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Attenuante Della Lieve Entità

Definizione

Una circostanza che permette al giudice di diminuire la pena quando il reato, pur essendo grave, presenta caratteristiche di minore offensività (es. danno patrimoniale molto piccolo, violenza minima).

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 68 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 79% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 8%
  • Rigettato 11%
  • Inammissibile 79%
  • Altro 2%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 762%
  • Penale Sez. 223%
  • Penale Sez. 115%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 45792/2024in 6 provvedimenti
  • Cass. 47610/2024in 10 provvedimenti
  • Cass. 15945/2013in 3 provvedimenti
  • Cass. 9912/2024in 3 provvedimenti
  • Corte cost. 86/2024in 17 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Attenuante della lieve entità negata per le lesioni subite
Un uomo condannato per rapina ha proposto ricorso per cassazione chiedendo l'applicazione della circostanza attenuante della lieve entità e il riconoscimento delle attenuanti generiche. L'imputato sosteneva una carenza di motivazione nella sentenza d'appello che gli aveva negato lo sconto di pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'attenuante della lieve entità non spetta quando la vittima riporta lesioni personali che richiedono cure sanitarie e quando le modalità dell'azione rivelano una particolare violenza e pericolosità dell'autore. Inoltre, per negare le attenuanti generiche è sufficiente evidenziare i precedenti penali e la gravità della condotta, senza dover analizzare ogni singolo dettaglio difensivo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Porto abusivo di armi improprie: stop alla particolare tenuità
Due persone subiscono una condanna penale: la prima per il porto abusivo di armi improprie senza giustificato motivo, la seconda per il possesso di chiavi alterate e grimaldelli. Entrambi propongono ricorso alla Corte di Cassazione chiedendo l'assoluzione per particolare tenuità del fatto o riduzioni di pena. La Corte dichiara inammissibili entrambi i ricorsi. I giudici stabiliscono che il mancato riconoscimento dell'attenuante della lieve entità impedisce di dichiarare la particolare tenuità del fatto per chi porta armi improprie. Inoltre, i numerosi precedenti penali per rapina e furto dell'altro imputato escludono qualsiasi beneficio. I condannati devono pagare le spese processuali e tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Differenza tra rapina ed estorsione: la decisione
Due imputati hanno sottratto con violenza e minacce il portafoglio a un uomo. Il giorno seguente, in un altro luogo, hanno preteso dalla stessa vittima la consegna di cinquemila euro. I giudici di merito hanno condannato entrambi per rapina consumata e tentata estorsione. I responsabili hanno proposto ricorso per ottenere la qualificazione dei fatti in un solo delitto e il riconoscimento delle attenuanti per lieve entità e risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito la differenza tra rapina ed estorsione: la prima comporta la sottrazione immediata della cosa, mentre la seconda piega la volontà della vittima per costringerla alla consegna del bene.
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Porto di armi od oggetti atti ad offendere: condanna definitiva
I giudici di merito hanno condannato un cittadino a sei mesi di arresto e mille euro di ammenda per il porto di armi od oggetti atti ad offendere. L'uomo portava fuori dalla propria abitazione uno strumento potenzialmente lesivo senza alcuna valida giustificazione. L'interessato ha presentato ricorso per cassazione contestando l'idoneità offensiva dell'oggetto e chiedendo il riconoscimento dell'attenuante della lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché l'atto riproponeva censure già risolte in appello senza argomenti nuovi. I giudici hanno chiarito che l'offensività dipende da luogo, tempo, forma e dimensioni dell'oggetto, mentre la lieve entità richiede di valutare la condotta complessiva e la personalità del soggetto. La condanna penale resta confermata, con l'obbligo di pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Porto di pistola a salve: l’arma finta porta alla condanna vera
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un giovane sorpreso con il volto coperto da un cappuccio mentre brandiva una pistola caricata a salve nei pressi di un istituto scolastico. L'imputato ha contestato il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e della lieve entità, oltre all'eccessiva severità della pena. I giudici hanno stabilito che il porto di pistola a salve non costituisce un fatto lieve se accompagnato da modalità allarmanti, dalla vicinanza a una scuola e da precedenti penali specifici. La recidiva e la commissione di ulteriori delitti dopo i fatti hanno impedito la concessione di benefici, rendendo definitivo il verdetto.
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Aggravante del metodo mafioso: minaccia punita senza clan
La Corte d'Appello confermava la condanna di un imputato per estorsione continuata, tentata e consumata, con l'aggravante del metodo mafioso. Il condannato chiedeva denaro ai commercianti definendolo un regalo per i detenuti ed evocava la presenza della criminalità organizzata locale. L'imputato ricorreva in Cassazione sostenendo l'incompatibilità dell'aggravante mafiosa con l'attenuante della lieve entità, concessa per errore in primo grado, e contestando la mancanza di una vera cosca di appartenenza. Lamentava anche l'inutilizzabilità delle intercettazioni prive di supporto digitale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso: l'aggravante del metodo mafioso scatta anche senza un clan costituito se la minaccia richiama logiche criminali, mentre l'eccezione sulle prove è inammissibile senza la prova di resistenza.
