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Credibilità intrinseca ed estrinseca

Definizione

La valutazione dell'attendibilità di una testimonianza. La credibilità intrinseca riguarda la coerenza e logicità del racconto, mentre quella estrinseca si basa su riscontri esterni (altre prove, testimonianze, documenti).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Condannato per rapina: la parola della vittima vale come prova
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata rapina e lesioni aggravate a carico di un imputato. La difesa sosteneva che la condanna si basasse unicamente sulle dichiarazioni della persona offesa, ritenute non credibili. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: le dichiarazioni della persona offesa possono essere sufficienti a fondare una condanna, a patto che il giudice ne valuti la credibilità con estremo rigore. In questo caso, il racconto della vittima è stato ritenuto affidabile, coerente e rafforzato da altri elementi come il riconoscimento fotografico e un successivo incontro fortuito. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Vittima muore prima del processo: la sua parola vale? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per rapina ed estorsione ai danni di una persona anziana. Il caso si fondava sulle dichiarazioni della persona offesa deceduta prima del processo, rendendo impossibile il suo esame in aula. La difesa sosteneva la violazione del diritto al contraddittorio. La Corte ha stabilito che le dichiarazioni sono utilizzabili ai sensi dell'art. 512 c.p.p. quando il decesso è un'impossibilità oggettiva e non un modo per sottrarsi al confronto. La validità di tali prove, però, dipende da una rigorosa valutazione della loro attendibilità, che i giudici di merito avevano correttamente effettuato trovando riscontri esterni. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Rapina impropria per un cellulare: anche la violenza verbale conta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per rapina impropria nei confronti di un soggetto che, dopo aver rubato un cellulare, aveva usato violenza verbale contro la vittima per assicurarsi la fuga con il maltolto. I giudici hanno respinto la richiesta di derubricare il reato a semplice furto, stabilendo un principio fondamentale: anche la sola minaccia verbale, se usata per mantenere il possesso del bene rubato, è sufficiente a configurare il più grave reato di rapina. La decisione si è basata anche sulla testimonianza della vittima, ritenuta pienamente attendibile perché coerente e supportata da prove esterne, come il riconoscimento fotografico tramite social network e i tabulati telefonici.
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