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LexCEDpedia

Danno Emergente

Definizione

La perdita economica effettiva e immediata subita dal patrimonio di un soggetto.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 188 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 44% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 44%
  • Rigettato 40%
  • Inammissibile 9%
  • Estinto 5%
  • Altro 3%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Civile Sez. 350%
  • Civile Sez. 528%
  • Civile Sez. 222%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 29579/2011in 25 provvedimenti
  • Cass. 5108/2019in 20 provvedimenti
  • Cass. 4488/2022in 14 provvedimenti
  • Cass. 3632/2019in 15 provvedimenti
  • Cass. 2472/2021in 12 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Tassazione e risarcimento per perdita di chance: il Fisco perde
Un'Azienda Sanitaria ha versato una somma a un dirigente medico a seguito di un accordo transattivo. Il datore di lavoro non aveva attivato gli obiettivi per conseguire la retribuzione di risultato. Il Fisco ha richiesto il pagamento dell'Irpef sull'intero importo, qualificandolo come compenso da lavoro dipendente. La Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato imponibile solo il cinquanta per cento della somma. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per ottenere la tassazione integrale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Fisco. La Suprema Corte ha ribadito che il risarcimento per perdita di chance professionale non possiede natura reddituale. L'indennizzo ristora un danno emergente e non un mancato guadagno. L'importo non costituisce reddito imponibile.
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Tassazione risarcimento perdita di chance: somme non imponibili
Alcuni dirigenti medici hanno percepito somme a titolo risarcitorio dall'Azienda Sanitaria Locale in esecuzione di un accordo transattivo, a causa della mancata attivazione dei sistemi contrattuali previsti per la retribuzione di risultato. L'Agenzia delle Entrate ha notificato avvisi di accertamento per sottoporre a IRPEF tali importi, sostenendo la loro natura di reddito da lavoro dipendente. I contribuenti hanno impugnato gli atti impositivi, ottenendo l'annullamento in sede di appello tributario. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento della pretesa erariale, escludendo la tassazione risarcimento perdita di chance. I giudici hanno chiarito che il ristoro della lesione alla professionalità costituisce danno emergente e non sostituisce redditi imponibili non percepiti.
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Risarcimento per perdita di chance: il fisco perde, niente tasse
Diversi dirigenti medici hanno citato in giudizio l'Azienda Sanitaria per la mancata attivazione dei percorsi di valutazione della retribuzione di risultato. Il giudice del lavoro ha accertato la colpa dell'ente, stabilendo una lesione della loro professionalità. In seguito, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo che riconosceva ai medici una somma indennitaria. L'Agenzia delle Entrate ha però tassato tali importi applicando l'IRPEF sul reddito da lavoro dipendente. La Corte di Cassazione ha annullato la pretesa fiscale, accogliendo il ricorso dei lavoratori. I giudici hanno chiarito che il risarcimento per perdita di chance ristora un danno emergente e non sostituisce uno stipendio perso. Di conseguenza, queste somme non costituiscono reddito imponibile e non subiscono alcuna trattenuta fiscale.
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Perdita di chance: nessun fisco sul risarcimento
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un dirigente medico per tassare l'importo percepito da un'Azienda Sanitaria in seguito a un accordo transattivo. Il contenzioso originario riguardava la mancata attivazione del sistema di valutazione per l'attribuzione della retribuzione di risultato. Il Fisco riteneva la somma un reddito di lavoro dipendente soggetto a IRPEF, qualificandola come lucro cessante. I giudici tributari di merito hanno respinto le pretese fiscali. La Corte di Cassazione ha confermato l'esenzione fiscale dell'indennizzo. La Suprema Corte ha chiarito che il risarcimento per perdita di chance ha natura di danno emergente e reintegra la lesione della capacità professionale. Pertanto, la somma non sostituisce alcun reddito effettivo e non sconta alcuna imposta.
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Risarcimento per perdita di chance: il Fisco perde la tassa
Un dirigente medico ha stipulato un accordo transattivo con l'azienda sanitaria per chiudere una vertenza di lavoro. L'ente ospedaliero non aveva attivato il sistema di valutazione per la retribuzione di risultato, impedendo al dipendente di accrescere la propria professionalità. Il Fisco ha richiesto il pagamento dell'IRPEF sulle somme riconosciute, qualificandole come reddito da lavoro dipendente. Il lavoratore ha impugnato l'atto impositivo. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento della pretesa tributaria, ribadendo che il risarcimento per perdita di chance risarcisce un danno emergente e non un mancato guadagno. Di conseguenza, le somme incassate per riparare la perdita di opportunità professionale non sono soggette a tassazione.
