LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Coartazione

Definizione

Costrizione della volontà di una persona, ottenuta tramite violenza o minaccia, che la obbliga a fare, tollerare o omettere qualcosa contro il proprio volere.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 58 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 66% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 16%
  • Rigettato 16%
  • Inammissibile 66%
  • Altro 2%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 257%
  • Penale Sez. 727%
  • Penale Sez. 516%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 29215/2020in 5 provvedimenti
  • Cass. 46084/2015in 6 provvedimenti
  • Cass. 23888/2020in 5 provvedimenti
  • Cass. 21974/2017in 5 provvedimenti
  • Cass. 28389/2017in 3 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Finto rapimento: differenza tra truffa ed estorsione
Una donna ha convinto un uomo a versare denaro fingendo di essere ostaggio di pericolosi malviventi pronti a ucciderla. I giudici di merito hanno condannato l'imputata per estorsione continuata, ordinando anche il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha invece chiarito la differenza tra truffa ed estorsione in caso di minaccia ingannevole. Se il male prospettato riguarda un pericolo inesistente verso chi chiede il denaro e non minaccia direttamente la vittima, il fatto costituisce truffa e non estorsione. Di conseguenza, i supremi giudici hanno riqualificato i reati in truffa, dichiarandoli estinti per prescrizione sotto il profilo penale, ma hanno confermato l'obbligo di risarcimento civile verso la vittima.
Continua »
Violenza sessuale di minore gravità: intimidazione e pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di violenza sessuale. I giudici di merito avevano ridotto la sanzione a due anni, due mesi e venti giorni di reclusione riconoscendo il vizio parziale di mente e la violenza sessuale di minore gravità. L'imputato contestava la mancata concessione del massimo sconto di pena e il diniego delle attenuanti generiche. Secondo la difesa, esisteva contraddizione tra la modesta coartazione subita dalla vittima e le condotte invasive contestate. La Suprema Corte ha chiarito che non vi è alcun contrasto logico: il danno patito dalla vittima differisce dal comportamento intimidatorio tenuto dal colpevole. I giudici hanno inoltre confermato che la sola assenza di precedenti penali non basta per concedere le circostanze attenuanti generiche, condannando l'uomo a tremila euro per la Cassa delle ammende.
Continua »
Violenza sessuale per costrizione anche senza forza fisica
Un uomo ha subito la condanna definitiva a cinque anni di reclusione per maltrattamenti e violenza sessuale aggravata. L'imputato ha presentato ricorso sostenendo l'assenza di violenza fisica e contestando la violenza sessuale per costrizione, isolando le parole della persona offesa che ripeteva «non mi va, non mi va». La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il dissenso esplicito esclude ogni consenso. La costrizione comprende anche l'intimidazione psicologica e l'approfittamento della prostrazione morale della vittima, senza richiedere una violenza fisica continua o l'annullamento totale della volontà. L'imputato deve scontare la pena e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Carte di credito di provenienza illecita: basta il possesso
L'Imputato ha minacciato una donna di diffondere sue immagini riservate se non gli avesse inviato le fotografie delle carte di credito di terzi. Il giudice di secondo grado ha qualificato la condotta come violenza per costringere a commettere un reato e detenzione di carte di credito di provenienza illecita. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che scattare foto non costituisca reato e che mancavano sia l'uso effettivo del denaro sia la denuncia dei titolari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il semplice possesso dei dati riservati relativi a carte di credito di provenienza illecita integra un reato autonomo. L'effettivo utilizzo dei fondi o la presenza di una formale denuncia non sono requisiti necessari per la condanna.
Continua »
Dal furto al reato di rapina: bloccare la porta d’auto è violenza
Un uomo ha bloccato la portiera dell'auto di un'anziana donna di novantatré anni, impedendole di chiuderla e riaprendola con il pretesto di vendere merce. Questa condotta ha paralizzato la donna nell'abitacolo, consentendo al complice di rubare la borsa dal sedile passeggero. Il Tribunale del Riesame ha derubricato il fatto a furto pluriaggravato, revocando il carcere. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero, chiarendo che integra il reato di rapina qualsiasi limitazione, anche indiretta o su cose, idonea a ridurre l'autonomia e la libertà di movimento della vittima. L'ordinanza è stata quindi annullata con rinvio.
