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Compenso Dell'Amministratore Giudiziario

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Compenso dell’amministratore giudiziario: la competenza
Un Tribunale locale ha liquidato l'importo economico spettante a un professionista incaricato di gestire beni sequestrati nell'ambito di una misura di prevenzione. Il soggetto destinatario del sequestro ha contestato la liquidazione, proponendo opposizione. Il Tribunale ha tuttavia dichiarato la propria incompetenza, ritenendo competente la Corte di appello. La Corte di appello ha a sua volta rifiutato il caso, sollevando un formale conflitto di competenza davanti alla Corte di Cassazione. I Supremi Giudici hanno stabilito che l'impugnazione del compenso dell'amministratore giudiziario promossa dal cittadino sottoposto a sequestro spetta al capo dell'ufficio giudiziario che ha emesso il decreto originario. Solo il professionista incaricato gode della corsia preferenziale davanti alla Corte di appello. La Cassazione ha quindi dichiarato la competenza del Tribunale locale.
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Compenso dell’amministratore giudiziario: decide la sezione civile
L'Amministratore Giudiziario ha impugnato il decreto della Corte d'Appello che determinava il proprio compenso dell'amministratore giudiziario per la gestione di beni sequestrati. Il professionista lamentava l'errata applicazione delle tariffe professionali e dei criteri di calcolo. La Quarta Sezione Penale della Corte di Cassazione, esaminando il ricorso, ha rilevato una questione preliminare di competenza. La Corte ha stabilito che le controversie riguardanti il compenso dell'amministratore giudiziario e degli altri ausiliari del giudice hanno natura esclusivamente civile, anche se originano da procedimenti penali o di prevenzione. Di conseguenza, la trattazione del ricorso spetta alle Sezioni Civili della Suprema Corte. I giudici hanno quindi rimesso gli atti al Primo Presidente per la riassegnazione del caso alla sezione competente, confermando la natura civile del diritto al compenso.
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Compenso dell’amministratore giudiziario: no a tariffe da custode
Una professionista, nominata custode di un complesso alberghiero sequestrato, ha chiesto la liquidazione delle sue spettanze per l'attività di gestione svolta dal 2011 al 2017. Il Tribunale ha liquidato una somma giornaliera basandosi sulla mera custodia conservativa e applicando l'art. 2233 c.c. La professionista ha fatto ricorso, sostenendo che l'attività svolta fosse di vera e propria gestione aziendale produttiva. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per la determinazione del compenso dell'amministratore giudiziario di un'azienda attiva si devono applicare le tariffe specifiche per gli amministratori giudiziari (d.P.R. n. 177/2015) e non i criteri generici della semplice custodia. La causa è stata rinviata al Tribunale per un nuovo calcolo.
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