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Tassazione perdita di chance: il risarcimento non è reddito
L'Agenzia delle Entrate ha recuperato a tassazione l'indennità erogata da un'Azienda Sanitaria a un Dirigente Medico a seguito di un accordo transattivo. Il datore di lavoro pubblico non aveva attivato il meccanismo degli obiettivi incentivanti, impedendo al dipendente di ottenere la retribuzione di risultato e di maturare progressi professionali. Il Fisco riteneva la somma un reddito da lavoro dipendente da tassare integralmente, mentre i giudici di merito ne avevano tassato la metà. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la tassazione perdita di chance non opera in questo caso. L'indennizzo ristora infatti un danno emergente, consistente nella lesione dell'occasione attuale di sviluppo lavorativo. Di conseguenza, l'intero importo percepito dal professionista non costituisce reddito e resta del tutto esente da imposte.
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Tassazione risarcimento perdita di chance: il Fisco perde
L'Agenzia delle Entrate ha preteso il pagamento dell'IRPEF su una somma ottenuta da un dirigente medico a seguito di un accordo transattivo con l'azienda sanitaria datrice di lavoro. L'ente sanitario non aveva attivato i meccanismi contrattuali per gli obiettivi incentivanti, causando al medico la lesione delle prospettive di carriera. L'amministrazione finanziaria considerava l'indennizzo come reddito di lavoro dipendente tassabile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, stabilendo che la tassazione risarcimento perdita di chance non si applica. Tale somma non compensa compensi non percepiti, bensì risarcisce come danno emergente la privazione dell'opportunità di sviluppo e miglioramento professionale del dipendente.
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Risarcimento perdita di chance: esente IRPEF la lesione
Alcuni dirigenti medici hanno ottenuto un risarcimento dal proprio datore di lavoro pubblico tramite un accordo transattivo. L'azienda sanitaria non aveva attivato i sistemi di valutazione previsti dal contratto collettivo, impedendo loro di accedere ai compensi incentivanti e di accrescere la propria carriera. L'Agenzia delle Entrate ha tassato l'indennizzo percepito considerandolo reddito da lavoro dipendente. I lavoratori hanno contestato l'accertamento fiscale sostenendo la natura non reddituale delle somme. La Corte di Cassazione ha dato ragione ai medici, stabilendo che il risarcimento perdita di chance ripara un danno emergente legato alla lesione della professionalità. Questa somma non sostituisce un mancato stipendio e, pertanto, non sconta l'IRPEF.
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Tassazione negata sul risarcimento per perdita di chance
L'Agenzia delle Entrate pretendeva di tassare tramite IRPEF le somme incassate da alcuni dirigenti medici a seguito di un accordo transattivo con l'ente sanitario datore di lavoro. L'azienda sanitaria non aveva mai attivato il sistema di valutazione per attribuire la retribuzione di risultato, impedendo ai sanitari di concorrere agli incentivi economici e di crescere sul piano lavorativo. Il Fisco riteneva tassabili tali importi qualificandoli come redditi di lavoro dipendente non percepiti. La Corte di Cassazione ha invece rigettato il ricorso erariale e confermato la totale esenzione fiscale delle somme. La Suprema Corte ha chiarito che il risarcimento per perdita di chance compensa la distruzione di un'opportunità professionale e rappresenta un danno emergente privo di natura reddituale. Pertanto, l'indennizzo non sostituisce un mancato stipendio e sfugge integralmente all'imposizione tributaria.