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Danno tenue ma troppa violenza: lieve entità nella rapina negata
L'Imputato ha aggredito e minacciato due addetti alla sicurezza per commettere una rapina, opponendosi poi con la forza all'arresto delle forze dell'ordine. La difesa ha chiesto il riconoscimento della circostanza attenuante per la lieve entità nella rapina, introdotta dalla Corte Costituzionale nel 2024, facendo leva sul valore economico modesto del bottino e sull'avvenuta concessione dell'attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità. I giudici di merito hanno respinto la richiesta a causa della pesante violenza fisica adoperata durante l'azione. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile: il modesto valore economico sottratto non basta a cancellare la grave condotta violenta e la resistenza attiva opposta all'arresto.
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Rapina armata: niente attenuante della lieve entità
Un uomo condannato per rapina aggravata ha presentato ricorso in Cassazione. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e dell'attenuante della lieve entità. Il fatto era avvenuto di notte, con l'uso di un'arma e la partecipazione di complici. Inoltre, l'imputato registrava precedenti penali per reati simili. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che il valore economico del bene sottratto non basta a definire lieve il fatto. Bisogna valutare l'azione nel suo insieme, considerando l'orario notturno, le armi e la pluralità di aggressori. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali oltre a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricettazione di ciclomotore rubato: niente sconto al reo
L'Imputato è stato condannato per il reato di ricettazione di ciclomotore rubato. Un vigilante di un supermercato lo ha visto giungere sul posto a bordo del mezzo. Nel vano sottosella, le forze dell'ordine hanno trovato generi alimentari appena rubati in un altro negozio, furto poi ammesso dallo stesso uomo. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando la mancanza dei video delle telecamere e chiedendo la concessione dell'attenuante per la lieve entità del bene. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La testimonianza diretta e il legame con la merce rubata dimostrano la responsabilità penale. La Suprema Corte ha negato sconti di pena, evidenziando il valore non modesto del veicolo, l'uso del mezzo per commettere altri reati e la presenza di precedenti penali specifici a carico dell'uomo.
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Tubo senza polvere: confermata detenzione di arma da guerra
L'Imputato deteneva un ordigno artigianale in metallo del tipo pipe bomb completo di circuiti elettrici di innesco ma privo di polvere da sparo e telecomandi. I giudici di merito hanno condannato l'uomo per detenzione di arma da guerra, escludendo l'attenuante speciale della lieve entità a causa del rinvenimento contestuale di munizioni da guerra. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale. I giudici hanno stabilito che l'assenza temporanea della carica esplosiva non esclude la pericolosità e l'autonomia strutturale del manufatto. La detenzione di arma da guerra resta reato anche se l'ordigno è incompleto o custodito per meri scopi ornamentali.
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Porto di oggetti atti ad offendere: no alla lieve entità
I giudici hanno condannato un imputato per il reato di porto di oggetti atti ad offendere. Il Tribunale e la Corte di Appello hanno negato l'attenuante della particolare tenuità o lieve entità del fatto. I magistrati hanno basato il diniego sulla personalità negativa del soggetto, il quale presentava precedenti penali e portava con sé sostanze stupefacenti al momento del controllo. La difesa ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione denunciando un vizio di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. L'atto difensivo proponeva una generica rilettura delle prove, attività vietata ai giudici di legittimità. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna e inflitto una sanzione di tremila euro.
