Definizione
Comportamento del chiamato all'eredità che, pur non dichiarando formalmente di accettare, compie un atto che presuppone la sua volontà di essere erede e che non avrebbe il diritto di compiere se non in tale qualità.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 36 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 37% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 37%
- Rigettato 37%
- Inammissibile 20%
- Altro 6%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 242%
- Civile Sez. 538%
- Civile Sez. 619%
Precedenti più richiamati
- Cass. 37369/2021in 6 provvedimenti
- Cass. 40689/2021in 7 provvedimenti
- Corte cost. 111/2016in 5 provvedimenti
- Cass. 22769/2024in 3 provvedimenti
- Cass. 2663/1999in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza favorevole al Contribuente. La vertenza riguarda l'applicazione dell'imposta di bollo accettazione tacita eredità durante la trascrizione di una compravendita immobiliare. Il Fisco ritiene che la trascrizione della nota ereditaria sia un atto autonomo e antecedente rispetto alla vendita, quindi escluso dal regime esentativo dell'atto principale. Il Contribuente sostiene invece l'assorbimento dell'imposta nel trattamento fiscale favorevole previsto per il trasferimento dell'immobile. La Suprema Corte, evidenziando la necessità di verificare la procedibilità del ricorso, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. I giudici hanno ordinato l'acquisizione del fascicolo d'ufficio del secondo grado e rinviato la causa a nuovo ruolo senza decidere il merito della controversia.
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L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato la sentenza della Commissione Tributaria Regionale riguardante l'imposta di bollo dovuta per la trascrizione dell'accettazione tacita di eredità. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa di un difetto procedurale. La notifica del ricorso per cassazione non conteneva la prova dell'avvenuta consegna, poiché l'ente non ha depositato l'avviso di ricevimento postale. Il Contribuente non si è costituito in giudizio e l'ente pubblico non ha dimostrato di essersi attivato per richiedere un duplicato alle Poste. Di conseguenza, i giudici supremi non hanno potuto verificare il perfezionamento della notifica, chiudendo il processo a favore del cittadino senza esaminare il merito della questione fiscale.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un contribuente il mancato pagamento dell'imposta di bollo sulla trascrizione riguardante l'accettazione tacita di eredità, avvenuta durante la vendita di un immobile ereditato. Il contribuente riteneva l'atto esente dalle imposte in quanto conseguenza diretta della compravendita immobiliare. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la trascrizione dell'accettazione tacita di eredità risponde a un autonomo presupposto fiscale e garantisce la continuità dei registri immobiliari. Di conseguenza, l'atto non beneficia dell'esenzione prevista per la vendita principale ed è soggetto al pagamento dell'imposta di bollo in misura fissa. Il contribuente perde la causa e l'avviso di liquidazione risulta legittimo.
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Una collaboratrice familiare ha agito in giudizio per ottenere il pagamento di una consistente somma di denaro disposta in suo favore a titolo di legato testamentario per l'assistenza prestata ai defunti. La congiunta del de cuius si è opposta alla pretesa creditoria, sostenendo di aver rinunciato all'eredità con atto notarile. I giudici di merito hanno tuttavia ravvisato una avvenuta accettazione tacita eredità a causa di alcuni pagamenti parziali eseguiti dal coniuge della presunta erede, dichiarando priva di effetto la successiva rinuncia. La Corte di Cassazione, rilevata la complessità e la rilevanza nomofilattica della materia, ha disposto la trattazione del ricorso in pubblica udienza per stabilire se l'adempimento spontaneo di un legato pecuniario configuri o meno un'accettazione tacita dell'eredità.
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Un contribuente impugna gli avvisi di liquidazione emessi dal Fisco per imposte collegate a una compravendita immobiliare e alla trascrizione dell'accettazione tacita di eredità. Dopo un giudizio di secondo grado parzialmente sfavorevole, entrambe le parti ricorrono in Cassazione contestando la corretta applicazione delle imposte di registro e ipotecarie. Nelle more del giudizio di legittimità, il contribuente presenta formale istanza per accedere alla definizione agevolata liti pendenti introdotta dalla riforma della giustizia tributaria. La Suprema Corte prende atto della richiesta e dispone il rinvio della causa a nuovo ruolo, sospendendo il contenzioso per consentire il perfezionamento della domanda di pace fiscale.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un contribuente il mancato versamento dell'imposta di bollo per la trascrizione dell'accettazione tacita di eredità, eseguita insieme alla vendita di un immobile ereditato. Il contribuente riteneva che la trascrizione beneficiasse dell'esenzione fiscale prevista per i trasferimenti immobiliari. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo che l'accettazione tacita di eredità costituisce un atto autonomo rispetto alla successiva compravendita. Di conseguenza, la relativa trascrizione nei registri immobiliari garantisce la continuità della catena di proprietà e non rientra nel regime esonerativo dell'atto principale. Trattandosi di una formalità distinta e indipendente, la nota di trascrizione è sempre soggetta all'imposta di bollo in misura fissa, confermando il debito del contribuente.