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Indennità di esclusività: accordo bloccato senza avallo
Un dirigente medico dipendente di un ente pubblico previdenziale ha agito in giudizio per ottenere il risarcimento del danno derivante dal mancato riconoscimento dell'attività intramoenia e della correlata indennità di esclusività. Il professionista lamentava l'inadempimento del datore di lavoro rispetto a un accordo regolamentare interno che disciplinava tale regime. Sia il Tribunale sia la Corte di Appello hanno respinto le pretese risarcitorie. I giudici hanno chiarito che l'accordo conteneva una clausola sospensiva espressa: la sua reale efficacia dipendeva dal rilascio della certificazione di compatibilità finanziaria da parte dei Ministeri vigilanti. Tale autorizzazione governativa non è mai intervenuta a causa di criticità rilevate dai ministeri competenti. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente il rigetto della domanda, stabilendo che le mere previsioni di bilancio dell'ente non superano il blocco ministeriale e non conferiscono al dipendente alcun diritto soggettivo all'indennità.
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Rivalsa assicurativa: paga la polizza ma il conto va al guidatore
Un automobilista privo di patente ha perso il controllo del proprio veicolo a Bologna, invadendo la corsia opposta e scontrandosi con una vettura in transito, una macchina in sosta e un palo della luce. La compagnia assicurativa ha risarcito integralmente i danni fisici e materiali causati alle vittime, versando oltre sedicimila euro. Subito dopo, la società ha attivato la rivalsa assicurativa contro il responsabile per recuperare ogni centesimo pagato. Il Tribunale di Bologna ha accertato la colpa esclusiva del conducente abusivo e la piena validità della clausola contrattuale di esclusione della copertura per guida senza abilitazione. L'automobilista è stato condannato a restituire l'intera somma di 16.640 euro alla compagnia, maggiorata degli interessi legali, delle spese di mediazione, delle perizie mediche e delle spese di giudizio.
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Risoluzione contratto stampa: mancata consegna copie
La Corte d’Appello ha decretato la risoluzione contratto stampa tra una casa editrice e una tipografia. Il fornitore non ha fornito prova della consegna di 1.000 copie su 1.500, configurando un grave inadempimento. La sentenza impone la restituzione dell'intero prezzo pagato e la riconsegna delle poche copie ricevute.
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Risarcimento danni sinistro stradale: la prova
Il Tribunale di Roma ha accolto parzialmente l'appello di un automobilista per il risarcimento danni sinistro stradale. La sentenza ha riconosciuto il rimborso di spese mediche documentate e compensi per assistenza legale stragiudiziale precedentemente negati, rigettando però le richieste di danno per rottamazione prive di idonea prova documentale.
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Evizione parziale: vizi taciuti e calcolo del rimborso
L'Acquirente compra un villaggio turistico scoprendo solo dopo la compravendita un ordine di demolizione pendente taciuto dalla Venditrice. L'Acquirente agisce in giudizio chiedendo la riduzione del prezzo per evizione parziale e il rimborso dei costi di progettazione inutilmente sostenuti. La Corte d'Appello riduce drasticamente l'indennizzo basandosi solo sui costi edili svalutati e rigetta le domande risarcitorie. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Acquirente. La Suprema Corte stabilisce che la riduzione del prezzo deve misurare l'effettiva perdita di utilità e valore economico dell'intero complesso, senza limitarsi a calcoli astratti sulle sole capanne demolite. Inoltre, dinanzi alla colpa conclamata della Venditrice che ha taciuto l'abuso, grava su quest'ultima l'onere probatorio di dimostrare l'assenza del nesso causale rispetto ai danni subiti dall'acquirente per la fallita riqualificazione.
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Furto aggravato del dipendente: condanna confermata in Cassazione
Un lavoratore sottraeva migliaia di capi di abbigliamento dal magazzino dell'azienda datrice. L'uomo registrava solo pochi articoli sui documenti di trasporto e prelevava la merce a casse chiuse, rivendendola poi a prezzi scontati e senza scontrino nel negozio della consorte. La Corte d'Appello confermava la condanna per furto aggravato dal danno di rilevante gravità, calcolato tra valore della merce sottratta e mancato guadagno per oltre centocinquantamila euro. L'imputato ricorreva in Cassazione contestando la regolarità delle notifiche per irreperibilità, la mancanza di testimoni diretti del furto, il conteggio economico del danno e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I Giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso, confermando la piena validità del processo e la condanna per il furto aggravato del dipendente, con pagamento delle spese processuali e risarcimento delle spese di difesa alla società costituita parte civile.
