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Controricorrente

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Provvedimenti

Addebito separazione: l’infedeltà causa la crisi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19808/2023, ha rigettato il ricorso di un marito contro la sentenza che gli addebitava la separazione per violazione del dovere di fedeltà. La Corte ha stabilito che una relazione extraconiugale, prolungata e ostentata, costituisce una causa sufficiente per l'addebito separazione, anche a fronte di una precedente riconciliazione e di un'assoluzione in sede penale per altri fatti. La decisione sottolinea che l'infedeltà, se provata come causa diretta della rottura del matrimonio, giustifica l'attribuzione della colpa.
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Assegno di mantenimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19650/2023, ha rigettato il ricorso di una moglie che contestava la sentenza della Corte d'Appello di Perugia in una causa di separazione. La ricorrente lamentava l'errata individuazione del tribunale competente, vizi procedurali e un importo dell'assegno di mantenimento troppo basso (€200 mensili). La Suprema Corte ha confermato la decisione, stabilendo che la competenza si radica nell'ultima residenza comune dei coniugi e che la quantificazione dell'assegno era corretta, tenuto conto della breve durata del matrimonio e della capacità lavorativa della donna, pur con un reddito difficilmente quantificabile.
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Assegno divorzile: la prova della non autosufficienza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19306/2023, ha annullato la decisione che concedeva un assegno divorzile a un'ex coniuge basandosi solo sulla sua ridotta capacità lavorativa. La Corte ha stabilito che per ottenere l'assegno con funzione assistenziale è necessaria una verifica completa e rigorosa dell'effettiva non autosufficienza economica, considerando patrimonio mobiliare, immobiliare e altri redditi, non essendo sufficiente la sola condizione di salute.
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Assegno divorzile: motivi di ricorso inammissibili
Un ex marito ricorre in Cassazione contro la sentenza che conferma l'assegno divorzile di 1.200 euro a favore della ex moglie, lamentando vizi procedurali e una valutazione economica errata. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, dichiarando i motivi inammissibili per il mancato rispetto dei principi di specificità e autosufficienza richiesti per l'impugnazione, ribadendo le differenze tra rito ordinario e rito camerale.
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Remunerazione medici specializzandi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un medico che chiedeva un'indennità per la mancata remunerazione durante la scuola di specializzazione. La decisione si fonda sul fatto che il diritto alla remunerazione medici specializzandi, secondo le direttive UE, sorge solo se la specializzazione è riconosciuta in almeno due Stati membri. Il ricorrente non ha fornito la prova di tale requisito, che costituisce un elemento fondamentale del diritto reclamato.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione decide
Un gruppo di medici, specializzatisi tra il 1978 e il 1993 senza ricevere remunerazione, ha citato in giudizio lo Stato per il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6730/2023, ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il loro diritto era prescritto. La Corte ha ribadito che il termine decennale di prescrizione per i medici specializzandi decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della legge n. 370/1999. È stato chiarito che l'incertezza sulla giurisdizione o sulla qualificazione giuridica dell'azione non costituisce un impedimento legale in grado di sospendere la prescrizione.
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Medici specializzandi: risarcimento anche pre-1983
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16065/2023, ha rigettato il ricorso della Presidenza del Consiglio dei Ministri, confermando il diritto al risarcimento per i medici specializzandi che, pur avendo iniziato la formazione prima del 1983, l'hanno proseguita oltre tale data. La Corte ha stabilito che la mancata attuazione di direttive europee genera un diritto al risarcimento a partire dal 1° gennaio 1983, data ultima per il recepimento della normativa. Viene inoltre dichiarata inammissibile la censura relativa alla prescrizione, ribadendo l'applicazione del termine decennale.
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Autonoma organizzazione: IRAP e studio associato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un professionista che chiedeva il rimborso dell'IRAP per le sue attività autonome svolte parallelamente a quelle nell'ambito di uno studio associato. Secondo la Corte, il professionista non ha fornito la prova di non essersi avvalso della complessa struttura dello studio (la cosiddetta autonoma organizzazione) anche per le sue attività individuali. L'onere di dimostrare tale separazione, e quindi l'assenza del presupposto impositivo, spetta unicamente al contribuente.
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Rimborso IRAP: quando si presume l’organizzazione?
Un professionista ha richiesto il rimborso dell'IRAP per un decennio, sostenendo di non avere un'autonoma organizzazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la partecipazione a uno studio associato crea una presunzione di utilizzo della sua struttura organizzativa. L'onere di provare il contrario, e quindi di non aver beneficiato di tale struttura per la propria attività individuale, spetta interamente al contribuente che chiede il rimborso IRAP.
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Valore area edificabile: i vincoli urbanistici
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni contribuenti che contestavano un avviso di accertamento ICI. La Corte ha stabilito che, per determinare il valore area edificabile, i vincoli urbanistici non eliminano la natura edificabile del terreno e quindi la sua tassabilità, ma incidono unicamente sulla sua valutazione economica. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una rivalutazione dei fatti, compito non spettante alla Corte di legittimità.
