Una società in liquidazione si è vista negare il rimborso IVA per tre anni perché l'Agenzia delle Entrate l'ha classificata come 'società di comodo', non avendo realizzato operazioni di vendita. La società sosteneva di essere impegnata in attività preparatorie, come la ristrutturazione di un immobile. La Corte di Cassazione, applicando i principi di una sentenza della Corte di Giustizia Europea, ha dato ragione alla società. Ha stabilito che il diniego del rimborso IVA a una società di comodo basato solo sul mancato raggiungimento di una soglia di ricavi è illegittimo se l'impresa dimostra un'effettiva, anche se preparatoria, attività economica. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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