Definizione
Le attrezzature e i macchinari utilizzati per svolgere l'attività lavorativa.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 96 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 46% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 46%
- Rigettato 43%
- Inammissibile 5%
- Estinto 1%
- Altro 4%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 591%
- Civile Sez. 65%
- Penale Sez. 73%
Precedenti più richiamati
- Cass. 21055/2006in 5 provvedimenti
- Cass. 1898/2000in 5 provvedimenti
- Cass. S.U. 5518/2011in 3 provvedimenti
- Cass. 18915/2019in 4 provvedimenti
- Cass. 30753/2021in 4 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
L'Agenzia delle Entrate contestava a un agricoltore un maggior reddito ai fini Irpef mediante accertamento sintetico. L'ufficio fondava la pretesa su investimenti patrimoniali, tra cui l'acquisto di materie prime, la restituzione di un finanziamento fondiario per terreni destinati all'allevamento e un'autovettura. Il contribuente impugnava l'atto sostenendo la natura strumentale dei beni agricoli e l'acquisizione dell'auto in leasing. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'agricoltore. I giudici hanno chiarito che i beni impiegati nella coltivazione non giustificano la ricostruzione induttiva del reddito. Il Fisco può utilizzare tale strumento solo in presenza di elementi estranei alla gestione agricola. Inoltre, i giudici di merito hanno trascurato il contratto di leasing, il quale comporta esborsi rateali differenti dal costo pieno di acquisto.
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Un avvocato ha chiesto il rimborso IRAP professionista per le somme versate tra il 2013 e il 2016, sostenendo l'assenza di autonoma organizzazione. L'Agenzia delle Entrate ha opposto il silenzio-rifiuto. Il fisco ha poi contestato il possesso di circa sessantamila euro di beni strumentali, ritenendoli sproporzionati rispetto ai compensi dichiarati, e ha eccepito la decadenza dal rimborso. La Corte di Cassazione ha respinto le tesi dell'ente impositore. I giudici hanno confermato che l'avvocato ha tempestivamente inviato la domanda entro quattro anni dai singoli versamenti. La Corte ha inoltre chiarito che la presenza di beni accumulati in trent'anni di carriera, senza dipendenti o spese eccezionali annuali, non prova un'eccedenza rispetto al minimo indispensabile. L'avvocato ottiene il rimborso e l'Agenzia delle Entrate subisce la condanna alle spese legali.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la deduzione di costi derivanti da fatture per operazioni inesistenti e spese su presunti immobili aziendali. La contribuente ha impugnato gli atti impositivi segnalando, nel giudizio di rinvio, l'avvenuta assoluzione penale definitiva del proprio amministratore perché il fatto non sussiste. La Commissione Tributaria Regionale ha confermato il recupero fiscale ignorando del tutto il verdetto penale e dichiarando non dimostrata l'utilità aziendale degli immobili. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società per quanto riguarda la mancata valutazione dell'assoluzione penale. I giudici di legittimità hanno stabilito che l'omesso esame di una sentenza penale passata in giudicato configura vizio di omessa pronuncia, annullando la decisione di merito e rinviando la causa per un riesame completo.
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L'Associazione ha trasferito un ramo d'azienda a una nuova società. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione, considerandola una semplice cessione di beni, con conseguente maggiore tassazione per plusvalenza e IVA. La Cassazione ha confermato la decisione dell'Agenzia. Ha stabilito che per configurare una vera **cessione di ramo d'azienda** non basta la sola intenzione o la potenzialità futura. È essenziale che i beni trasferiti siano già organizzati in modo effettivo e concreto per l'esercizio dell'attività d'impresa. Nel caso specifico, mancavano beni strumentali e un'organizzazione operativa, rendendo l'operazione una cessione di singoli beni.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una Società la deducibilità costi imbarcazioni (IRES, IRAP, IVA) per due anni, sostenendo che non fossero beni strumentali. Le commissioni tributarie hanno dato ragione all'Agenzia. La Cassazione, esaminando il ricorso della Società, ha respinto le contestazioni sul mancato contraddittorio preventivo, ma ha accolto i motivi relativi alla deducibilità dei costi e alla carenza di motivazione dell'accertamento IVA. La sentenza precedente è stata cassata e il caso rinviato alla Commissione Tributaria Regionale per un nuovo esame, riconoscendo l'importanza di valutare la prova della destinazione aziendale delle imbarcazioni.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato una società per una presunta "Cessione di azienda" non registrata, derivante dalla riqualificazione di plurime vendite di beni strumentali. La Commissione Tributaria Regionale aveva escluso la cessione, ritenendo necessaria la continuità dell'attività negli stessi locali e la cessione della totalità dei beni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia. Ha chiarito che per configurare una "Cessione di azienda" non è indispensabile la continuità nei medesimi locali né il trasferimento di tutti i beni, purché il complesso ceduto mantenga un residuo di organizzazione idoneo all'esercizio dell'impresa. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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L'Agenzia delle Entrate ha effettuato un accertamento analitico induttivo nei confronti di un'Azienda, stimando il suo reddito basandosi sul ricarico medio e includendo beni che l'Azienda riteneva strumentali. L'Azienda ha contestato l'eccessiva percentuale di ricarico e l'erronea classificazione di alcuni beni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda. Ha confermato la legittimità dell'uso del ricarico medio come elemento indiziario e ha ritenuto che l'Azienda non avesse fornito prove sufficienti per dimostrare che i beni contestati fossero strumentali e non destinati alla rivendita.