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Una cittadina cita in giudizio i comproprietari di un immobile confinante fatiscente, ottenendo l'ordine di demolizione della struttura e il risarcimento dei danni provocati da gravi infiltrazioni. Una delle comproprietarie ricorre per cassazione sostenendo di non essere proprietaria dell'immobile a causa della mancata accettazione della successione familiare risalente a decenni prima. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso e ravvisa una piena accettazione tacita di eredità. La ricorrente, difendendosi negli atti processuali, si era dichiarata titolare di una quota dell'immobile e aveva manifestato la volontà esplicita di donare o cedere tale quota a terzi e familiari. Tale condotta implica l'esercizio effettivo del diritto di proprietà e impedisce di eccepire la prescrizione. La comproprietaria deve quindi eseguire l'abbattimento e risarcire i danni.
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Un erede ha venduto un immobile proveniente da una successione, compiendo così un'accettazione tacita ed eseguendo la relativa trascrizione immobiliare. L'Agenzia delle Entrate ha chiesto il versamento del tributo per la trascrizione dell'accettazione. Il contribuente ha impugnato l'atto sostenendo l'esistenza di un'esenzione fiscale applicabile a tutti gli adempimenti legati alla compravendita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la trascrizione dell'accettazione non rientra nel regime agevolato dell'atto principale di vendita. L'accettazione costituisce un atto autonomo con un proprio presupposto impositivo. Di conseguenza, l'imposta di bollo accettazione tacita eredità è pienamente dovuta in misura fissa, confermando la piena legittimità dell'operato dell'amministrazione finanziaria.
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L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole a un notaio in merito alla tassazione della trascrizione per accettazione tacita di eredità inserita in un atto di compravendita immobiliare. Il professionista riteneva applicabile il regime forfettario agevolato previsto per i trasferimenti onerosi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso erariale, stabilendo che tale formalità costituisce un presupposto autonomo e non un atto consequenziale alla vendita, escludendola dalle esenzioni ordinarie.
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L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un contribuente il mancato pagamento dell'imposta di bollo relativa alla trascrizione accettazione tacita eredità. L'atto principale era la vendita di un immobile ereditato. Il contribuente riteneva che la trascrizione dell'accettazione fosse esente da tasse poiché direttamente collegata alla vendita dell'immobile. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la trascrizione accettazione tacita eredità costituisce un adempimento autonomo e distinto rispetto alla compravendita. Le agevolazioni fiscali non si possono applicare per analogia. Di conseguenza, il contribuente deve versare l'imposta di bollo in misura fissa, pur venendo compensate le spese di giudizio.
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L'Azienda fiscale richiede il pagamento dell'imposta di bollo per la trascrizione dell'accettazione tacita di eredità contenuta in un atto di compravendita immobiliare. Il Contribuente sostiene l'esistenza di una esenzione totale per gli adempimenti legati al trasferimento dell'immobile. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'ufficio e conferma la tassazione. L'accettazione tacita di eredità costituisce un atto del tutto autonomo rispetto alla vendita dell'immobile. Di conseguenza la sua trascrizione richiede il versamento dell'imposta di bollo in misura fissa. Le norme di agevolazione fiscale hanno carattere eccezionale e rigoroso, quindi l'esenzione non si estende ad atti distinti ancorché contestuali.
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La curatela di una società fallita agisce in giudizio per accertare la responsabilità degli amministratori a seguito di prelievi ingiustificati, uso personale di carte aziendali e distrazione di beni. I vertici societari sostengono la prescrizione dell'azione, chiedono di compensare i debiti con presunti versamenti soci ed escludono l'accettazione dell'eredità materna aggredita dal fallimento. I giudici confermano la condanna risarcitoria per oltre trecentoventi mila euro. L'atto di diffida interrompe validamente la prescrizione. I versamenti a capitale non sono compensabili e incassare i canoni di affitto dei beni del defunto costituisce accettazione tacita. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso degli ex vertici e applica sanzioni per lite temeraria.
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La Corte di Cassazione ha stabilito che la trascrizione dell'accettazione tacita di eredità, eseguita durante la vendita di un immobile ereditato, non beneficia del regime fiscale di favore con imposte ipotecaria e catastale in misura fissa. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'agevolazione applicata da un Notaio, sostenendo che tale formalità non sia direttamente conseguente all'atto di vendita. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Fisco, confermando che l'accettazione tacita di eredità è un atto autonomo e occasionale rispetto al trasferimento immobiliare. Di conseguenza, essa deve essere tassata autonomamente con l'imposta proporzionale ordinaria. Vince l'Agenzia delle Entrate.