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Responsabilità precontrattuale: chi rompe le trattative paga
Un'azienda ha citato in giudizio la propria partner commerciale chiedendo il risarcimento dei danni per l'interruzione ingiustificata delle trattative dirette all'apertura di un punto vendita. La società danneggiata aveva già sostenuto ingenti spese per l'allestimento dei locali, l'acquisto di arredi, impianti di videosorveglianza e dotazioni informatiche, confidando nella conclusione del contratto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società fornitrice, confermando la sua responsabilità precontrattuale. La Suprema Corte ha ribadito che chi interrompe ingiustificatamente le trattative deve risarcire integralmente il danno emergente sofferto dalla parte incolpevole. Tale danno comprende tutte le spese documentate sostenute durante le trattative. La società recedente è stata quindi condannata al pagamento del risarcimento e delle spese legali.
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Mancata Promozione e Tassazione Risarcimento Perdita di Reddito: la Cassazione
Un Lavoratore, escluso da un concorso dirigenziale, ha ottenuto dai giudici amministrativi il risarcimento per il danno subito, inclusa la differenza retributiva e un danno non patrimoniale. L'Agenzia delle Entrate ha recuperato l'IRPEF su tali somme. La Commissione Tributaria Regionale ha ritenuto le somme non tassabili come danno emergente. La Cassazione, invece, ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che le somme risarcitorie che reintegrano una perdita di reddito (lucro cessante) sono soggette a tassazione. La sentenza ha chiarito i principi sulla Tassazione risarcimento perdita di reddito, rinviando il caso per una nuova valutazione che distingua tra le diverse tipologie di danno risarcito.
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Sospensione lavori e prova del danno: stop ai danni presunti
Un'impresa appaltatrice e un Ente Pubblico stipulano un contratto di appalto per la realizzazione di impianti. L'Ente Pubblico sospende i lavori dopo diciotto giorni per ragioni di interesse pubblico e successivamente revoca il finanziamento. L'impresa richiede il risarcimento dei danni. In sede arbitrale viene riconosciuto un indennizzo basato su calcoli presuntivi. La Corte d'Appello annulla il risarcimento. Il giudice di secondo grado afferma che in materia di sospensione lavori e prova del danno l'appaltatore deve dimostrare i pregiudizi concreti sostenuti. Senza l'allestimento del cantiere e senza spese documentate non spetta alcun indennizzo. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso proposto dalla società fiduciaria subentrata nei crediti, confermando l'assenza di risarcimento.
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Risarcimento Danni: Lucro Cessante Tassabile, Danno Emergente No
Un lavoratore, escluso ingiustamente da un concorso per la dirigenza, otteneva un risarcimento danni dall'ente. L'ente applicava la `tassazione risarcimento danni` (IRPEF) sulle somme erogate. Il lavoratore chiedeva il rimborso, sostenendo che le somme fossero danno emergente e non reddito. La Commissione Tributaria Regionale stabiliva che il danno patrimoniale (lucro cessante) era tassabile, mentre il danno esistenziale (danno emergente) no. La Cassazione ha confermato che le somme risarcitorie che sostituiscono redditi persi (lucro cessante) sono soggette a tassazione, anche se derivanti da `perdita di chance` se quantificate in base a redditi non percepiti. Le somme che riparano un pregiudizio diverso, come il danno morale o esistenziale (danno emergente), non sono tassabili. Il ricorso del lavoratore è stato respinto.
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Ritardo Consegna Plico: La Cassazione ridefinisce la Responsabilità del Vettore
L'Ente Pubblico ha affidato a uno Spedizioniere il recapito di un plico per una gara d'appalto, avvalendosi di un Vettore. Il plico è arrivato in ritardo di 13 minuti, causando l'esclusione dell'Ente dalla gara. L'Ente ha chiesto il risarcimento per danno emergente e perdita di chance. La Corte d'Appello aveva condannato il Vettore per responsabilità extracontrattuale, escludendo quella contrattuale dello Spedizioniere. La Cassazione ha cassato la sentenza. Ha ritenuto che la motivazione sulla responsabilità extracontrattuale del Vettore fosse insufficiente e che il contratto con lo Spedizioniere dovesse qualificarsi come "spedizione-trasporto", implicando la sua responsabilità contrattuale. La Suprema Corte ha così rinviato la causa per un nuovo esame della Responsabilità del vettore e dello spedizioniere.
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