Definizione
Noto come 'patteggiamento', è un procedimento speciale in cui l'imputato e il pubblico ministero si accordano sull'applicazione di una pena ridotta, evitando il dibattimento.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 88 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 83% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 10%
- Rigettato 5%
- Inammissibile 83%
- Altro 2%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 761%
- Penale Sez. 623%
- Penale Sez. 216%
Precedenti più richiamati
- Cass. S.U. 3/1998in 4 provvedimenti
- Cass. 13749/2022in 12 provvedimenti
- Cass. 33145/2020in 10 provvedimenti
- Cass. 14377/2021in 11 provvedimenti
- Cass. 25617/2020in 5 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un imputato, condannato per **rapina aggravata** a seguito di un patteggiamento, ha presentato ricorso in Cassazione. La difesa contestava la qualificazione giuridica del fatto, sostenendo un errore perché un coimputato era stato giudicato per un tentativo di reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che, in caso di patteggiamento, un ricorso sulla qualificazione giuridica è possibile solo per un errore manifesto, cioè palesemente eccentrico rispetto all'accusa. La differenza di giudizio per un coimputato in un processo separato non costituisce un errore manifesto sulla valutazione dei fatti. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Tre persone hanno presentato un ricorso contro una sentenza di patteggiamento (applicazione della pena su richiesta delle parti). I ricorrenti contestavano la mancanza dei presupposti per una sentenza liberatoria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che le doglianze sollevate non erano quelle previste dalla legge per impugnare una sentenza di patteggiamento. Pertanto, i ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende. Questo caso chiarisce i limiti per un ricorso inammissibile contro il patteggiamento.
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La Corte ha dichiarato un ricorso inammissibile. Un cittadino aveva presentato appello contro una sentenza che aveva applicato una pena su sua richiesta (patteggiamento). Tuttavia, questa sentenza non subordinava espressamente la pena alla sospensione condizionale. La Corte ha ritenuto il ricorso manifestamente non accoglibile, in quanto la legge non permette di impugnare un patteggiamento non condizionato. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende per il suo ricorso inammissibile.
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Un imputato aveva patteggiato una pena per reati di ricettazione e violazione della legge sulle armi. Il suo difensore ha presentato un Ricorso per Cassazione patteggiamento, sostenendo un'erronea qualificazione giuridica del fatto. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che i motivi di ricorso contro un patteggiamento sono molto limitati e non includono una generica contestazione sulla qualificazione del reato, a meno che non sia palesemente fuori luogo rispetto alle accuse. L'imputato ha dovuto pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Un Lavoratore ha presentato ricorso contro una sentenza di patteggiamento, sostenendo una "erronea qualificazione giuridica del fatto". La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che si può impugnare una sentenza di patteggiamento per questo motivo solo in caso di errore manifesto. Nel caso specifico, i motivi addotti erano generici e non evidenziavano un errore palese. Il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende, confermando il "ricorso inammissibile".
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La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un individuo che contestava la `revoca sospensione condizionale della pena`. Questa revoca era stata disposta a seguito di una nuova condanna ottenuta tramite `applicazione della pena su richiesta delle parti` (patteggiamento). L'individuo sosteneva che la riforma del 2017 avesse modificato l'equivalenza del patteggiamento a una condanna vera e propria ai fini della revoca. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il patteggiamento è equiparato a una sentenza di condanna per la `revoca sospensione condizionale della pena`, anche dopo la riforma, e che i motivi di ricorso contro tali sentenze sono limitati.
