Definizione
La retribuzione spettante al Consulente Tecnico d'Ufficio, un esperto nominato dal giudice per fornire valutazioni tecniche necessarie alla decisione di una causa.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 37 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 52% dei casi il ricorso è stato rigettato.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 36%
- Rigettato 52%
- Inammissibile 3%
- Estinto 3%
- Altro 6%
Provvedimenti per anno
2019
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 292%
- Civile Sez. 15%
- Civile Sez. 63%
Precedenti più richiamati
- Cass. 7632/2006in 5 provvedimenti
- Cass. 29876/2019in 3 provvedimenti
- Cass. 10367/2021in 3 provvedimenti
- Cass. 6414/2007in 4 provvedimenti
- Cass. 7636/2019in 4 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
La Corte d'Appello ha esaminato l'opposizione presentata da una parte privata ammessa al beneficio del patrocinio a spese dello Stato contro il decreto di liquidazione dell'onorario di un perito nominato dall'autorità giudiziaria. Il decreto originario aveva posto il compenso del CTU a carico solidale di tutte le parti in causa. Il ricorrente ha contestato tale addebito, chiedendo che la spesa gravasse sull'Erario e invocando il dimezzamento della tariffa. I giudici hanno accolto parzialmente il ricorso. Il collegio ha stabilito che lo Stato subentra direttamente nella posizione del soggetto ammesso al beneficio. L'Erario risponde quindi in solido con le altre parti non ammesse. Il perito non può richiedere alcuna somma alla parte non abbiente, ma non subisce alcuna riduzione forzata del proprio credito.
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Un professionista ha contestato il compenso del CTU liquidato dal Tribunale per una perizia legata a lavori edili in un condominio. Il giudice aveva calcolato l'onorario a percentuale sul valore totale delle opere anziché sul valore effettivo della causa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, stabilendo che il compenso del CTU deve essere calcolato in base al valore della controversia (determinato dalla domanda) e non sull'intero valore delle opere. Inoltre, la Corte ha chiarito che l'attività prevalente del perito era di tipo contabile e documentale, richiedendo l'applicazione di tariffe specifiche e non di quelle generali sulle costruzioni edilizie. La causa è stata rinviata al Tribunale per una nuova liquidazione.
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Due committenti si sono opposti alla liquidazione del compenso del CTU, un geometra, sostenendo che il grave ritardo nel deposito della perizia azzerasse il suo diritto al pagamento. Il Tribunale ha ridotto parzialmente la somma calcolata a tempo (vacazioni), escludendo le ore non giustificate ma riconoscendo l'impatto della pandemia e della complessità del caso. I committenti hanno proposto ricorso in Cassazione, chiedendo un'ulteriore riduzione di un terzo e la condanna del professionista alle spese legali. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il ritardo non azzera il compenso del CTU per l'opera validamente svolta e che la riduzione parziale della somma richiesta non rende il consulente soccombente, giustificando la compensazione delle spese di lite.
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Una società ha contestato la liquidazione del compenso del CTU nominato per accertare vizi in una fornitura di carta. Il Tribunale aveva liquidato la tariffa massima e, contemporaneamente, raddoppiato l'importo a causa della complessità degli accertamenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che il compenso del CTU non può essere raddoppiato utilizzando la stessa motivazione di complessità già usata per concedere i massimi tariffari. Per raddoppiare l'onorario occorre una difficoltà eccezionale e distinta. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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La Corte di Cassazione affronta un caso nato dalla contestazione sul compenso del CTU, nominato in una causa per vizi di un immobile. I proprietari dell'immobile, condannati in solido con l'impresa costruttrice al pagamento della parcella del perito, avevano impugnato il provvedimento di liquidazione. Giunti davanti alla Suprema Corte, le parti hanno però raggiunto un accordo transattivo. Di conseguenza, i ricorrenti hanno rinunciato al ricorso. La Corte ha quindi dichiarato estinto il giudizio, senza decidere nel merito. La sentenza chiarisce che la rinuncia al ricorso, a seguito di un accordo, chiude definitivamente il processo, senza condanna alle spese e senza applicazione di sanzioni.
