L'Imputata è stata condannata per furto di energia elettrica aggravato dall'uso di un mezzo fraudolento, consistito nell'allacciamento abusivo alla rete esterna tramite un cavo volante di quindici metri per alimentare il proprio appartamento. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso, dichiarando prescritto uno dei due reati contestati (Capo B). Per l'altro reato (Capo A), la Corte ha confermato la responsabilità dell'Imputata, ribadendo che l'allacciamento diretto costituisce mezzo fraudolento. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza per il reato prescritto e ha disposto l'annullamento con rinvio alla Corte di appello di Lecce unicamente per rideterminare la pena complessiva.
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