Definizione
Circostanze previste dalla legge (art. 129 c.p.p.) che obbligano il giudice a emettere una sentenza di assoluzione immediata, come quando il fatto non sussiste o l'imputato non lo ha commesso.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 207 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 99% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 1%
- Inammissibile 99%
- Altro 1%
Provvedimenti per anno
2019
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 755%
- Penale Sez. 226%
- Penale Sez. 619%
Precedenti più richiamati
- Cass. 2525/2016in 8 provvedimenti
- Cass. 8531/2022in 8 provvedimenti
- Cass. 28742/2020in 49 provvedimenti
- Cass. 1032/2020in 9 provvedimenti
- Cass. 1032/2019in 44 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
L'Imputato ha concordato con l'accusa l'applicazione della pena davanti al Tribunale. Successivamente, la difesa ha presentato un ricorso per cassazione contro patteggiamento, sostenendo che il giudice non avesse controllato d'ufficio l'eventuale presenza di motivi di assoluzione immediata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile senza entrare nel merito della vicenda. I giudici supremi hanno chiarito che la legge fissa limiti rigidissimi e tassativi per contestare una pena concordata. Chi sceglie il rito alternativo rinuncia a contestare la mancata verifica preliminare di proscioglimento. Di conseguenza, l'Imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese di giustizia e a una sanzione di tremila euro.
Continua »
L'Imputato, accusato di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, ha concordato l'applicazione della pena tramite patteggiamento davanti al Giudice per le Indagini Preliminari. Subito dopo ha presentato ricorso per cassazione, sostenendo che il tribunale non avesse verificato con adeguata motivazione l'assenza di cause di immediato proscioglimento. I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. La legge prevede un numero chiuso ed esclusivo di motivi per contestare una sentenza concordata. Il vizio di motivazione sull'art. 129 c.p.p. non rientra tra i casi consentiti. L'esito negativo del ricorso contro il patteggiamento ha comportato per l'Imputato la condanna al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
La ricorrente ha impugnato una sentenza di condanna emessa dalla Corte d'appello, lamentando la mancata applicazione d'ufficio delle cause di proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha riscontrato un ricorso per cassazione generico, poiché l'atto non conteneva alcuna critica puntuale contro la solida motivazione del collegio di secondo grado. Il motivo di impugnazione non specificava gli elementi concreti su cui fondare la presunta violazione di legge, impedendo alla Corte ogni controllo di merito. Per tale ragione, i giudici supremi hanno respinto l'istanza senza esaminarla, condannando l'interessata al pagamento delle spese di giudizio e a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
L'Imputato ha concordato con l'accusa una pena patteggiata per cessione di sostanze stupefacenti di lieve entità. Il Tribunale ha applicato due anni di reclusione e una multa pecuniaria. Successivamente, la difesa ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la carenza di motivazione sulle cause di proscioglimento immediato. I Giudici Supremi hanno dichiarato inammissibile il ricorso contro il patteggiamento. La legge limita rigidamente i motivi per impugnare un accordo già convalidato. La presunta omessa verifica dei motivi di assoluzione immediata non rientra tra le violazioni di legge contestabili dopo il patteggiamento. La Corte ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Un imputato, condannato per bancarotta e omesso deposito di scritture contabili con una pena concordata in appello, ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputato lamentava la mancata verifica di una causa di proscioglimento. La Corte di Cassazione ha ribadito che il ricorso contro una pena concordata ha limiti precisi. Non si possono contestare motivi già rinunciati o la mancata valutazione di cause di proscioglimento, a meno che non riguardino la formazione dell'accordo o l'illegalità della pena. Per questi motivi, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando i limiti ricorso pena concordata e condannando l'imputato alle spese.
Continua »
L'Imputato ha concordato l'applicazione della pena con la Procura attraverso il rito del patteggiamento dinanzi al Giudice per le indagini preliminari. Successivamente, la difesa ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione, contestando la mancata verifica di cause di non punibilità e deducendo difetti di motivazione. La Suprema Corte ha respinto l'impugnazione, ribadendo i limiti previsti per il ricorso per cassazione patteggiamento. La legge circoscrive strettamente i motivi azionabili dopo un accordo sulla pena. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso e condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Un Lavoratore ha ricevuto una condanna tramite patteggiamento per un reato legato agli stupefacenti. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il Tribunale non aveva verificato l'esistenza di una causa di proscioglimento. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso patteggiamento. Ha ribadito che le sentenze di patteggiamento sono impugnabili solo per vizi specifici, come quelli relativi alla volontà dell'imputato o all'illegalità della pena, non per la mancata verifica di cause di proscioglimento. Il ricorso è stato respinto e il Lavoratore condannato al pagamento delle spese.
