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Cessione Crediti In Blocco

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Provvedimenti

Cessione crediti in blocco: come si prova la titolarità
Un debitore ha impugnato una sentenza che confermava un decreto ingiuntivo, contestando la titolarità del credito a seguito di una cessione crediti in blocco e sollevando eccezioni di usura. La Corte d'Appello ha respinto il ricorso, stabilendo che la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è prova sufficiente della titolarità se i criteri di individuazione dei crediti sono specifici. Inoltre, ha ribadito che le accuse di usura devono essere dettagliate e non generiche per essere ammissibili.
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Cessione crediti in blocco: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13635/2024, ha stabilito che la cessione crediti in blocco ai sensi dell'art. 58 T.U.B. può comprendere anche la sola cessione di crediti, trasferendo all'acquirente l'intera titolarità del rapporto giuridico. Di conseguenza, la banca cedente perde la legittimazione passiva nelle cause relative a quel rapporto, che spetta unicamente alla banca cessionaria.
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Cessione crediti in blocco: prova e oneri del cessionario
In un caso di azione revocatoria, i debitori hanno contestato la legittimazione ad agire della società cessionaria del credito. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di specifica contestazione, la sola pubblicazione dell'avviso di cessione crediti in blocco in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a provare la titolarità del credito. Il cessionario ha l'onere di dimostrare l'esistenza del contratto di cessione e che il credito specifico vi è incluso. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Cessione crediti in blocco: la prova necessaria
Una società, cessionaria di un portafoglio di crediti, ha visto il suo ricorso dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione. Il motivo risiede nella mancata prova che lo specifico credito oggetto di causa fosse compreso nell'operazione di cessione crediti in blocco. La pronuncia chiarisce che la sola pubblicazione dell'avviso di cessione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a dimostrare la legittimazione ad agire del cessionario quando questa viene contestata.
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Cessione crediti in blocco: chi risponde al debitore?
Un'ordinanza della Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale in materia di cessione crediti in blocco. Nel caso di specie, l'intervento di una società cessionaria in un giudizio promosso dal debitore è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha chiarito che, nelle operazioni di cartolarizzazione, la società veicolo acquista solo il lato attivo del rapporto (i crediti) e non quello passivo. Pertanto, per le azioni di restituzione, il debitore deve agire contro l'istituto di credito originario e non contro il nuovo titolare del credito. Anche il ricorso del debitore è stato giudicato inammissibile per motivi procedurali.
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Prova cessione crediti: la Cassazione e la Gazzetta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di un debitore che contestava la titolarità del credito in capo a una società cessionaria. La Corte ha stabilito che la pubblicazione dell'avviso di cessione in Gazzetta Ufficiale, se sufficientemente dettagliata, costituisce una valida prova della cessione crediti, invertendo l'onere della prova sul debitore, che deve fornire una contestazione specifica e non generica.
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Cessione crediti in blocco: onere della prova
Una società, cessionaria di crediti attraverso una "cessione crediti in blocco", ha intrapreso un'azione legale contro un debitore. Quest'ultimo ha contestato il diritto della società ad agire, sostenendo la mancanza di prova che il suo debito specifico fosse compreso nella cessione. La Corte di Cassazione ha confermato che la semplice pubblicazione dell'avviso in Gazzetta Ufficiale non è una prova sufficiente. Spetta alla società cessionaria l'onere di dimostrare l'inclusione del credito specifico, producendo il contratto di cessione e i relativi allegati.
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Cessione crediti in blocco: prova e oneri
Una società ha contestato la titolarità di un credito in capo a una società di cartolarizzazione, ritenendo insufficiente la prova della cessione crediti in blocco. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la pubblicazione dell'avviso in Gazzetta Ufficiale, se indica chiaramente le categorie di crediti ceduti, costituisce prova sufficiente. Inoltre, ha sottolineato che la contestazione del debitore deve essere specifica e non generica, sanzionando la società ricorrente per abuso del processo.
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Cessione crediti in blocco: prova e legittimazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14852/2024, si è pronunciata su un caso di azione revocatoria in cui era contestata la legittimazione del creditore, subentrato a seguito di una cessione crediti in blocco. La Corte ha stabilito che la sola pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a provare la titolarità del singolo credito se questa viene contestata. Tuttavia, ha ritenuto ammissibile la produzione del contratto di cessione in appello per fornire tale prova e ha confermato che la consapevolezza del danno da parte del terzo può essere provata anche tramite presunzioni basate su elementi come i rapporti di parentela.
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Cessione crediti in blocco: prova e onere probatorio
Una società di gestione crediti ha acquisito un debito tramite una cessione crediti in blocco. I fideiussori contestavano la titolarità del credito, sostenendo che l'avviso in Gazzetta Ufficiale non fosse prova sufficiente. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che l'avviso è prova adeguata se le indicazioni sono precise e la contestazione riguarda solo l'inclusione del singolo credito, non l'esistenza del contratto di cessione. La Corte ha anche ribadito la validità probatoria del saldaconto bancario in assenza di contestazioni specifiche.
