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Casa madre

Definizione

L'organizzazione criminale originaria, tipicamente radicata nel territorio storico, da cui una filiale o una propaggine 'delocalizzata' dipende o a cui si ispira.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Delocalizzazione ‘ndrangheta: mafia senza violenza, condanna c’è
La Corte di Cassazione affronta un caso di custodia cautelare per associazione mafiosa. Un indagato è accusato di far parte di una 'filiale' criminale a Roma. La sua difesa sostiene che manchino le prove di una vera attività mafiosa, come la violenza e il controllo militare del territorio. La Corte rigetta il ricorso, stabilendo un principio chiave sulla **delocalizzazione della 'ndrangheta**: una filiale in un nuovo territorio non ha bisogno di usare la violenza esplicita. Essa 'eredita' la forza intimidatrice e la fama criminale dalla 'casa madre' calabrese. Questa reputazione è sufficiente a generare paura e sottomissione, permettendo al gruppo di infiltrarsi nell'economia. L'indagato, quindi, resta in carcere.
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Associazione mafiosa delocalizzata: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per partecipazione ad un'associazione mafiosa delocalizzata di tipo 'ndranghetista in Trentino. La sentenza chiarisce i criteri per configurare il reato ex art. 416-bis c.p. per le cellule criminali operanti fuori dai territori storici, sottolineando l'importanza del collegamento funzionale con la 'casa madre' e della percezione esterna della forza intimidatrice, anche se limitata a specifici settori economici.
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Associazione di stampo mafioso: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di due imputati, confermando la loro condanna per partecipazione a un'associazione di stampo mafioso, una 'locale' di 'ndrangheta operante in Trentino. La sentenza chiarisce che, per le associazioni mafiose delocalizzate, la forza intimidatrice può essere desunta dal legame con la 'casa madre' e dalla percezione esterna di tale appartenenza, non essendo necessari continui atti di violenza. La Corte ha ritenuto provata l'esistenza del sodalizio, il suo collegamento con le cosche calabresi, la sua capacità intimidatoria nel settore economico locale (estrazione del porfido) e la piena consapevolezza degli imputati, uno con ruolo di promotore e l'altro di partecipe.
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Associazione mafiosa: la Cassazione e la custodia cautelare
La Suprema Corte ha respinto il ricorso di un individuo ultraottantenne, confermando la sua custodia cautelare in carcere per partecipazione ad associazione mafiosa ('ndrangheta) con ruolo di vertice ed estorsione. La Corte ha stabilito che per una 'filiale' delocalizzata di una mafia storica, la forza intimidatrice può essere intrinseca, ereditata dall'organizzazione madre, senza necessità di atti di violenza palesi. Ha inoltre ritenuto sussistenti le 'esigenze cautelari di eccezionale rilevanza' che giustificano la detenzione per un anziano, dato il ruolo apicale e l'elevato rischio di recidiva.
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