Continua »
Tre imputati hanno proposto un ricorso per cassazione contro patteggiamento concordato davanti al Tribunale. Gli stessi contestavano la motivazione della sentenza in merito alla mancata verifica delle cause di proscioglimento immediato e alla mancata estensione delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno ribadito che la legge limita rigorosamente le ipotesi di impugnazione delle sentenze concordate. Contestare la motivazione sul proscioglimento esula dai casi tassativamente previsti dal codice di procedura penale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha condannato i tre ricorrenti al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Un Imputato, dopo aver concordato una pena (patteggiamento) in appello per reati complessi, ha presentato un ricorso in Cassazione. Egli lamentava una mancata valutazione di possibili cause di proscioglimento. La Suprema Corte ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. Ha stabilito che l'accordo sulla pena in appello, previsto dall'articolo 599-bis c.p.p., preclude la possibilità di sollevare in Cassazione questioni già rinunciate o coperte da tale accordo. Questo principio rende il ricorso inammissibile, con conseguente condanna alle spese e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
Un imputato ha presentato un ricorso in Cassazione Penale contro una sentenza di patteggiamento, contestando la mancata verifica delle cause di proscioglimento e l'assenza di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che il ricorso in Cassazione contro una sentenza di patteggiamento è limitato a specifiche violazioni di legge. Non è possibile contestare la verifica delle cause di proscioglimento o la motivazione, se questa è adeguata. L'imputato ha dovuto pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
Un Lavoratore, condannato per furto tentato pluriaggravato, ha ottenuto una riduzione della pena in appello grazie a un "accordo sulla pena in appello". Successivamente, ha presentato ricorso in Cassazione contestando l'omessa valutazione di cause di proscioglimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che chi accetta un "accordo sulla pena in appello" rinuncia implicitamente a sollevare questioni già coperte da tale patto, anche se rilevabili d'ufficio. Questo principio limita le successive impugnazioni, precludendo la possibilità di contestare tali aspetti in Cassazione.
Continua »
Un Lavoratore ha presentato un ricorso contro una sentenza di patteggiamento, sostenendo che il giudice non aveva motivato l'assenza di cause di proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso patteggiamento. Ha stabilito che un ricorso contro una sentenza di patteggiamento è ammissibile solo per violazioni di legge tassativamente indicate, non per l'omessa verifica di cause di proscioglimento. Il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
Un imputato, condannato per furto pluriaggravato con una pena concordata in appello (patteggiamento), ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputato lamentava che il giudice non avesse verificato l'esistenza di una causa di proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che i ricorsi contro le sentenze di patteggiamento in appello sono limitati. Essi possono riguardare solo vizi sulla formazione della volontà di accordo, il consenso del pubblico ministero o difformità della pronuncia. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
Continua »
Un Lavoratore ha ricevuto una pena concordata (patteggiamento) per un reato di droga. Ha poi presentato un ricorso in Cassazione, lamentando che il Tribunale non aveva valutato alcune cause di proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che il ricorso contro una sentenza di patteggiamento è limitato a specifici motivi, come vizi di volontà o illegalità della pena, e non include la valutazione di cause di proscioglimento. Il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende per l'**inammissibilità ricorso patteggiamento**.
Continua »
L'Imputato, accusato di usura e tentata estorsione, concorda con il pubblico ministero l'applicazione della pena di due anni di reclusione e quattromila euro di multa. Successivamente, la difesa propone ricorso per cassazione lamentando la mancanza di motivazione sul calcolo della pena e sull'assenza di cause di non punibilità. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro patteggiamento. La legge limita rigidamente i motivi di impugnazione dopo l'accordo sulla pena, escludendo contestazioni sul trattamento sanzionatorio o sulle attenuanti. Il ricorrente subisce quindi la condanna alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Un Lavoratore, condannato per un reato di droga tramite patteggiamento, ha presentato ricorso in Cassazione. Il Lavoratore contestava la mancata concessione di circostanze attenuanti e l'omessa verifica di cause di proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'impugnazione del patteggiamento è possibile solo per motivi specifici, come vizi nella volontà dell'imputato o illegalità della pena, non per la valutazione delle attenuanti o l'assenza di cause di proscioglimento. Questo caso evidenzia i limiti stringenti all'impugnazione patteggiamento.
Continua »
L'imputato ha concordato una pena con il pubblico ministero per reati inerenti agli stupefacenti. Dopo la sentenza, la difesa ha presentato un ricorso per cassazione contro il patteggiamento lamentando l'omessa valutazione di eventuali cause di proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile senza fissare l'udienza. La legge limita i motivi di impugnazione delle sentenze concordate a casi tassativi e ben definiti. La mancata verifica del proscioglimento immediato non rientra tra i vizi denunciabili dopo un accordo sulla sanzione. L'imputato perde il giudizio e riceve la condanna al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Un individuo ha ricevuto una condanna tramite patteggiamento. Ha presentato un ricorso per Cassazione, sostenendo che il giudice non aveva verificato l'esistenza di una causa di proscioglimento (motivo per l'assoluzione). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso patteggiamento inammissibile. Ha ribadito che il ricorso contro una sentenza di patteggiamento è limitato a specifici motivi, come la volontà dell'imputato o l'illegalità della pena, e non include la mancata verifica di cause di proscioglimento. L'individuo deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
L'Imputato concordava una pena per truffa e uso indebito di carte di pagamento mediante patteggiamento. Successivamente, la difesa presentava ricorso sostenendo la presenza di cause di non punibilità trascurate dal primo giudice. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. Nel rapporto tra patteggiamento e ricorso per cassazione, il codice limita i motivi a casi tassativi come la volontà viziata, l'errata qualificazione giuridica o l'illegalità della pena. Le censure sul mancato proscioglimento restano precluse. Il ricorrente è stato condannato alle spese e a una sanzione di tremila euro.
Continua »
L'Imputato, condannato per reati in materia di stupefacenti, ha concordato in secondo grado una pena ridotta tramite il concordato in appello. Successivamente, ha proposto ricorso per Cassazione contestando la mancata valutazione di eventuali cause di proscioglimento da parte dei giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'intesa raggiunta tramite il concordato in appello genera un effetto preclusivo totale su tutto il processo. La rinuncia ai motivi di impugnazione impedisce di proporre nuove doglianze davanti alla Cassazione, comprese le presunte cause di non punibilità. L'Imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »