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LexCEDpedia

Accertamento Tecnico Preventivo (Atp)

Definizione

Un procedimento giudiziario speciale e rapido finalizzato a verificare le condizioni sanitarie di una persona per il riconoscimento di prestazioni previdenziali o assistenziali. La sua particolarità è che, in certi casi, la sentenza che ne deriva non è appellabile.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 73 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 41% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 41%
  • Rigettato 35%
  • Inammissibile 15%
  • Estinto 3%
  • Altro 6%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Civile Sez. 268%
  • Civile Sez. 322%
  • Civile Sez. Lavoro10%

Precedenti più richiamati

  • Cass. S.U. 14301/2007in 3 provvedimenti
  • Cass. 6591/2016in 3 provvedimenti
  • Cass. 9735/2020in 3 provvedimenti
  • Cass. 8496/2023in 5 provvedimenti
  • Cass. S.U. 19702/2012in 3 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Gravi difetti dell’opera appaltata: cantiere contro committente
Un'azienda agricola ha commissionato a un'impresa edile una vasca prefabbricata in cemento armato per la raccolta di reflui. Dopo due anni sono emerse fessurazioni e fuoriuscite di liquame dovute ad armature dimezzate e montaggio errato rispetto al progetto originario. L'appaltatore ha attribuito i danni a cedimenti del terreno e all'operato del direttore dei lavori, offrendo una semplice sigillatura superficiale. Il Tribunale prima e la Corte d'Appello poi hanno accertato la presenza di gravi difetti dell'opera appaltata ai sensi dell'art. 1669 c.c., imputabili unicamente alla ditta esecutrice. I giudici hanno confermato la condanna dell'appaltatore al risarcimento integrale dei costi di consolidamento e rifacimento dell'opera, escludendo colpe del progettista e respingendo le contestazioni difensive.
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Risarcimento del terzo trasportato tra gravi lesioni e limiti
Un passeggero a bordo di una motocicletta subiva gravi lesioni a causa di una violenta collisione con un furgone che compiva un'inversione a U vietata. La vittima chiedeva il risarcimento del terzo trasportato all'assicuratore del motociclo e alla proprietaria, pretendendo oltre seicentomila euro anche per una grave malattia psichiatrica insorta a distanza di anni. L'assicurazione opponeva l'intervenuta prescrizione e contestava il legame tra l'incidente e i disturbi mentali. Il Tribunale ha dichiarato tardiva l'eccezione di prescrizione e ha accertato la responsabilità dei convenuti. Tuttavia, i periti hanno escluso qualsiasi nesso causale tra lo scontro stradale e la patologia psichica sopravvenuta molti anni dopo. Riconosciuta un'invalidità permanente del 20%, il giudice ha liquidato il danno non patrimoniale e le spese mediche per complessivi 117.235,67 euro, condannando i convenuti al pagamento della differenza di 48.753,67 euro dopo aver detratto l'acconto già versato.
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Gravi difetti dell’immobile: tutela e limiti della solidarietà
Diversi proprietari di villette a schiera hanno citato in giudizio il venditore-costruttore, i progettisti, il direttore dei lavori e l'impresa esecutrice per infiltrazioni d'acqua dal tetto e deterioramento della pavimentazione esterna. Tali problematiche integrano gravi difetti dell'immobile ai sensi di legge. In appello, la Corte ha accertato la decadenza e la prescrizione dell'azione contro il direttore dei lavori per i vizi della pavimentazione, poiché i proprietari avevano denunciato il problema soltanto al venditore. Per le coperture, trattandosi di vizi occulti emersi solo dopo la perizia tecnica, i giudici hanno confermato la responsabilità solidale di costruttore, tecnici e impresa appaltatrice. L'assicurazione professionale del progettista e direttore dei lavori deve garantire l'indennizzo solo nei limiti della quota di colpa imputabile al singolo assicurato, escludendo l'estensione automatica all'intero debito solidale.
