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Condanna in futuro

Definizione

Provvedimento del giudice che ordina di pagare somme che scadranno solo dopo la sentenza (come i canoni di affitto fino al rilascio dell'immobile).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Risoluzione contratto locazione: esproprio non ferma l’affitto
Il caso riguarda una controversia tra il proprietario di un immobile commerciale e l'affittuario. Quest'ultimo ha interrotto il pagamento dell'affitto lamentando la perdita di un'area esterna per esproprio stradale, per cui il proprietario aveva già ricevuto un indennizzo. L'affittuario ha chiesto la risoluzione del contratto di locazione per inadempimento del locatore. Il proprietario ha risposto chiedendo la risoluzione per morosità dell'inquilino. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'affittuario. I giudici hanno confermato che la riduzione parziale del godimento dell'immobile non giustifica il totale mancato pagamento dei canoni. Inoltre, l'inquilino deve pagare l'affitto concordato fino all'effettiva riconsegna del locale, anche dopo la fine del contratto.
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Responsabilità associazione non riconosciuta: l’ex presidente paga
Una palestra gestita da un'associazione sportiva viene concessa in sublocazione da una società. A causa del mancato pagamento dei canoni, la società attiva la clausola risolutiva espressa e avvia lo sfratto. La Corte d'Appello condanna l'associazione e, in solido, il suo ex presidente che aveva firmato il contratto. La Cassazione conferma la decisione, rigettando sia il ricorso dell'ex presidente sia quello incidentale della società per ulteriori danni. La Corte ribadisce il principio della responsabilità associazione non riconosciuta ex art. 38 c.c.: chi firma il contratto in nome dell'ente risponde personalmente e solidalmente dei debiti, anche se cessa dalla carica di presidente, poiché la sua responsabilità ha natura di garanzia ex lege assimilabile alla fideiussione.
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Risarcimento danni per mancata assunzione: l’azienda paga ancora
Un lavoratore ottiene una sentenza definitiva che riconosce il suo diritto all'assunzione e al risarcimento dei danni fino al 2008. Poiché l'azienda continua a non assumerlo, il lavoratore avvia una nuova causa per chiedere il risarcimento danni per mancata assunzione per il periodo successivo, dal 2008 al 2011. La Corte d'Appello condanna l'azienda al pagamento di oltre 85.000 euro. L'azienda ricorre in Cassazione, sostenendo che il risarcimento non potesse estendersi oltre la prima sentenza. La Suprema Corte respinge il ricorso: l'inadempimento dell'azienda è continuato nel tempo e, non essendo ammissibili condanne per danni futuri non ancora verificatisi, il lavoratore doveva necessariamente proporre una nuova azione giudiziaria per tutelare i propri diritti.
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