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Cessione credito in blocco: la prova della titolarità
La Corte di Appello di Ancona ha riformato una sentenza di primo grado, stabilendo che nella cessione del credito in blocco, la prova della titolarità del credito può essere fornita anche tramite una dichiarazione della banca cedente e dal comportamento del debitore che, contestando il merito del debito, riconosce implicitamente la cessione. La Corte ha inoltre confermato la validità di un contratto di mutuo con ammortamento alla francese, rigettando l'eccezione di nullità per indeterminatezza, in linea con una recente pronuncia delle Sezioni Unite della Cassazione.
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Buona fede creditore: annullata confisca per NPL
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto del Tribunale che negava l'ammissione al passivo di un credito vantato da una società cessionaria (NPL) su beni confiscati a un soggetto legato alla criminalità organizzata. Al centro della decisione vi è la valutazione della buona fede del creditore, sia originario che cessionario. La Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale carente e contraddittoria, in particolare riguardo agli indici utilizzati per escludere la buona fede della banca mutuante e del successivo acquirente del credito, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Cessione crediti in blocco: prova e oneri del cessionario
In un caso di azione revocatoria, un credito viene trasferito a una società veicolo tramite una cessione crediti in blocco. La Corte di Cassazione stabilisce che la mera pubblicazione dell'avviso di cessione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a provare la titolarità del credito se il debitore la contesta. Il cessionario ha l'onere di fornire prova documentale che lo specifico credito rientri nell'operazione di cessione per poter agire in giudizio.
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Cessione crediti in blocco: come si prova la titolarità
Una società debitrice si opponeva a un precetto, contestando la titolarità del credito in capo alla società cessionaria a seguito di una cessione crediti in blocco. La Corte d'Appello di Ancona ha stabilito che la pubblicazione dell'avviso di cessione in Gazzetta Ufficiale è prova sufficiente della titolarità, a condizione che l'avviso contenga criteri specifici e non ambigui per identificare i crediti ceduti. La Corte ha anche dichiarato inefficaci gli accordi transattivi stipulati con un rappresentante privo di poteri.
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Doppia conforme: quando il ricorso è inammissibile
Due soggetti concedono un'ipoteca volontaria a una banca come parte di una proposta transattiva. Sostenendo l'inadempimento della banca, ne chiedono la risoluzione e, in subordine, la restituzione per indebito o ingiustificato arricchimento. I tribunali di primo e secondo grado respingono le domande. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, applicando la regola della "doppia conforme" e rilevando la violazione del principio di autosufficienza, poiché i ricorrenti non hanno adeguatamente contestato tutte le ragioni della decisione d'appello.
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Cessione crediti in blocco: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27915/2025, ha ribadito che nella cessione crediti in blocco, l'onere di provare la titolarità del singolo credito spetta al cessionario. La mera pubblicazione dell'avviso in Gazzetta Ufficiale è insufficiente se i criteri indicati sono generici e non permettono di individuare con certezza il credito oggetto di causa. La valutazione dell'idoneità della prova è un accertamento di fatto riservato al giudice di merito. Di conseguenza, il ricorso della società cessionaria è stato dichiarato inammissibile.
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Danno da indisponibilità immobile: la Cassazione fa il punto
Una società costruttrice agisce per ottenere il risarcimento del danno da indisponibilità immobile, causato da pignoramenti ritenuti illegittimi su un bene che aveva già acquistato. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento. La Corte di Cassazione, prima di pronunciarsi nel merito su questioni cruciali come la natura del danno e la prova della cessione dei crediti, emette un'ordinanza interlocutoria. Rilevando un difetto nella notifica del ricorso ad alcune parti, ne ordina la rinnovazione, sospendendo di fatto la decisione sulle questioni sostanziali.
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Cessione crediti in blocco: l’onere della prova
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito i principi sull'onere della prova nella cessione crediti in blocco. Nel caso esaminato, alcuni garanti si erano opposti a un decreto ingiuntivo. La Corte ha chiarito che la sola pubblicazione dell'avviso di cessione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a dimostrare la titolarità del credito in capo alla società cessionaria, se il debitore contesta tale titolarità. Spetta al cessionario fornire la prova documentale che lo specifico credito è stato incluso nell'operazione di cessione. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata annullata con rinvio.
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Opposizione a precetto: quando è inammissibile
Una società proponeva opposizione a precetto per un debito derivante da un mutuo fondiario, sollevando questioni sulla titolarità del credito, sulla natura del titolo esecutivo dopo una rinegoziazione e chiedendo la sospensione per la pendenza di una causa su un controcredito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarando inammissibili i motivi relativi alla titolarità del credito e alla novazione, in quanto volti a un riesame del merito già deciso nei gradi precedenti. Ha inoltre escluso la sospensione, poiché il controcredito apparteneva a un soggetto terzo, e ha negato la sussistenza di vizi procedurali. La decisione conferma che l'opposizione a precetto in Cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sul fatto.
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Cessione crediti in blocco: onere della prova
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in una cessione crediti in blocco, la società acquirente (cessionaria) ha l'onere di provare l'effettiva inclusione del singolo credito conteso all'interno dell'operazione. La sola pubblicazione dell'avviso di cessione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a soddisfare tale onere probatorio, specialmente se la controparte contesta la titolarità del credito. Nel caso di specie, una società di recupero crediti aveva proposto appello senza riuscire a dimostrare la catena di cessioni che la collegava al creditore originario. La Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che chi agisce come successore deve fornire la prova documentale della propria legittimazione.
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