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Capitolato generale d'appalto

Definizione

Un documento normativo che stabilisce le condizioni e le modalità generali per l'esecuzione dei lavori pubblici in Italia, integrando il contratto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Clausola compromissoria per relationem: Rinvio generico, Arbitrato nullo
La Corte di Cassazione ha stabilito la nullità di un lodo arbitrale in una controversia su un appalto pubblico. Il caso riguardava una clausola compromissoria per relationem, ovvero inserita nel contratto tramite un rinvio generico al Capitolato Generale d'Appalto. La Corte ha chiarito che, per derogare alla giurisdizione ordinaria, non basta un richiamo generico a un corpo di norme. È necessario un rinvio esplicito e specifico alla volontà di affidare le liti ad arbitri. La semplice nomina di un arbitro per difendersi non implica l'accettazione della clausola. Di conseguenza, l'Amministrazione Pubblica ha vinto la causa, vedendo annullata la decisione degli arbitri.
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Declinatoria Arbitrale: Ente Pubblico Rifiuta, Azienda Perde
Una società di costruzioni avviava un arbitrato contro un Ente Pubblico per una controversia su un appalto. L'Ente, tuttavia, rifiutava la procedura tramite una declinatoria di competenza arbitrale, basandosi su una sentenza della Corte Costituzionale che aveva reso facoltativo l'arbitrato prima obbligatorio per legge. La Cassazione ha dato ragione all'Ente Pubblico. Ha stabilito che la sentenza costituzionale ha effetto retroattivo, ripristinando il diritto dell'Ente di scegliere il giudice ordinario. Il richiamo nel contratto alle norme sull'arbitrato obbligatorio non era una scelta volontaria delle parti, ma un semplice rinvio alla legge, che una volta cambiata, ha modificato anche le regole applicabili al contratto. L'azienda ha perso la causa.
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Premio accelerazione appalti: il limite del 10%
Una stazione appaltante aveva corrisposto a un'impresa un premio per la conclusione anticipata dei lavori, calcolandolo nel rispetto del limite legale del 10% del valore del contratto. L'impresa aveva però richiesto un importo maggiore previsto da una diversa clausola contrattuale. La Corte di Cassazione ha stabilito che qualsiasi forma di premio di accelerazione, indipendentemente dalla sua denominazione o dalle condizioni specifiche, è soggetta al tetto massimo inderogabile del 10%. Pertanto, la richiesta dell'impresa è stata respinta, annullando la precedente decisione della Corte d'Appello.
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