Definizione
Le opere di presa sono serie di impianti che permettono di prelevare l'acqua dai cicli naturali. In genere tali opere si trovano lontane dai centri abitati. Tali opere rappresentano la prima parte di un acquedotto. La captazione può essere effettuata da sorgente, da falde freatiche o artesiane, acque superficiali correnti (fiumi) o stagnanti (laghi), acque subalvee e, raramente, da acque meteoriche o piovane.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 58 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 65% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 19%
- Rigettato 17%
- Inammissibile 65%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 642%
- Penale Sez. 731%
- Penale Sez. 128%
Precedenti più richiamati
- Cass. S.U. 22741/2015in 3 provvedimenti
- Cass. S.U. 22471/2015in 6 provvedimenti
- Cass. 31553/2017in 4 provvedimenti
- Cass. S.U. 33748/2005in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Il Consorzio di Bonifica (L'Azienda) ha contestato la richiesta del Consorzio BIM (Il Consorzio) di pagare il sovracanone idroelettrico per impianti situati in comuni specifici. Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche ha accolto l'appello dell'Azienda, dichiarando che il sovracanone non era dovuto per alcuni impianti. La Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che l'obbligo di pagare il sovracanone idroelettrico dipende dalla precisa localizzazione delle opere di presa dell'impianto all'interno del territorio del Consorzio BIM. Se le opere di presa si trovano fuori da tale territorio, il sovracanone non è dovuto, anche se l'acqua deriva da un canale la cui presa è all'interno. Il ricorso principale del Consorzio è stato rigettato, e quello incidentale dichiarato inammissibile.
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Un Condannato, già riconosciuto colpevole di traffico di droga, ha chiesto la revisione della sentenza penale. Ha presentato un passaporto come nuova prova, sostenendo di essere stato all'estero durante i fatti e che le intercettazioni (captazioni) lo avevano identificato erroneamente. La Corte d'Appello ha dichiarato la richiesta inammissibile. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha ritenuto che il passaporto non fosse una prova decisiva e che l'identificazione del Condannato nelle captazioni fosse già ben fondata sull'intestazione dell'utenza telefonica e sulla sua residenza. La nuova prova non era idonea a demolire il giudicato.
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Il Ricorrente ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Palermo che aveva confermato la misura della custodia cautelare in carcere per reati di associazione di tipo mafioso e estorsione. La difesa contestava la gravità indiziaria, sostenendo la sua estraneità alle dinamiche associative. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la valutazione degli indizi e la logicità della motivazione del giudice di merito non possono essere rimesse in discussione in Cassazione, se non per manifesta illogicità. La sentenza ha quindi confermato la validità della custodia cautelare per associazione mafiosa.
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Il Tribunale assolveva un imputato dall'accusa di partecipazione a un clan mafioso per mancanza di prove certe sull'attualità del suo inserimento. La Corte di Appello ribaltava la decisione e lo condannava a nove anni di reclusione, valorizzando alcune intercettazioni ambientali. L'imputato ricorreva in Cassazione lamentando l'assenza di una motivazione rafforzata idonea a smontare le ragioni dell'assoluzione iniziale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che i giudici di secondo grado hanno espresso giudizi presuntivi senza dimostrare l'effettivo ruolo attivo nel gruppo criminale. La condanna è stata annullata con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello per un nuovo giudizio.
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Il Tribunale del riesame confermava gli arresti domiciliari per un indagato, accusato di far parte di un'associazione a delinquere finalizzata alla corruzione tra privati nel settore degli appalti industriali. La difesa contestava la validità delle registrazioni telefoniche, poiché autorizzate originariamente per un'indagine su presunte corruzioni nella pubblica amministrazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'indagato. I giudici hanno chiarito le regole sull'utilizzabilità delle intercettazioni in procedimenti diversi secondo la nuova disciplina normativa: quando le registrazioni sono indispensabili e riguardano reati per i quali la legge consente l'ascolto, esse rimangono valide prove anche se il fatto contestato nasce da un nuovo filone investigativo.