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Vizi dell’immobile: la decadenza cede il passo al risarcimento
Due acquirenti compravano un fabbricato riscontrando subito crepe, infiltrazioni e difetti strutturali. Gli acquirenti chiedevano il risarcimento dei danni, ma i giudici territoriali dichiaravano prescritte e decadute le domande per tardività della denuncia. La Corte di Cassazione ribalta la pronuncia e tutela i compratori. I giudici supremi affermano che l'impegno del costruttore a riparare i vizi dell'immobile non cancella la garanzia originaria, bensì fa nascere un autonomo obbligo di fare soggetto alla prescrizione ordinaria decennale. Inoltre, per i gravi difetti dell'edificio, il termine di decadenza annuale decorre soltanto dal momento in cui il compratore ottiene piena e tecnica certezza delle cause del danno, e non dalla prima comparsa superficiale delle anomalie.
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Responsabilità dell’appaltatore e soci di nuova società
Una società committente citava in giudizio i soci di una società di persone ormai cancellata per ottenere i danni derivanti da infiltrazioni nel tetto. I lavori originari risalivano a molti anni prima ed erano stati eseguiti da una precedente società, poi sciolta. I medesimi soci avevano in seguito fondato una nuova ditta e realizzato solo un modesto intervento riparatorio. Il committente invocava la responsabilità dell'appaltatore verso i soci della nuova compagine per l'opera originaria. La Suprema Corte ha confermato il rigetto della domanda. I giudici hanno stabilito che la nascita di una nuova società con gli stessi soci non crea continuità giuridica con quella passata. Il piccolo ritocco eseguito dalla nuova impresa non estende i doveri contrattuali primari, confermando la prescrizione di ogni pretesa.
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CTU Contestata: Quando non scatta la Responsabilità processuale aggravata
La Corte di Cassazione ha esaminato una controversia tra un Committente e un Appaltatore relativa a lavori di costruzione. Il Committente contestava l'inizio e la fine dei lavori, vizi e opere extracontrattuali. I giudici di merito avevano condannato il Committente al pagamento di somme all'Appaltatore e anche a una sanzione per responsabilità processuale aggravata. La Cassazione ha rigettato i motivi relativi ai vizi e ai tempi dei lavori, ritenendoli accertamenti di fatto. Ha invece accolto il ricorso del Committente sulla responsabilità processuale aggravata, chiarendo che la mera contestazione di una consulenza tecnica d'ufficio non basta a configurarla, salvaguardando il diritto di difesa.
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Risarcimento del danno da progettazione: limiti e costi
Un'azienda ha citato in giudizio un professionista per gravi difetti nella progettazione di un impianto di riscaldamento industriale, chiedendo il risarcimento dei danni. In appello, il tecnico è stato condannato a pagare l'intero importo stimato per costruire un impianto del tutto nuovo e conforme alle regole dell'arte. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, precisando i corretti criteri di calcolo: il risarcimento del danno da progettazione errata non può comprendere le spese standard che il committente avrebbe comunque dovuto sostenere fin dall'inizio per avere l'opera. Il professionista risponde solo delle spese sostenute inutilmente e dei costi di demolizione dell'impianto difettoso.
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Caldaia difettosa: la responsabilità installatore caldaia è confermata
Un'Azienda installatrice ha richiesto il pagamento di servizi a un Condominio e a un singolo condomino. Il Condominio ha contestato, chiedendo risarcimento per difetti di installazione di una caldaia che causavano surriscaldamento, calcare e maggiori consumi di gasolio. La Cassazione ha respinto il ricorso dell'Azienda, confermando la sua **Responsabilità installatore caldaia**. La Corte ha ribadito che l'Azienda doveva rispondere dei danni derivanti dall'errata collocazione del bruciatore e dalla mancata informazione sull'uso di un addolcitore. Il Condominio ha ottenuto il risarcimento per i maggiori costi sostenuti.
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Responsabilità dell’Appaltatore: l’eccezione tardiva non salva dai difetti
Un Condominio ha citato in giudizio un'Azienda Costruttrice per gravi difetti nell'edificio. L'Azienda ha eccepito la prescrizione e la decadenza del diritto, sostenendo la tardività della denuncia dei vizi e dell'azione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando la sua responsabilità dell'appaltatore. Ha stabilito che l'eccezione di prescrizione, seppur sollevata in fase di accertamento tecnico preventivo, non è valida se riproposta tardivamente nel giudizio di merito. Il Condominio ha quindi ottenuto il risarcimento dei danni per i vizi riscontrati.