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Una coppia di committenti si opponeva alla parcella liquidata a un Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU), nominato per valutare i difetti di costruzione della loro villa. I committenti ritenevano il compenso eccessivo e, soprattutto, non giustificato dal giudice. La Corte di Cassazione ha dato loro ragione, stabilendo un principio fondamentale: la decisione sul compenso CTU deve essere sempre motivata in modo chiaro e dettagliato. Il giudice non può limitarsi a indicare una cifra, ma deve spiegare come ha calcolato le ore di lavoro (vacazioni) e perché ha eventualmente concesso un aumento per la complessità dell'incarico. Una liquidazione senza motivazione è illegittima perché arbitraria. La Corte ha quindi annullato la decisione e rinviato il caso a un nuovo giudice per una valutazione corretta.
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Un proprietario di immobile si opponeva al decreto di liquidazione del compenso CTU, ritenendolo eccessivo. La controversia nasceva da una causa con il proprio inquilino per il rimborso di spese di manutenzione. Il proprietario sosteneva che il calcolo dovesse basarsi su tariffe per stime immobiliari, più basse. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la perizia aveva natura 'contabile e fiscale', poiché analizzava detrazioni e rapporti di dare-avere tra le parti. Di conseguenza, il compenso CTU è stato calcolato correttamente con i parametri più alti previsti per questa specifica materia, confermando la decisione precedente e condannando il proprietario al pagamento delle spese.
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Una banca si oppone alla liquidazione del compenso di un Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU), ritenuto eccessivo. Il Tribunale aveva considerato la perizia iniziale e i successivi chiarimenti come due incarichi distinti, di fatto duplicando la parcella. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della banca, stabilendo un principio fondamentale: il **compenso CTU** è onnicomprensivo. Le richieste di integrazione o chiarimento non costituiscono un nuovo incarico, ma fanno parte dell'attività originaria. Di conseguenza, non spetta un secondo pagamento. La Corte ha annullato la decisione e ha rinviato il caso al Tribunale per un nuovo calcolo corretto.
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La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un professionista riguardante la liquidazione del proprio Compenso CTU in una causa su un appalto pubblico. Nonostante il quesito fosse articolato in 50 punti, i giudici hanno stabilito che l'onorario deve essere unitario se le indagini sono interdipendenti e riferite a un'unica vicenda contrattuale. La Corte ha chiarito che la pluralità di domande non comporta automaticamente una pluralità di compensi, confermando la legittimità di un calcolo basato su un unico parametro tariffario, pur applicando gli scaglioni massimi e il raddoppio per complessità.
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La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della revoca del **Compenso CTU** in un caso in cui l'elaborato peritale è risultato incompleto e inutile. Un esperto incaricato della stima di un immobile in una procedura esecutiva aveva rilevato l'abusività del bene, dichiarandolo incommerciabile, ma senza indicare i rimedi necessari per ripristinarne la regolarità. Il Tribunale aveva revocato il decreto di liquidazione poiché la perizia non permetteva la prosecuzione della vendita forzata. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice dell'opposizione deve verificare se l'opera sia rispondente ai quesiti e completa, potendo negare il pagamento se l'attività è elusiva del mandato.
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La Corte di Cassazione ha chiarito i criteri per la liquidazione del compenso CTU in seguito a un ricorso relativo a un accertamento tecnico su impianti di domotica. La Corte ha stabilito che non è ammesso il cumulo degli onorari previsti dagli articoli 11 e 12 delle tabelle ministeriali quando le attività svolte sono interdipendenti e riferite al medesimo oggetto. Inoltre, è stato sancito che i compensi per gli ausiliari del consulente devono essere calcolati in base alle tabelle legali e non secondo i prezzi di mercato o i preventivi, salvo espresso accordo tra le parti.
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La Corte di Cassazione ha stabilito che il Compenso CTU deve essere calcolato in base al valore della domanda giudiziale e non sulla base della somma effettivamente accertata dal consulente. Nel caso in esame, un professionista contabile aveva contestato la liquidazione del proprio onorario, ridotto dal Tribunale poiché l'indagine aveva accertato un credito inferiore rispetto alla pretesa iniziale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, riaffermando che il parametro di riferimento per gli scaglioni tariffari è il valore della lite indicato nell'atto di citazione.
