Un uomo, condannato per un reato commesso con un complice, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo di non sapere che il suo socio fosse minorenne. La Corte Suprema ha respinto il suo ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno stabilito che le corti precedenti avevano già motivato in modo corretto e sufficiente che l'età del complice era facilmente riconoscibile. Di conseguenza, è stata confermata l'applicazione dell'aggravante della minore età, che comporta un aumento di pena. L'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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