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Accertamento Invalidità Civile: Ricorso Rigettato per Critiche Generiche
Un Lavoratore ha contestato il rifiuto di una richiesta di Accertamento Invalidità Civile. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile l'opposizione, giudicando le contestazioni del Lavoratore troppo generiche. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando la mancata ammissione di una nuova consulenza tecnica e la carenza di valutazione delle sue critiche. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la valutazione sulla necessità di ulteriori indagini tecniche rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Il dissenso diagnostico non costituisce un vizio sindacabile in Cassazione, a meno di palesi errori scientifici.
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Gravi difetti di costruzione: paga anche il direttore
L'Acquirente ha acquistato un immobile dalla Società Venditrice riscontrando gravi difetti di costruzione. La donna ha agito in giudizio per ottenere il risarcimento del danno. La Società Venditrice ha chiamato in causa il Direttore dei Lavori e l'Impresa Appaltatrice per essere manlevata. Il Direttore dei Lavori ha contestato la propria responsabilità, sostenendo l'assenza di un legame contrattuale diretto con la venditrice e l'inutilizzabilità della perizia preventiva a cui non aveva preso parte. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del professionista. I giudici hanno confermato che per i gravi difetti di costruzione il direttore dei lavori risponde a titolo extracontrattuale in concorso con l'appaltatore. Il tecnico deve risarcire il danno anche senza un contratto stipulato direttamente con il venditore.
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Uso improprio del bene e risarcimento danni immobile locato
Alcuni proprietari hanno concesso in affitto un complesso immobiliare a un ente pubblico per attività istituzionali. L'inquilino ha mutato la destinazione d'uso, impiegando i capannoni per il lavaggio di mezzi pesanti e lo stoccaggio provvisorio di rifiuti urbani. L'attività ha provocato gravissimi danni strutturali a solai, intonaci e pavimenti, oltre a un cedimento del terreno. I proprietari hanno agito per ottenere il risarcimento danni immobile locato. I giudici di merito hanno accolto la domanda, condannando l'ente a risarcire oltre 800.000 euro per i costi di ripristino. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la condanna: l'inquilino deve custodire il bene con diligenza e risponde del degrado eccedente il normale uso pattuito, a meno che non provi la non imputabilità del danno.
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Liquidazione spese legali e bonus digitale: vittoria negata
Due cittadini ottengono dal tribunale il riconoscimento dell'indennità di frequenza contro l'ente previdenziale. Il giudice condanna l'istituto al pagamento delle spese di lite per 911 euro. I ricorrenti impugnano la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando la liquidazione spese legali. I difensori lamentano la mancata applicazione dell'aumento tariffario del 30% previsto per gli atti redatti con collegamenti ipertestuali e tecniche informatiche avanzate. La Suprema Corte rigetta il ricorso. Il collegio chiarisce che la maggiorazione per il deposito telematico agevolato non scatta in automatico, ma costituisce una scelta discrezionale del giudice di merito. La parte deve dimostrare specificamente quali soluzioni tecnologiche ha implementato per facilitare la lettura degli atti.
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Spese accertamento tecnico preventivo a carico dell’istante
Un cittadino ha avviato una procedura di istruzione preventiva contro due controparti per verificare determinati vizi tecnici. Al termine delle operazioni peritali, il tribunale ha inizialmente posto il compenso del perito a carico di tutte le parti in solido. Le controparti hanno presentato opposizione, contestando la ripartizione del debito. Il giudice ha accolto il reclamo, stabilendo che le spese dell'esperto ricadono per intero sul soggetto richiedente. Il promotore ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione sostenendo l'inammissibilità dell'opposizione. I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso e confermato la regola fondamentale: le spese accertamento tecnico preventivo gravano esclusivamente su chi richiede la procedura, poiché la fase preliminare non decide vincitori né vinti. L'addebito definitivo tra le parti avverrà solo nel successivo giudizio di merito in base all'esito finale della controversia.