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Il Tribunale applicava all'Imputato una pena di cinque anni di reclusione ed euro 20.600,00 di multa, calcolando un aumento in continuazione su una precedente condanna. L'Imputato proponeva ricorso per Cassazione contestando la congruità della pena e lamentando il mancato rispetto dei minimi edittali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in tema di applicazione della pena su richiesta delle parti, il controllo di legittimità è limitato alla verifica della correttezza della qualificazione giuridica, della legalità della pena e dell'assenza di cause di proscioglimento. Le contestazioni generiche sulla congruità della pena, che richiedono una rivalutazione di merito riservata al giudice territoriale, non sono ammissibili. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo un patteggiamento per detenzione di stupefacenti, lamentava una erronea qualificazione giuridica del fatto. La Corte ribadisce che il ricorso è ammesso solo in caso di 'errore manifesto', ossia un errore palesemente eccentrico e immediatamente riscontrabile, e non per ottenere una mera rivalutazione degli elementi di merito.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una sentenza di patteggiamento. La decisione si basa sulla Legge n. 103/2017, che limita le possibilità di impugnazione per tali sentenze a motivi specifici, non riscontrati nel caso di specie. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una sentenza di patteggiamento. L'impugnazione è stata ritenuta generica e aspecifica, non idonea a contestare la valutazione del giudice di primo grado, il quale aveva correttamente escluso i presupposti per il proscioglimento e ritenuto congrua la pena concordata.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, confermando la confisca del veicolo utilizzato per commettere il reato di omicidio stradale. La sentenza chiarisce che, ai sensi dell'art. 213 del Codice della Strada, la confisca del veicolo è sempre disposta quando questo è stato adoperato per commettere un reato, a prescindere dalla presenza di specifiche circostanze aggravanti.
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La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per sopravvenuta carenza di interesse. La decisione si fonda sul fatto che, nel lungo periodo intercorso tra la proposizione del ricorso e la sua trattazione, il procedimento penale principale si è concluso con una sentenza di patteggiamento divenuta irrevocabile, facendo venir meno qualsiasi interesse concreto e attuale del ricorrente a una pronuncia sulla legittimità della misura cautelare originaria.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso patteggiamento inammissibile, poiché proposto per motivi non consentiti dalla legge. L'imputato, dopo aver concordato la pena, ha tentato di contestare la propria responsabilità, una motivazione che esula dai casi previsti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. La Corte ha ribadito che l'accordo tra le parti rende inammissibili tali doglianze, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Un'imprenditrice ha ottenuto un finanziamento COVID illecitamente e ha patteggiato la pena. Il giudice, però, ha omesso di disporre la confisca del profitto del reato. La Procura ha fatto ricorso e la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza sul punto, stabilendo che la confisca del profitto è un atto dovuto e obbligatorio anche in caso di patteggiamento, rinviando il caso al giudice di primo grado per una nuova valutazione.
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La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17403/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava la condanna al pagamento delle spese custodia cautelare dopo un patteggiamento. La Corte ha chiarito che l'esenzione prevista dall'art. 445 c.p.p. non copre tali costi, limitandosi alle sole spese processuali in senso stretto.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento per un allontanamento di pochi minuti. La Corte ha ribadito che l'impugnazione per errata qualificazione giuridica è consentita solo in caso di 'errore manifesto', ovvero un errore palese, indiscutibile ed eccentrico rispetto all'imputazione, condizione non riscontrata nel caso di specie.
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Un imputato ricorre contro una sentenza di patteggiamento per reati di droga e resistenza, lamentando un'errata qualificazione giuridica e l'illegalità di una confisca. La Cassazione dichiara il ricorso patteggiamento inammissibile, poiché l'errore non era manifesto e la confisca era inesistente.
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Un soggetto ottiene due sospensioni condizionali della pena. Anni dopo, il Giudice dell'esecuzione le revoca entrambe. La Corte di Cassazione annulla il provvedimento, chiarendo che la revoca della sospensione condizionale non è un automatismo. Il giudice deve sempre verificare la conoscenza di precedenti condanne e l'eventuale prescrizione della pena prima di decidere. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava l'applicazione della continuazione in esecuzione a reati definiti con patteggiamento. La sentenza chiarisce che, in questi casi, il giudice dell'esecuzione non può ignorare l'accordo sulla pena raggiunto tra condannato e pubblico ministero, ma deve valutarne la congruità. La decisione sottolinea la specificità della procedura prevista dall'art. 188 disp. att. c.p.p. rispetto alla regola generale, riaffermando il carattere negoziale dell'istituto quando si tratta di sentenze di patteggiamento.
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La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento. Il ricorrente lamentava il mancato proscioglimento ex art. 129 c.p.p., ma la Corte ha ribadito che, a seguito della riforma del 2017, questo motivo non rientra più tra quelli consentiti per impugnare un patteggiamento. L'impugnazione è limitata ai casi tassativamente previsti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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