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Un'Azienda turistica ha realizzato opere di ristrutturazione su un villaggio turistico, situato su un terreno di terzi ricevuto in comodato, chiedendo il rimborso dell'IVA. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, sostenendo che le opere su beni non di proprietà non fossero ammortizzabili. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda. Ha stabilito che il diritto al rimborso IVA per l'ammortamento beni di terzi è legittimo, purché le opere siano strumentali all'attività d'impresa, indipendentemente dalla proprietà del bene o dalla sua removibilità, in base al principio di neutralità dell'IVA. L'Azienda ha quindi ottenuto il rimborso dell'IVA.
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Un Contribuente ha ricevuto un accertamento sintetico per redditi non dichiarati, basato sul possesso di auto di lusso, tra cui una Rolls Royce. Egli ha sostenuto che i veicoli erano beni strumentali per la sua ex attività di vendita di abiti da sposa e che il figlio contribuiva al suo mantenimento. I giudici di merito avevano confermato l'accertamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente, annullando la sentenza precedente. Ha stabilito che il giudice d'appello non ha esaminato adeguatamente la documentazione che provava la strumentalità dei veicoli all'attività d'impresa. La Cassazione ha rinviato il caso affinché si verifichi l'effettiva inerenza dei mezzi all'attività.
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La Corte di Cassazione ha confermato il legittimo recupero credito d'imposta da parte dell'Agenzia delle Entrate. Una società aveva usufruito di un credito per un capannone destinato all'attività tessile, ma poi utilizzato per attività edile e locazioni private. La società sosteneva che il bene rientrava comunque in attività agevolabili e che la fusione le garantiva il diritto al credito. La Cassazione ha ribadito che il beneficio fiscale richiede l'effettivo inserimento del bene nel ciclo produttivo per lo scopo originario entro due anni, e che l'avviso di recupero era corretto. La società ha perso il ricorso.
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La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di oltre centomila euro a carico di una società e del suo legale rappresentante. L'accusa riguarda il reato di indebita compensazione di crediti d'imposta, maturati formalmente per investimenti nel Mezzogiorno. L'impresa aveva acquistato macchinari pesanti per poi concederli subito in noleggio alla stessa ditta venditrice, senza impiegarli in alcun ciclo produttivo interno. I giudici hanno chiarito che l'agevolazione fiscale richiede la reale strumentalità del bene e una concreta struttura aziendale, assenti nel caso concreto.
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L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento IRES per l'anno 2006 a una società immobiliare, contestando la qualifica di società di comodo. L'ente impositore ha ricalcolato un reddito presunto superiore a duecentomila euro a fronte di un modesto affitto stagionale a un socio, nonostante un ingente patrimonio immobiliare iscritto a bilancio. La società ha contestato l'atto invocando la congruità agli studi di settore e la documentazione contabile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della contribuente, confermando la legittimità della pretesa fiscale. I giudici hanno stabilito che l'esimente della congruità introdotta nel 2008 ha natura sostanziale e non opera retroattivamente per l'anno d'imposta 2006.
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Una dipendente, assunta come receptionist da una società affittuaria dopo il passaggio dei soli beni strumentali, ha preteso la continuità lavorativa verso la società proprietaria a seguito della risoluzione dell'affitto. La Corte di Cassazione ha rigettato le pretese della lavoratrice, analizzando i limiti del Trasferimento d'azienda e art. 2112 c.c. I giudici hanno chiarito che le tutele del posto di lavoro non operano se l'assunzione avviene dopo l'affitto dei soli beni e se la restituzione dell'azienda non comporta il proseguimento dell'attività con l'immutata organizzazione da parte del proprietario originario. Entrambi i ricorsi sono stati respinti con compensazione delle spese.