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Limite contratti a termine: no deroga senza stagionalità
La Corte di Cassazione ha confermato la conversione di contratti a termine in un rapporto a tempo indeterminato nel settore aeroportuale. La Corte ha stabilito che la deroga al limite contratti a termine di 36 mesi per attività stagionali non si applica se il contratto collettivo si limita a un rinvio generico all'attività del settore, senza specificare quali mansioni abbiano una reale e distinta natura stagionale rispetto a quelle con semplici picchi di lavoro.
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Attività stagionale: limiti ai contratti a termine
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9243/2023, ha stabilito che per derogare al limite massimo di 36 mesi per i contratti a termine, non è sufficiente una generica qualificazione di un settore come stagionale da parte della contrattazione collettiva. È necessaria una specifica individuazione delle mansioni che costituiscono un'effettiva attività stagionale, distinta da quella continuativa con semplici picchi di lavoro. Nel caso di specie, riguardante una società di servizi aeroportuali, la Corte ha confermato la conversione dei contratti in rapporti a tempo indeterminato per superamento del limite legale.
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Correzione errore materiale: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza, ha disposto la correzione di errore materiale in una propria precedente sentenza. L'errore consisteva nell'aver riportato in modo inesatto le conclusioni del Procuratore Generale. La Corte ha chiarito che si trattava di un evidente 'lapsus calami' non incidente sul contenuto sostanziale della decisione, la cui motivazione era già chiara e argomentata. Pertanto, ha ordinato la rettifica del testo senza modificare la sostanza del giudicato.
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Autonoma organizzazione: quando il medico paga l’IRAP
Un medico pediatra ha contestato il pagamento dell'IRAP per gli anni 1998-2000, sostenendo la mancanza di autonoma organizzazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'imposta era dovuta. La decisione si è basata sulla presenza di beni strumentali di valore ingente e sull'impiego di collaboratori esterni, elementi ritenuti eccedenti il minimo indispensabile per l'esercizio della professione. L'ordinanza ribadisce che l'onere di provare l'assenza di tale organizzazione spetta al contribuente che chiede il rimborso.
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Riduzione tassa rifiuti: quando il servizio non c’è
Una società manifatturiera contesta una tassa sui rifiuti (TARSU) sostenendo che il servizio di raccolta comunale è assente nella sua zona industriale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2879/2023, stabilisce che in caso di mancata erogazione del servizio non spetta un'esenzione totale, ma una significativa riduzione della tassa rifiuti. Il caso è stato rinviato per calcolare l'esatta percentuale di riduzione, che non può superare il 40% della tariffa ordinaria.
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Riduzione TARI: quando spetta per servizio incompleto
Una società operante in un grande polo logistico, dove il servizio comunale di raccolta rifiuti era assente, si è vista negare la riduzione TARI dalla Commissione Tributaria Regionale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la riduzione TARI fino al 40% della tariffa ordinaria è un diritto del contribuente quando il servizio non viene effettuato in una determinata 'zona', anche se privata. La Corte ha chiarito che tale riduzione è obbligatoria per legge e spetta al contribuente provare l'assenza del servizio.
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Assimilazione rifiuti speciali: la delibera illegittima
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso relativo alla tassa sui rifiuti (TARSU), chiarendo le conseguenze dell'illegittimità di una delibera comunale sull'assimilazione rifiuti speciali. La Corte ha stabilito che un regolamento che assimila i rifiuti speciali agli urbani basandosi solo su un criterio qualitativo, senza prevedere un limite quantitativo, è illegittimo e deve essere disapplicato dal giudice tributario. Tuttavia, la disapplicazione non comporta l'esenzione totale dalla tassa, ma l'applicazione di un regime di tassazione ridotta per le aree in cui tali rifiuti sono prodotti, a condizione che il contribuente provi di averli smaltiti autonomamente.
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Risarcimento medici specializzandi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4350/2023, ha rigettato il ricorso di un gruppo di medici che chiedevano un risarcimento maggiore per la mancata retribuzione durante la specializzazione prima del 1991. La Corte ha confermato la sua giurisprudenza costante, stabilendo che il corretto criterio per il risarcimento medici specializzandi è quello equitativo previsto dalla L. 370/99, e non l'importo superiore fissato dal D.Lgs. 257/91, a causa delle differenze normative ed economiche tra i periodi.
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Inserimento GAE diploma magistrale: la Cassazione nega
Una docente in possesso di diploma magistrale, conseguito prima dell'anno scolastico 2001/2002, ha richiesto di essere inserita nelle Graduatorie ad Esaurimento (GAE). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il solo possesso del titolo, sebbene abilitante, non è un requisito sufficiente per l'inserimento GAE diploma magistrale, poiché tali graduatorie sono state chiuse a nuovi ingressi dalla legge n. 296/2006. La finalità della norma era quella di stabilizzare il personale precario già presente nel sistema, non di ampliarlo.
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Lavoro pubblico: risarcimento per abuso contratti
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una lavoratrice del settore pubblico impiegata per anni con contratti a termine. Pur ribadendo che nel lavoro pubblico l'abuso di tali contratti non comporta la conversione automatica in un rapporto a tempo indeterminato (stabilizzazione), ha sancito il diritto della lavoratrice al risarcimento del danno. La Corte ha chiarito che la normativa regionale non può derogare alla disciplina europea e nazionale che tutela i lavoratori precari, annullando la precedente decisione della Corte d'Appello e rinviando il caso per la quantificazione del danno.
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