Continua »
Violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia ai danni della convivente. L'imputato contestava la credibilità della vittima, la mancata riapertura dell'istruttoria in appello e la procedibilità del reato di lesioni a seguito di rimessione della querela. I giudici di legittimità hanno confermato la condanna a quattro anni e quattordici giorni di reclusione. La Corte ha chiarito che la testimonianza della persona offesa è pienamente attendibile e che per configurare il reato sessuale è sufficiente la coartazione psicologica o lo stato di prostrazione della vittima, senza necessità di violenza fisica continuata. Inoltre, le lesioni collegate ai maltrattamenti sono perseguibili d'ufficio. Il ricorrente deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Reato di estorsione e finta protezione: condanna confermata
La vicenda riguarda un uomo condannato per il reato di estorsione e tentata truffa. L'autore del fatto ha convinto la persona offesa a versare denaro, fingendo che ignoti malavitosi fossero responsabili di attentati e danneggiamenti ai suoi danni. L'imputato si è proposto come falso intermediario per bloccare le intimidazioni. La vittima ha pagato la prima somma sotto minaccia e paura. In seguito la persona offesa ha scoperto l'inganno e ha avvertito le forze dell'ordine per la consegna della seconda quota. La Corte d'Appello ha confermato la responsabilità penale, riducendo la pena dopo aver riqualificato il secondo episodio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, convalidando la distinzione tra la costrizione iniziale e il raggiro successivo sventato dalle autorità.
Continua »
Reato di violenza privata: rubare le chiavi blocca l’autobus
Due passeggeri hanno aggredito il conducente di un autobus di linea. Uno di loro si è impossessato con prepotenza delle chiavi del mezzo, spegnendo il motore e impedendo la ripartenza per alcuni minuti. L'altro ha minacciato l'autista con un coltello. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per entrambi. In particolare, ha stabilito che sottrarre le chiavi del veicolo integra il reato di violenza privata, poiché limita temporaneamente la libertà di movimento e di scelta del conducente, costringendolo a subire l'interruzione del servizio. I ricorsi dei due imputati sono stati dichiarati inammissibili, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Delitto di estorsione: condanna definitiva senza violenza fisica
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il delitto di estorsione nei confronti di un soggetto che aveva costretto la vittima a subire una perdita patrimoniale per ottenere un ingiusto profitto. La difesa chiedeva di riqualificare il fatto come semplice violenza privata, sostenendo l'assenza di una forza intimidatrice sufficiente. I giudici hanno respinto la richiesta, chiarendo che la violenza o minaccia finalizzata a un profitto economico configura sempre il delitto di estorsione, a prescindere dall'intensità della coartazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Violenza privata: basta un attimo per far scattare la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un cittadino per i reati di oltraggio a pubblico ufficiale, danneggiamento e violenza privata. Il ricorrente contestava la sussistenza di quest'ultimo reato, ritenendo la condotta priva dei requisiti necessari. I giudici hanno invece ribadito che il delitto di violenza privata si configura con qualsiasi mezzo idoneo a privare la vittima della propria libertà di scelta e di azione, costringendola a subire o fare qualcosa contro la propria volontà. La brevità temporale dell'azione è irrilevante, poiché si tratta di un reato istantaneo che si consuma non appena si verifica il turbamento psicologico e la limitazione della libertà altrui. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando l'imputato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di rapina: la violenza fisica e psichica che condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di rapina e lesioni personali a carico di un uomo. L'imputato aveva contestato la sussistenza degli elementi della rapina, ma i giudici hanno ribadito che la violenza necessaria a configurare il reato di rapina comprende qualsiasi energia fisica, diretta o indiretta, o atto di coartazione fisica o psichica che annulli o limiti la capacità di autodeterminazione della vittima. Anche l'offerta risarcitoria tardiva è stata ritenuta correttamente valutata solo per le attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Estorsione aggravata: la Cassazione annulla la scarcerazione
Il Procuratore della Repubblica ha impugnato l'ordinanza con cui il Tribunale del Riesame aveva annullato la custodia cautelare in carcere per un indagato, accusato di concorso in estorsione aggravata dal metodo mafioso. Secondo l'accusa, l'indagato aveva costretto il direttore di un villaggio turistico ad assumere soggetti vicini alla criminalità organizzata e ad affidare il servizio lavanderia a una specifica ditta. Il Tribunale aveva escluso i gravi indizi valorizzando solo una dichiarazione della vittima che parlava di semplici suggerimenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore, rilevando che il giudice del riesame ha omesso di valutare l'intero quadro indiziario, comprese le altre dichiarazioni della vittima sulle minacce subite e le intercettazioni telefoniche. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Rapina impropria: lo strattone per fuggire costa la condanna
Un uomo, dopo aver rubato una felpa in un negozio rimuovendo il dispositivo antitaccheggio, è stato sorpreso da un addetto alla sicurezza. Nel tentativo di fuggire, il ladro si è divincolato con forza dalla presa del vigilante, facendolo cadere a terra insieme a lui. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata rapina impropria. I giudici hanno stabilito che anche il solo divincolarsi o dare uno strattone per sfuggire alla cattura integra l'elemento della violenza necessario per configurare il reato di rapina impropria. Non rileva l'intensità della forza fisica esercitata, in quanto è sufficiente qualsiasi energia impiegata per vincere la resistenza di chi cerca di ostacolare la fuga. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Estorsione nel rapporto di lavoro: il finto bivio del dipendente
Due dipendenti di un albergo lavoravano fino a venti ore al giorno, svolgendo mansioni non pattuite e senza ricevere il pagamento degli straordinari. I datori di lavoro li costringevano ad accettare queste condizioni dicendo che erano "liberi di andarsene". I giudici di merito avevano assolto i datori di lavoro escludendo il reato. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che questa condotta configura il reato di estorsione nel rapporto di lavoro. La finta alternativa "prendere o lasciare" costituisce una minaccia larvata di licenziamento, che sfrutta la debolezza del dipendente in un mercato dove l'offerta di lavoro supera la domanda. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza di assoluzione ai fini civili, rinviando la decisione al giudice civile per il risarcimento dei danni.