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Un medico del lavoro ha chiesto il rimborso dell'imposta versata negli anni passati, sostenendo l'assenza di un'autonoma organizzazione IRAP. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso, ritenendo che la collaborazione con un tecnico audiometrista esterno con partita IVA configurasse il presupposto impositivo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, stabilendo che l'ausilio di terzi finalizzato esclusivamente all'acquisizione di dati diagnostici essenziali (come i tracciati audiometrici) non integra il requisito dell'autonoma organizzazione IRAP. Di conseguenza, la Corte ha annullato la decisione sfavorevole e ha riconosciuto il diritto del medico al rimborso delle somme versate, condannando l'amministrazione finanziaria al pagamento delle spese di giudizio.
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Un socio accomandatario ha chiesto il rimborso dell'IRPEF per l'anno 2006, basandosi sulle perdite derivanti dall'agevolazione fiscale Tremonti bis per la costruzione di un capannone da parte della società. L'Agenzia delle Entrate ha opposto il silenzio-rifiuto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del contribuente, confermando che una precedente sentenza definitiva aveva già escluso il diritto della società a tale agevolazione per l'anno di origine dell'investimento. I giudici hanno stabilito che il giudicato esterno tributario impedisce di ridiscutere nei periodi d'imposta successivi un elemento costitutivo e permanente già negato con decisione passata in giudicato. Di conseguenza, il socio perde la causa e non ha diritto ad alcun rimborso fiscale.
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Un ingegnere (Il Professionista) ha richiesto il Rimborso IRAP per le somme versate dal 2009 al 2012, sostenendo di non avere un'autonoma organizzazione. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato la richiesta, sostenendo che gli elevati compensi pagati a collaboratori esterni dimostrassero l'esistenza di una struttura organizzata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando il diritto al rimborso. I giudici hanno chiarito che i pagamenti a terzi non fanno scattare automaticamente l'imposta se si riferiscono a consulenze occasionali, specifiche o a rimborsi spese per l'attività di consulente tecnico del giudice. Vince quindi il Professionista, che ha diritto alla restituzione delle somme e al pagamento delle spese legali da parte dell'amministrazione finanziaria.
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Un avvocato ha chiesto il rimborso dell'imposta versata nel 2008, sostenendo l'assenza del requisito dell'autonoma organizzazione IRAP. L'Agenzia delle Entrate ha respinto la richiesta, ma i giudici di merito hanno accolto il ricorso del professionista. L'amministrazione finanziaria ha quindi proposto ricorso in Cassazione, evidenziando che il legale disponeva di un secondo studio e collaborava con colleghi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. I giudici hanno confermato che l'uso limitato del secondo studio e le collaborazioni occasionali non superano la soglia minima per far scattare l'imposta. Il professionista ha quindi diritto al rimborso e l'Agenzia delle Entrate è stata condannata a pagare le spese processuali.
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Un perito agrario ha chiesto il rimborso dell'imposta regionale sulle attività produttive, sostenendo l'assenza del requisito dell'autonoma organizzazione IRAP. L'amministrazione finanziaria ha rifiutato la richiesta e i giudici di merito hanno confermato il diniego, basandosi esclusivamente sull'elevato ammontare delle spese dichiarate dal professionista. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che l'alto livello di costi o ricavi non dimostra automaticamente l'esistenza di una struttura organizzata. I giudici tributari avrebbero dovuto verificare la reale natura delle spese e l'effettiva presenza di dipendenti o macchinari complessi, anziché limitarsi a un calcolo matematico. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Una società immobiliare che concede in locazione i propri immobili ha subito un accertamento fiscale. L'Agenzia delle Entrate ha negato la detrazione del 55% per spese di risparmio energetico, sostenendo che l'agevolazione spettasse solo per i beni strumentali e non per gli immobili locati a terzi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che la detrazione per la riqualificazione energetica immobili locati spetta a tutte le imprese, indipendentemente dalla classificazione catastale o contabile dei beni (strumentali, merce o patrimoniali). L'obiettivo della legge è infatti quello di favorire il risparmio energetico dell'intero patrimonio immobiliare nazionale. Di conseguenza, la società immobiliare ha vinto definitivamente la causa e l'Agenzia delle Entrate è stata condannata a pagare le spese processuali.
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Una società acquista all'asta alcuni immobili strumentali per l'attività alberghiera da un fallimento. Successivamente, compra dalla stessa curatela i mobili e le licenze. L'Agenzia delle Entrate unisce i due atti e li riqualifica come cessione d'azienda, applicando l'imposta di registro proporzionale anziché fissa. La Cassazione accoglie il ricorso della società. I giudici chiariscono che, in base alla riforma dell'articolo 20 del Testo Unico, l'imposta di registro si applica solo in base agli effetti giuridici del singolo atto presentato, senza poter considerare elementi esterni o contratti collegati privi di un nesso testuale. Di conseguenza, la società ottiene il diritto al rimborso dell'imposta versata in eccedenza.
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