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Prescrizione del risarcimento danni: tubature rotte e cause perse
I proprietari di un immobile hanno chiesto il risarcimento dei danni al Comune per le infiltrazioni provocate dalla rottura delle tubature idriche. Il Comune ha chiamato in causa l'Ente gestore dell'acquedotto, ritenendolo il vero responsabile della custodia delle condotte. I giudici hanno accertato la prescrizione del risarcimento danni nei confronti del gestore, in quanto gli atti d'interruzione inviati soltanto al Comune non producevano effetti verso il terzo gestore. Inoltre, la domanda iniziale dei proprietari era troppo generica circa la natura delle acque. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta risarcitoria e condannato i proprietari a pagare le spese processuali di entrambe le parti invocate in giudizio.
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Ripristino dello stato dei luoghi: il consorzio perde e paga
Una proprietaria terriera ha autorizzato un consorzio agrario a demolire la propria recinzione per eseguire lavori di bonifica, con l'accordo che quest'ultimo avrebbe provveduto al completo ripristino dello stato dei luoghi. A causa del mancato completamento delle opere e dei gravi disagi arrecati, la proprietaria ha richiesto il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del consorzio, confermando la condanna al pagamento di oltre seventy-eight mila euro. I giudici hanno chiarito che l'accordo contrattuale obbligava il consorzio a farsi carico di ogni spesa necessaria per la rimessa in pristino e che il rifiuto della proprietaria di fronte a un'offerta di adempimento parziale e incompleta era pienamente legittimo. Vince la proprietaria, che ha diritto al risarcimento totale.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: estinzione senza spese
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale che aveva respinto l'opposizione alla liquidazione dei compensi a favore del Consulente Tecnico d'Ufficio. Prima dell'udienza, il Ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso in Cassazione, e il Professionista ha accettato tale rinuncia. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Poiché vi è stata l'accettazione della controparte, la Corte non ha pronunciato alcuna condanna alle spese di giudizio, confermando che la rinuncia al ricorso in Cassazione è un atto unilaterale che estingue il processo a prescindere dall'accettazione, ma l'adesione della controparte evita la condanna alle spese.
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Airbag difettosi ma nessun danno: la responsabilità del produttore
Un automobilista è uscito di strada finendo in una scarpata. Nonostante il violento impatto, gli airbag del veicolo non si sono aperti. L'automobilista ha fatto causa alla casa automobilistica invocando la responsabilità del produttore per i gravi danni fisici subiti. Tuttavia, la perizia tecnica ha dimostrato che la mancata apertura degli airbag non ha causato né aggravato le lesioni, che sono state invece provocate dall'azione delle cinture di sicurezza durante lo scivolamento. Anzi, l'apertura dei dispositivi avrebbe potuto peggiorare la situazione. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso dell'erede del conducente, confermando che, in mancanza di un nesso di causalità tra il difetto del prodotto e il danno concreto, non sussiste alcun obbligo di risarcimento.
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Domanda di restituzione in appello: vince chi ha pagato di più
Una società acquirente comprava un macchinario industriale tramite un intermediario estero. Il produttore italiano emetteva fattura e otteneva un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo. L'acquirente pagava l'intera somma precettata per evitare l'esecuzione, ma si opponeva in giudizio. La Corte d'Appello riduceva l'importo dovuto dall'acquirente, riconoscendo una parziale compensazione, ma ometteva di ordinare la restituzione della somma pagata in eccedenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'acquirente, stabilendo che il giudice d'appello ha l'obbligo di decidere sulla specifica domanda di restituzione in appello formulata dalla parte che ha pagato più del dovuto in forza della provvisoria esecutività della sentenza di primo grado. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Qualificazione della domanda giudiziale e pavimenti difettosi
Due comproprietari riscontrano gravi difetti nel pavimento in legno posato nelle loro abitazioni. Decidono quindi di citare in giudizio la società produttrice del materiale per ottenere il risarcimento dei danni. Il Tribunale rigetta la domanda escludendo sia la responsabilità contrattuale, per mancanza di un contratto diretto, sia quella da prodotto difettoso, poiché i danni riguardavano solo il pavimento stesso e non altre cose o persone. I proprietari ricorrono in Cassazione lamentando la mancata qualificazione della domanda giudiziale da parte del giudice, che avrebbe dovuto applicare d'ufficio le regole sulla responsabilità extracontrattuale. La Suprema Corte, ritenendo la questione di massima importanza per l'uniformità dell'interpretazione del principio "iura novit curia", decide di rimettere la causa alla pubblica udienza per una decisione collegiale approfondita.
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