L'Amministratore di una ditta fantasma ha subito la condanna a un anno e sei mesi di reclusione per il reato di fatture per operazioni inesistenti. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione, sostenendo che gli ispettori tributari non avessero cercato prove a suo favore, come eventuali dipendenti in nero o sedi alternative. I giudici supremi hanno respinto le tesi difensive, confermando la piena validità della sentenza precedente. L'azienda era priva di dipendenti, utenze, macchinari, contratti di noleggio e dichiarazioni fiscali. L'imputato risultava persino irreperibile all'indirizzo registrato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato l'imputato al pagamento delle spese di giustizia e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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