La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un cittadino condannato in appello che ha depositato il proprio atto oltre i termini di legge. La sentenza di secondo grado stabiliva un termine di quindici giorni per la redazione delle motivazioni, pienamente osservato dai giudici milanesi. Di conseguenza, la parte disponeva di trenta giorni per contestare il provvedimento, con data limite fissata al 3 gennaio 2026. La difesa ha invece depositato l'atto l'8 gennaio 2026, integrando un ricorso in Cassazione tardivo. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'inammissibilità diretta della domanda, confermando la condanna definitiva e infliggendo al ricorrente il pagamento delle spese del giudizio insieme a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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