia?
Una società ha richiesto un rimborso fiscale oltre dieci anni dopo aver presentato la dichiarazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione del credito d'imposta, di durata decennale, decorre dalla data di presentazione della dichiarazione dei redditi. Di conseguenza, il diritto al rimborso si era estinto per prescrizione, poiché la richiesta era tardiva. La Corte ha chiarito che i termini per i controlli fiscali non posticipano l'inizio della decorrenza della prescrizione per il contribuente.
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Indennizzo danni da vaccino: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero della Salute in un caso di indennizzo danni da vaccino. È stato stabilito che il termine di tre anni per presentare la domanda non decorre dalla semplice conoscenza del danno, ma dal momento in cui il danno diventa legalmente riconosciuto come indennizzabile, a seguito di specifici interventi della Corte Costituzionale. Di conseguenza, la richiesta dei genitori è stata considerata tempestiva.
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Decadenza ripetizione indebito: la Cassazione decide
Una società ha citato in giudizio l'ente previdenziale per la restituzione di contributi versati in eccesso a seguito di un mutamento del proprio inquadramento aziendale. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, confermando che il termine di cinque anni per la decadenza ripetizione indebito è inderogabile. Il giudice deve applicarlo d'ufficio, anche senza un'eccezione di parte, poiché la norma mira a proteggere la stabilità della posizione previdenziale del lavoratore, considerata un interesse primario.
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Agevolazioni prima casa: il termine per la residenza
La Corte di Cassazione conferma la decadenza dalle agevolazioni prima casa per i contribuenti che, dopo aver venduto l'immobile entro cinque anni, non hanno trasferito la residenza nella nuova abitazione acquistata entro il termine perentorio di un anno. La sentenza chiarisce che, a differenza del primo acquisto, per il riacquisto non è sufficiente la mera intenzione, ma è richiesto l'effettivo trasferimento anagrafico entro l'anno per conservare il beneficio fiscale, senza possibilità di invocare un 'termine ragionevole' o cause di forza maggiore.
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Decadenza rimborso IRPEF: la Cassazione decide
Un contribuente ha richiesto un rimborso IRPEF basandosi su una legge agevolativa successiva ai pagamenti. La Cassazione ha stabilito che la richiesta era tardiva, chiarendo che il termine di decadenza rimborso IRPEF di due anni decorre dall'entrata in vigore della legge che crea il diritto al rimborso (jus superveniens), e non da proroghe successive relative ad altre fattispecie.
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Violazione del contraddittorio: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per violazione del contraddittorio. L'Agenzia delle Entrate non aveva ricevuto la corretta notifica per un'udienza relativa a un appello riunito, ledendo il suo diritto di difesa. La Corte ha inoltre censurato la decisione del giudice di merito per aver respinto una richiesta di rimborso IRAP come tardiva senza fornire una motivazione adeguata. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Indennità di esproprio: errore sulla decadenza
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di alcuni proprietari terrieri, chiarendo un punto fondamentale sull'indennità di esproprio. La Corte ha stabilito che, in assenza di una stima definitiva dell'indennità, l'azione del proprietario per ottenerne la determinazione giudiziale è soggetta al termine di prescrizione ordinario di dieci anni e non al breve termine di decadenza di 30 giorni. Quest'ultimo si applica solo all'azione di opposizione contro una stima già notificata. La decisione della Corte d'Appello, che aveva erroneamente applicato la decadenza, è stata annullata con rinvio.
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Giurisdizione pubblico impiego e decadenza: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29946/2023, ha stabilito che la competenza a decidere sulla legittimità della 'decadenza' di un dipendente pubblico, disposta a causa di presunte false dichiarazioni fornite al momento dell'assunzione, spetta al giudice ordinario e non a quello amministrativo. La Corte ha chiarito che tale atto non riguarda la fase concorsuale, ma la gestione del rapporto di lavoro già instaurato, configurandosi come una reazione dell'amministrazione che agisce in veste di datore di lavoro privato. La decisione consolida il principio della giurisdizione del giudice ordinario nelle controversie del pubblico impiego privatizzato.
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Esenzione TARI rifiuti speciali: onere della prova
Una società richiedeva l'esenzione TARI per le aree destinate alla produzione di rifiuti speciali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, stabilendo che per beneficiare dell'esenzione TARI rifiuti speciali non è sufficiente provare l'avvenuto smaltimento privato. È indispensabile che il contribuente presenti una specifica e tempestiva dichiarazione al Comune, identificando le aree escluse. L'omissione di tale adempimento dichiarativo comporta la decadenza dal beneficio.
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