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L'Imputato ha impugnato la sentenza di condanna contestando la propria individuazione tramite intercettazioni telefoniche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che una perizia con percentuale di somiglianza vocale pari al 95 per cento costituisce il livello massimo raggiungibile dalla scienza. Questo dato tecnico, sommato alla titolarità dell'utenza e all'assenza di prove contrarie, rende certa l'identificazione vocale nelle intercettazioni. L'Imputato è stato quindi condannato alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un Lavoratore, accusato di partecipazione a un'associazione mafiosa e traffico di stupefacenti, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il Tribunale del Riesame aveva confermato la misura. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la motivazione sulla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e sul suo ruolo di organizzatore nell'associazione mafiosa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il controllo di legittimità non può riesaminare il merito delle prove, ma solo verificare la logicità e l'assenza di vizi manifesti nella motivazione del giudice di merito. La Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale del Riesame adeguata e logica, confermando la presenza di gravi indizi di colpevolezza per l'associazione mafiosa e il traffico di droga.
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La Corte di Cassazione ha confermato la piena applicazione dell'aggravante mafiosa a carico di una donna accusata di complicità in un disegno intimidatorio. L'imputata ha concordato un incontro con un proprio familiare, affiliato a un clan criminale, e ha condotto la vittima al suo cospetto. Durante il colloquio, l'uomo ha sfruttato il prestigio e la fama criminale dell'organizzazione per intimidire la persona offesa. I giudici di merito hanno ricostruito i fatti grazie alle riprese video e alle intercettazioni ambientali, ritenendo credibili le dichiarazioni della vittima. La Suprema Corte ha giudicato i motivi del ricorso del tutto infondati, ribadendo che anche il solo fatto di agevolare l'intimidazione criminale integra l'aggravante. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il reato di ricettazione. L'Imputato chiedeva la riqualificazione del fatto nel più lieve reato di incauto acquisto. Tuttavia, i giudici hanno evidenziato che le intercettazioni telefoniche dimostravano una chiara abitualità nei rapporti economici con soggetti dediti ad attività illecite e la piena consapevolezza della provenienza delittuosa dei beni. La Suprema Corte ha confermato la condanna, rilevando che i motivi di ricorso erano una mera ripetizione di quanto già proposto e respinto in appello, senza alcuna critica specifica alla sentenza impugnata. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Il Tribunale di Napoli ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di estorsione, porto d'armi e associazione mafiosa. L'indagato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando l'inutilizzabilità delle intercettazioni e delle riprese video effettuate vicino alla sua abitazione, ritenendole lesive del domicilio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le videoregistrazioni in luogo pubblico, eseguite dalla polizia giudiziaria all'esterno del domicilio, sono legittime e costituiscono prove atipiche utilizzabili nel processo. Inoltre, la Cassazione ha confermato la sussistenza della gravità indiziaria e delle esigenze cautelari, evidenziando il ruolo di mandante dell'indagato e il concreto pericolo di recidiva, aggravato dal fatto che i reati sono stati commessi durante il regime di sorveglianza speciale. L'indagato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di detenzione illegale di armi da guerra, tra cui un kalashnikov. I giudici hanno ritenuto pienamente configurabile l'aggravante dell'agevolazione mafiosa. L'indagato aveva infatti messo il proprio arsenale a disposizione di un esponente di vertice del clan dei casalesi. La difesa sosteneva che il rapporto fosse puramente personale e che mancasse la consapevolezza del ruolo criminale del destinatario delle armi. Tuttavia, le intercettazioni ambientali hanno smentito questa tesi, dimostrando la piena consapevolezza dell'indagato sulle dinamiche del clan e sulle cautele da adottare per evitare i controlli delle forze dell'ordine. Il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Il Tribunale di Catanzaro aveva confermato la custodia in carcere per Il Cittadino, accusato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di un'impresa edile. Secondo l'accusa, l'indagato avrebbe proposto alla vittima di utilizzare i macchinari di un soggetto vicino alla criminalità organizzata. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio il provvedimento, ordinando l'immediata liberazione dell'indagato. I giudici di legittimità hanno rilevato l'assenza di una sufficiente gravità indiziaria. La semplice proposta di noleggio di mezzi d'opera non dimostra, in mancanza di elementi critici e precisi, un collegamento diretto con le minacce estorsive o con la richiesta di denaro avanzata da altri soggetti.