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Un sacerdote dona alcuni terreni a un Ente Ecclesiastico nel 1962, ma la donazione non si perfeziona perché manca la notifica dell'accettazione al donante. Alla morte del sacerdote nel 1967, l'erede universale rivendica la proprietà dei beni. L'Ente Ecclesiastico eccepisce la prescrizione del diritto di accettare l'eredità e l'avvenuta usucapione dei terreni. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'Ente. I giudici confermano che l'erede ha compiuto un'accettazione tacita di eredità difendendosi in un giudizio del 1967, dove si era qualificato come erede. Inoltre, l'Ente non ha mai usucapito i beni: una donazione non perfezionata attribuisce solo la detenzione e non il possesso utile a usucapire, mancando la consegna materiale dei terreni, rimasti in mano a terzi coloni.
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Un erede, rimasto a vivere nella casa familiare dopo la morte del padre, rinunciava all'eredità oltre tre mesi dopo. La Cassazione ha confermato che tale comportamento integra un'accettazione tacita eredità. Secondo l'art. 485 c.c., il chiamato all'eredità che è nel possesso di beni ereditari deve fare l'inventario entro tre mesi, altrimenti è considerato erede puro e semplice. Di conseguenza, la sua successiva rinuncia è stata ritenuta inefficace. La Corte ha stabilito che la valutazione del possesso è una questione di fatto, non riesaminabile in sede di legittimità, e ha respinto il ricorso dell'erede, condannandolo al pagamento delle spese.
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Una persona chiamata a ereditare, dopo aver prelevato una somma di denaro dal conto del defunto, presentava formale rinuncia all'eredità. Un creditore del defunto ha agito contro di lei per ottenere l'adempimento di un obbligo di demolizione di opere abusive. La Corte di Cassazione ha stabilito che il prelievo di somme, unito al possesso di beni ereditari senza redigere l'inventario, costituisce un'accettazione tacita eredità. Tale comportamento rende la successiva rinuncia completamente inefficace. Di conseguenza, la chiamata all'eredità è stata considerata erede a tutti gli effetti e quindi tenuta a rispondere del debito del defunto.
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Un figlio, completamente escluso dal testamento del padre, rinunciava a intraprendere l'azione legale per ottenere la sua quota di legittima. L'Agenzia delle Entrate ha interpretato questo atto come un'accettazione tacita di eredità, chiedendogli il pagamento dell'imposta di successione. La Corte di Cassazione ha dato torto al Fisco. I giudici hanno stabilito che chi è escluso dal testamento (legittimario pretermesso) non è nemmeno 'chiamato all'eredità'. La rinuncia a far valere i propri diritti non equivale a disporre di beni ereditari e, quindi, non configura un'accettazione tacita di eredità. Di conseguenza, nessuna imposta è dovuta.
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Un contribuente vende un immobile ereditato, compiendo un'accettazione tacita di eredità. L'Agenzia delle Entrate richiede il pagamento dell'imposta di bollo per la trascrizione di tale accettazione, considerandola un atto autonomo rispetto alla vendita. Il caso arriva in Cassazione, ma i giudici non entrano nel merito della questione fiscale. Il ricorso dell'Agenzia viene dichiarato improcedibile per un vizio formale: il mancato deposito di un documento essenziale. Di conseguenza, il contribuente vince la causa, e l'avviso di liquidazione resta annullato, non perché la pretesa del Fisco fosse infondata, ma per un errore procedurale dell'Amministrazione finanziaria.
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La Corte di Cassazione ha stabilito che la presentazione della denuncia di successione e il pagamento delle relative imposte non costituiscono, di per sé, un'accettazione tacita eredità. Il caso riguardava un avviso di accertamento per il bollo auto notificato al coniuge superstite del proprietario del veicolo. I giudici hanno chiarito che tali adempimenti hanno una finalità prevalentemente fiscale e conservativa, volta a evitare sanzioni amministrative, e non dimostrano in modo univoco la volontà di accettare il patrimonio del defunto. Pertanto, l'amministrazione finanziaria non può presumere la qualità di erede basandosi esclusivamente su tali atti.
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La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso relativo alla presunta accettazione tacita eredità da parte di un chiamato che aveva precedentemente rinunciato alla successione. Il creditore sosteneva che il ritiro di una raccomandata e la riscossione di ratei pensionistici costituissero atti incompatibili con la rinuncia. La Corte ha invece stabilito che il ritiro di corrispondenza non è un atto dispositivo e che la riscossione di somme, se avvenuta per errore e seguita da immediata restituzione, non configura accettazione.
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