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arbitraggio

Definizione

In economia e in finanza, un arbitraggio è un'operazione che consiste nell'acquistare un bene o un'attività finanziaria su un mercato rivendendolo su un altro mercato, sfruttando le differenze di prezzo al fine di ottenere un profitto. L'operazione è possibile se il ricavo che si ottiene supera i costi per il trasferimento del bene trattato da un mercato all'altro. L'intera operazione deve essere senza alcun rischio per l'operatore. L'arbitraggio si differenzia dalla speculazione per il fatto che, mentre il primo è un modo di lucrare sulle differenze di prezzo presenti in luoghi diversi, la seconda opera sulle differenze di prezzo di uno stesso bene in tempi diversi. In altre parole, mentre la speculazione ricerca il lucro giocando sul fattore "tempo" (vendita successiva all'acquisto e viceversa), l'arbitraggio lo ricerca nel fattore "spazio" (acquisto e vendita su due mercati diversi).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Annullamento divisione ereditaria: l’accordo tra fratelli è valido
Un erede ha impugnato un accordo di divisione ereditaria con i fratelli, chiedendone l'annullamento per errore o la rescissione per lesione. L'accordo prevedeva che un tecnico determinasse i lotti. I giudici di merito hanno rigettato le domande, qualificando l'accordo come contratto definitivo di divisione con oggetto determinato tramite arbitraggio. La Corte di Cassazione ha confermato questa interpretazione, ritenendo infondate le censure dell'erede sull'inidoneità dell'accordo e sull'assenza di vizi di motivazione. Il ricorso per l'annullamento divisione ereditaria è stato integralmente rigettato.
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Determinazione del prezzo da parte del terzo: Comune vince
Un'azienda acquista un immobile pubblico sdemanializzato dal Comune. Il contratto prevede che il prezzo finale sia aggiornato dall'Agenzia del Territorio. Successivamente, l'ente pubblico richiede il pagamento della differenza tramite ingiunzione. L'acquirente si oppone, sostenendo che il debito non sia certo e liquido e che la clausola prevedesse solo la rivalutazione monetaria. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'acquirente. I giudici stabiliscono che la determinazione del prezzo da parte del terzo, secondo lo schema dell'arbitraggio, rende il credito certo, liquido ed esigibile. Inoltre, l'interpretazione della clausola contrattuale operata dai giudici di merito, che fa riferimento all'effettivo valore del bene e non alla semplice inflazione, è corretta e non può essere modificata in sede di legittimità.
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Valutazione quota recesso e competenza arbitrale
Il Tribunale ha rigettato la richiesta di nomina di un esperto per la valutazione quota recesso, dichiarando la propria incompetenza. Poiché lo statuto della società conteneva una clausola compromissoria, la determinazione del valore della partecipazione deve essere affidata a un arbitro unico. La sentenza chiarisce inoltre l'impossibilità di applicare analogicamente le norme delle S.p.A. alle S.r.l. in materia di stima del valore di liquidazione.
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Interpretazione del contratto: accordo chiaro batte pretese extra
I Committenti affidano a L'Appaltatore la ristrutturazione di un immobile. A causa di contrasti sull'esecuzione, le parti firmano una scrittura privata per regolare i conti. Successivamente, L'Appaltatore richiede oltre 71.000 euro a saldo dei lavori, ma i giudici di merito accertano che nulla è dovuto, ritenendo che la somma già versata coprisse interamente le opere eseguite. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'Appaltatore. I giudici chiariscono che l'interpretazione del contratto spetta esclusivamente al giudice di merito. Se la lettura data dal giudice è logica e coerente con il testo letterale, la parte non può contestarla in sede di legittimità solo perché preferisce una diversa lettura. Vince quindi I Committenti.
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