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni di reclusione per un uomo accusato di lesioni personali e porto abusivo d'arma. La difesa contestava l'identificazione dell'imputato, basata su intercettazioni ambientali della vittima, sostenendo che quest'ultima non fosse credibile a causa del suo silenzio davanti alla polizia. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo che l'attendibilità della persona offesa va valutata in modo differenziato. Sebbene la vittima avesse mostrato un atteggiamento omertoso con gli inquirenti, le sue confidenze private registrate di nascosto erano spontanee e genuine. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un detenuto contro il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza, che confermava la proroga del regime di 41-bis. Il ricorrente sosteneva che la lunga carcerazione e la buona condotta escludessero la necessità del carcere duro. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto tali elementi insufficienti a fronte di un'intercettazione ambientale recente. La conversazione captata ha infatti dimostrato l'attuale capacità del soggetto di mantenere contatti attivi con l'organizzazione criminale di appartenenza. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la misura restrittiva e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Il Tribunale di Ragusa non aveva convalidato l'arresto di un uomo accusato di sottrarre abusivamente corrente elettrica, ritenendo che mancasse la flagranza poiché l'allaccio abusivo risaliva a mesi prima. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore della Repubblica, stabilendo che l'arresto per furto di energia elettrica è pienamente legittimo se la captazione della corrente è ancora in corso al momento dell'intervento della polizia. Il furto di energia è infatti un reato a consumazione prolungata: l'illecito si protrae finché dura il prelievo abusivo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza del Tribunale, confermando la legittimità dell'arresto operato dalle forze dell'ordine.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per l'acquisto di 5 kg di hashish tramite un intermediario. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità, oltre all'ammissione di prove orali. I giudici hanno confermato che l'ingente quantitativo di droga esclude categoricamente la lieve entità. Inoltre, le intercettazioni telefoniche sono state ritenute prove autosufficienti, rendendo superflua la testimonianza orale. Infine, la determinazione della pena, poco superiore al minimo edittale, è stata giudicata corretta e priva di vizi logici. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per spaccio di stupefacenti (cocaina). Gli imputati contestavano la ricostruzione dei fatti basata su intercettazioni telefoniche e servizi di osservazione, lamentando anche il mancato riconoscimento della lieve entità del fatto e delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha confermato la validità della decisione d'appello, evidenziando il principio della "doppia conforme", per cui le motivazioni dei primi due gradi di giudizio si integrano perfettamente. Inoltre, la richiesta di riqualificazione del reato in lieve entità è stata ritenuta non proponibile in Cassazione perché non presentata con i motivi d'appello, ma solo nelle conclusioni. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di rapina aggravata. La difesa contestava la ricostruzione dei fatti basata su intercettazioni ambientali in auto e il calcolo della pena per la presenza di più aggravanti. I giudici di legittimità hanno chiarito che la Cassazione non può rivalutare le prove se la motivazione d'appello è logica e coerente. Inoltre, la Suprema Corte ha stabilito che non si possono sollevare per la prima volta in cassazione questioni giuridiche non proposte nei motivi di appello, a causa del principio di interruzione della catena devolutiva. La condanna è quindi diventata definitiva.
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La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di traffico di droga basato su prove ottenute da chat Blackberry. Gli imputati sostenevano che le prove fossero inutilizzabili perché i server della società si trovavano all'estero (Canada) e non era stata richiesta una rogatoria internazionale. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo un importante principio sulla utilizzabilità intercettazioni chat: se la comunicazione avviene tra persone in Italia, la captazione del dato avviene sul suolo nazionale. La successiva decriptazione, anche se effettuata all'estero, è un'attività distinta che non invalida la prova. Di conseguenza, le condanne sono state confermate.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Direttore Amministrativo e di un Funzionario pubblico per corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio e turbativa d'asta. I due pubblici ufficiali avevano ricevuto tangenti da un Imprenditore per affidare illegalmente commesse e servizi alle sue società, aggirando le norme sugli appalti. La Corte ha ritenuto inammissibili i ricorsi degli imputati, stabilendo che le prove, in particolare le intercettazioni, dimostravano in modo chiaro l'esistenza di un patto corruttivo stabile. La sentenza ha quindi reso definitive le condanne, consolidando il principio che la valutazione delle prove deve essere globale e non frammentaria.
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