Continua »
Estorsione: condannato il creditore che minaccia il mediatore
Un creditore ha tentato di recuperare un debito vantato verso una società minacciando ripetutamente di morte il mediatore della trattativa e i suoi familiari. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di estorsione, rigettando la richiesta della difesa di riqualificare il fatto come esercizio arbitrario delle proprie ragioni. I giudici hanno chiarito che la pretesa era diretta verso un soggetto diverso dal reale debitore (la società) e che le minacce rivolte a terzi estranei, come i figli della vittima, escludono qualsiasi pretesa legittima. Di conseguenza, l'uso della violenza psicologica per costringere un terzo a pagare un debito altrui configura pienamente il delitto di estorsione.
Continua »
Rapina impropria: anche una spinta dopo il furto è reato grave
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per rapina impropria nei confronti di un soggetto che, dopo aver sottratto una banconota da cento euro, ha spintonato la vittima facendola cadere per assicurarsi il bottino e la fuga. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: per configurare il reato di rapina impropria è sufficiente qualsiasi forma di violenza fisica, anche una semplice spinta, se usata per mantenere il possesso del bene rubato o per scappare. La Corte ha inoltre precisato che il successivo risarcimento del danno non attenua la gravità del fatto ai fini della speciale tenuità, poiché la valutazione va fatta al momento del reato.
Continua »
Finto aiuto, vera estorsione con metodo mafioso: la sentenza
La moglie di un noto esponente di un clan, detenuto, riscuoteva periodicamente somme di denaro da due commercianti, presentandole come un 'aiuto'. La Cassazione ha confermato la sua condanna per estorsione con metodo mafioso. I giudici hanno stabilito che la minaccia non deve essere esplicita. La fama criminale del marito e il contesto ambientale erano sufficienti a creare un clima di intimidazione che costringeva le vittime a pagare. La consapevolezza di questa situazione da parte della donna, che agiva come esattrice, la rende pienamente responsabile del reato, escludendo che si trattasse di semplici atti di solidarietà.
Continua »
Documenti Auto e Violenza: è Tentata Estorsione per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per tentata estorsione a carico di un soggetto che aveva usato violenza per farsi consegnare i documenti di un'auto di cui si era già impossessato senza pagarla. Secondo i giudici, anche se i documenti non trasferiscono la proprietà, la loro consegna forzata costituisce reato. L'ingiusto profitto consiste nel consolidare il possesso illecito del veicolo, mentre il danno per la vittima risiede nell'esposizione a future richieste di risarcimento da parte del legittimo proprietario. L'azione violenta finalizzata a questo scopo integra pienamente il delitto di tentata estorsione.
Continua »
Senza scelta è rapina: la Cassazione sulla differenza con l’estorsione
La Corte di Cassazione ha chiarito la fondamentale differenza tra rapina ed estorsione. Un uomo era stato condannato per estorsione dopo aver costretto una persona, con calci e pugni, a consegnargli la carta bancomat e a prelevare denaro. La Corte ha stabilito che non si trattava di estorsione, ma di rapina. Il criterio distintivo è lo spazio di scelta della vittima. Nell'estorsione, la vittima ha una minima, seppur forzata, possibilità di scegliere tra subire il male minacciato o consegnare il bene. Nella rapina, la violenza è tale da annullare completamente la volontà della vittima, che non compie una scelta ma subisce un impossessamento. Poiché la vittima era in totale sottomissione, il reato è stato riqualificato in rapina, con una conseguente riduzione della pena pecuniaria.
Continua »
Estorsione nel rapporto di lavoro: stipendio restituito, condanna
La Corte di Cassazione conferma che si configura il reato di estorsione nel rapporto di lavoro quando i datori di lavoro costringono i dipendenti a restituire mensilmente una parte dello stipendio. La minaccia di licenziamento, esercitata durante il rapporto, è l'elemento chiave della costrizione. I datori di lavoro avevano sostenuto che le minacce fossero avvenute prima dell'assunzione, per strappare condizioni più favorevoli. La Corte ha respinto questa tesi, chiarendo che la condotta illecita si realizza nel corso del rapporto, quando i lavoratori sono costretti a rinunciare a una parte della retribuzione già maturata. L'appello dei datori di lavoro è stato quindi dichiarato inammissibile e la condanna confermata.
Continua »