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Inammissibilità del ricorso penale: stop alla solita difesa
L'Imputato propone ricorso per Cassazione contestando il mancato riconoscimento dell'attenuante della lieve entità, norma reintrodotta dalla sentenza della Corte Costituzionale numero 86 del 2024. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità del ricorso penale poiché la difesa si è limitata a ripetere le medesime doglianze già respinte in secondo grado, senza sviluppare una critica motivata e specifica contro la sentenza d'appello. Inoltre, i giudici sottolineano che la valutazione sulle attenuanti e sulla quantificazione della pena rientra nella discrezionalità esclusiva del giudice di merito. Di conseguenza, la Cassazione conferma la decisione precedente e condanna L'Imputato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Rapina consumata e tentata: la Cassazione rigetta il ricorso
L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di rapina avvenuta all'interno di un supermercato. La difesa richiedeva di riqualificare il fatto nell'ipotesi di Rapina consumata e tentata (ossia tentata rapina anziché consumata) e di concedere l'attenuante della lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato è da ritenersi consumato se l'autore ha acquisito l'autonoma disponibilità della merce, a nulla rilevando il successivo intervento della polizia. Inoltre, l'attenuante della lieve entità richiede una valutazione globale di tutte le modalità dell'azione e non spetta in modo automatico. L'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no a nuove richieste
L'Imputato ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione contro la sentenza della Corte d'Appello. La difesa contestava l'attendibilità della persona offesa e lamentava la mancata concessione dell'attenuante della lieve entità per il reato contestato. La Suprema Corte ha pronunciato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. I giudici hanno chiarito che le critiche probatorie erano generiche e ripetitive. Inoltre, la richiesta dell'attenuante non era stata formulata nei gradi precedenti, rendendo impossibile la sua valutazione in sede di legittimità. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Rapina impropria aggravata: niente sconti per l’aggressione
Una donna viene condannata per i reati di lesioni e rapina impropria aggravata ai danni di un anziano di oltre ottant'anni, spinto e fatto cadere a terra per sottrargli del denaro. La difesa ricorre in Cassazione chiedendo di riascoltare la vittima che aveva rinvigorito i rapporti e rimesso la querela, contestando inoltre la recidiva e il mancato riconoscimento dell'attenuante della lieve entità. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici spiegano che la remissione della querela è irrilevante nei reati procedibili d'ufficio e che la valutazione delle prove spetta ai giudici di merito. La violenza fisica contro una persona ultraottantenne e il danno economico escludono ogni ipotesi di lieve entità.
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Attenuante della lieve entità nella rapina: la Cassazione frena
L'Imputato è stato condannato per concorso in rapina aggravata e lesioni volontarie aggregate a seguito di episodi di violenza e sottrazione di beni commessi in una notte. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento dell'attenuante della lieve entità nella rapina. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il beneficio non si applica automaticamente. L'uso di una violenza sproporzionata e la commissione di più rapine nella stessa notte dimostrano un'elevata gravità dell'azione, precludendo ogni sconto di pena. L'Imputato dovrà scontare la condanna e pagare tremila euro alla Cassa delle Ammende oltre alle spese processuali.
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Attenuante della lieve entità: la violenza esclude lo sconto
L'imputato, condannato per rapina, ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione lamentando la mancata concessione della attenuante della lieve entità. La difesa sosteneva che i giudici d'appello non avessero esaminato tutti gli elementi a favore dell'imputato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il giudice di merito non deve analizzare ogni singolo dettaglio, ma può limitarsi agli elementi ritenuti decisivi. Nel caso specifico, la presenza di più autori del reato e la violenza esercitata giustificano pienamente la gravità del fatto e il diniego del beneficio. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Rapina impropria e furto con strappo: la condanna in Cassazione
L'Imputato ha strappato una collanina d'oro dal collo della Vittima, per poi schiaffeggiarla e minacciarla per garantirsi la fuga. La difesa ha sostenuto che la condotta costituisse furto con strappo e non rapina, chiedendo l'applicazione delle attenuanti e di pene sostitutive. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, chiarificando il confine tra Rapina impropria e furto con strappo: quando lo strappo coinvolge direttamente la persona con violenza o minacce contestuali per vincerne la resistenza o assicurarsi l'impunità, si configura la rapina. Inoltre, i giudici hanno escluso l'attenuante della lieve entità a causa delle modalità intimidatorie dell'azione e hanno confermato il diniego delle sanzioni sostitutive per via dei precedenti penali dell'autore. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali insieme a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Attenuante della lieve entità: ricorso inammissibile e condanna
L'Imputato propone ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte d'Appello. Il ricorrente contesta il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità. Inoltre, la difesa chiede la concessione della nuova attenuante della lieve entità, introdotta dalla Corte Costituzionale. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. La Corte chiarisce che la somma sottratta non possiede un valore economico irrisorio e che le condizioni economiche della vittima non incidono sul calcolo del danno. Riguardo all'attenuante della lieve entità, i giudici rilevano che la difesa non ha sollevato la questione durante il giudizio di secondo grado. Pertanto, l'Imputato non può richiedere tale beneficio per la prima volta in sede di legittimità. La Cassazione condanna l'Imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Rapina di lieve entità: contano i fatti e non i precedenti
Un uomo ha subito una condanna per il reato di rapina per aver sottratto venti batterie per auto esauste, spintonando il custode durante la fuga. La Corte di Appello ha ridotto la pena a due anni e otto mesi di reclusione, ma ha negato l'attenuante per la rapina di lieve entità a causa dei numerosi precedenti penali dell'imputato e dell'ora tardo-pomeridiana del fatto. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza con rinvio. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'attenuante ha natura prettamente oggettiva: contano l'estemporaneità del gesto, la modestia della violenza fisica e l'esiguità del valore economico sottratto, non i precedenti personali dell'agente.
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