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La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un decreto di liquidazione del Compenso CTU emesso dopo che la procedura esecutiva immobiliare era stata dichiarata estinta. Una società creditrice ha contestato il provvedimento ritenendolo abnorme, poiché emesso in carenza di potere. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività. Il principio cardine applicato è quello dell'equipollenza: la precedente notifica di un'opposizione (seppur errata nel rito) dimostra la piena conoscenza legale del provvedimento, facendo scattare il termine breve di 60 giorni per il ricorso straordinario in Cassazione.
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La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della riduzione del compenso CTU operata in sede di opposizione. Il caso riguardava una perizia suppletiva per la quale era stato inizialmente liquidato un importo elevato, poi ridotto drasticamente dal Tribunale applicando il criterio delle vacazioni. La Suprema Corte ha ribadito che, per le integrazioni peritali che non rientrano in specifiche tariffe proporzionali, il calcolo a tempo basato sulle ore effettive è il metodo corretto e insindacabile se motivato.
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Tre professionisti hanno impugnato il decreto di liquidazione del loro **Compenso CTU** relativo a una complessa perizia in ambito di misure di prevenzione. I ricorrenti lamentavano il mancato riconoscimento di tariffe cumulate e la mancata valutazione dei singoli flussi monetari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la valutazione del patrimonio deve essere unitaria e globale. La decisione ribadisce che la complessità dell'incarico incide sugli scaglioni tariffari ma non muta i criteri di calcolo stabiliti dalla legge.
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La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un privato contro la liquidazione del compenso CTU ritenuto eccessivo. Il Tribunale aveva erroneamente confermato un importo di 7.000 euro per la stima di un patrimonio, ignorando l'obbligo di riduzione alla metà previsto dalla normativa per tale tipologia di incarico. Inoltre, il giudice dell'opposizione era incorso in ultra-petizione, pronunciandosi sulla validità della perizia anziché limitarsi al profilo economico del decreto di pagamento. La sentenza chiarisce che il compenso CTU deve rispettare rigorosamente i tetti massimi tariffari.
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La Corte di Cassazione ha chiarito i criteri per determinare il compenso CTU in una causa di responsabilità contro organi sociali. Se l'incarico peritale è finalizzato a un risultato unitario, come la quantificazione del danno complessivo, il compenso deve essere liquidato globalmente e non per singole operazioni. La Corte ha inoltre ribadito che tutte le parti del giudizio sono obbligate in solido al pagamento del consulente, anche se il processo si estingue per transazione, purché l'attività sia iniziata. Nel giudizio di opposizione alla liquidazione, tutte le parti originarie devono essere coinvolte come litisconsorti necessari.
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La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della riduzione del **compenso CTU** operata dal Tribunale nei confronti di un professionista che non aveva completato integralmente l'incarico. Nonostante il deposito di diverse relazioni, l'ausiliario non aveva risposto a un quesito integrativo fondamentale, rendendo necessaria la sua sostituzione. La Suprema Corte ha chiarito che, sebbene il giudice della liquidazione non possa dichiarare la nullità della perizia (compito spettante al giudice del merito), egli ha il potere di ridurre l'onorario se l'attività risulta deficitaria o incompleta, pur avendo mantenuto una parziale utilità per il processo.
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La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una procedura fallimentare riguardante la liquidazione del compenso CTU. Il ricorrente contestava la sommatoria dei compensi per tre diversi quesiti, sostenendo l'unicità dell'incarico. La Suprema Corte ha stabilito che, in presenza di indagini autonome e non interdipendenti, è legittima la liquidazione separata degli onorari. Inoltre, ha condannato il ricorrente per abuso del processo a causa della manifesta infondatezza del ricorso.
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La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della liquidazione del Compenso CTU operata dal Tribunale in merito a una perizia grafologica. Il ricorrente contestava il numero di vacazioni riconosciute, sostenendo che il calcolo dovesse basarsi esclusivamente sulle ore documentate nel fascicolo telematico. La Suprema Corte ha invece ribadito che il giudice gode di un prudente apprezzamento nel determinare il numero di ore necessarie, includendo non solo le attività partecipate dalle parti, ma anche lo studio, l'ideazione e la stesura della relazione. È stata inoltre confermata la legittimità della compensazione delle spese legali in caso di accoglimento parziale dell'opposizione.
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