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Voluntary disclosure: quando è preclusa? Il caso

La Corte di Cassazione ha stabilito che la procedura di voluntary disclosure è preclusa se il contribuente ha già formale conoscenza dell’avvio di un’attività di accertamento su qualsiasi attività patrimoniale o finanziaria detenuta all’estero, anche se diversa da quella oggetto della regolarizzazione. Nel caso specifico, un accertamento su un immobile a San Marino ha impedito la definizione agevolata per capitali detenuti a Singapore. La Corte ha inoltre confermato la residenza fiscale in Italia del contribuente, nonostante l’iscrizione all’AIRE, basandosi sul centro degli interessi vitali.

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Pubblicato il 1 febbraio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Voluntary Disclosure: Conoscenza di un Audit Blocca la Procedura

La procedura di voluntary disclosure rappresenta un’importante opportunità per i contribuenti di sanare la propria posizione con il Fisco riguardo a beni detenuti all’estero. Tuttavia, l’accesso a questo strumento non è incondizionato. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito un aspetto cruciale: la conoscenza formale di un qualsiasi accertamento fiscale su attività estere, anche se diverse da quelle che si intende regolarizzare, preclude l’intera procedura. Analizziamo insieme questo caso per capire le implicazioni pratiche di tale principio.

I Fatti del Caso

Un contribuente presentava un’istanza di voluntary disclosure per regolarizzare attività finanziarie detenute presso un istituto bancario di Singapore. Successivamente, l’Agenzia delle Entrate notificava al contribuente alcuni avvisi di accertamento e un atto di contestazione per gli anni d’imposta dal 2011 al 2013, negando il perfezionamento della procedura di collaborazione volontaria per tali annualità.

La ragione del diniego risiedeva in un processo verbale di constatazione che il contribuente aveva ricevuto prima di presentare l’istanza. Tale verbale evidenziava l’omessa dichiarazione di una partecipazione societaria (nel 2011) e della titolarità di un immobile a San Marino (per il 2012 e 2013). Sebbene l’Agenzia accogliesse la procedura per altre annualità (2010, 2014 e 2015), il contribuente decideva di versare le sanzioni contestate per non precludersi la possibilità di una definizione agevolata, riservandosi però di chiederne il rimborso.

Inoltre, il contribuente chiedeva il rimborso delle imposte versate per l’annualità 2015, sostenendo di essere fiscalmente residente all’estero (in Senegal) in quel periodo. L’Agenzia respingeva entrambe le richieste di rimborso. Il caso, dopo due gradi di giudizio sfavorevoli al contribuente, giungeva dinanzi alla Corte di Cassazione.

La Preclusione alla Voluntary Disclosure

Il cuore della controversia riguardava l’interpretazione dell’articolo 5-quater del D.L. n. 167/1990. Questa norma stabilisce che la voluntary disclosure non è ammessa se la richiesta viene presentata dopo che il contribuente ha avuto “formale conoscenza” dell’inizio di accessi, ispezioni, verifiche o altre attività di accertamento amministrativo relative all’ambito oggettivo della procedura.

Il contribuente sosteneva che l’accertamento sull’immobile a San Marino non dovesse pregiudicare la regolarizzazione dei capitali a Singapore, trattandosi di beni distinti. La Corte di Cassazione ha rigettato questa tesi, fornendo un’interpretazione estensiva della norma. L’ambito oggettivo della voluntary disclosure include tutte le “attività finanziarie e patrimoniali costituite o detenute fuori del territorio dello Stato”.

Secondo i giudici, questa definizione comprende non solo la titolarità formale di immobili, ma qualsiasi posizione giuridica attiva su beni esteri. Pertanto, l’avvio di una verifica amministrativa su un’attività patrimoniale (l’immobile a San Marino) preclude l’accesso alla procedura anche per regolarizzare un’attività finanziaria diversa (i fondi a Singapore).

La Questione della Residenza Fiscale

Un altro punto fondamentale affrontato dalla Corte era la richiesta di rimborso per l’anno 2015, basata sulla presunta residenza fiscale del contribuente in Senegal. Sebbene formalmente iscritto all’anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE), i giudici di merito avevano concluso che la sua residenza fiscale prevalente fosse rimasta in Italia.

La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, sottolineando che la residenza fiscale si determina non solo sulla base di elementi formali come l’iscrizione anagrafica, ma soprattutto sulla base di indici fattuali. Nel caso specifico, era emerso che il contribuente manteneva in Italia un’abitazione permanente e, soprattutto, il “centro dei suoi interessi vitali”, intesi come relazioni personali ed economiche. La valutazione del giudice di merito, essendo basata su fatti e adeguatamente motivata, non era sindacabile in sede di legittimità.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Corte ha ritenuto infondati tutti i motivi di ricorso. Sul punto della voluntary disclosure, ha specificato che la legge è chiara nell’estendere la preclusione a tutte le attività estere. Una volta che il Fisco avvia un controllo su un qualsiasi bene detenuto oltre confine e il contribuente ne viene a conoscenza, la possibilità di avvalersi della collaborazione volontaria viene meno per l’intero perimetro delle attività estere non dichiarate. La logica è quella di incentivare una collaborazione spontanea e genuina, non una corsa a regolarizzare la propria posizione solo quando si scopre di essere sotto la lente del Fisco.

Per quanto riguarda la residenza fiscale, la Corte ha ribadito un principio consolidato: la questione della residenza è una valutazione di fatto, demandata al giudice di merito. Se tale valutazione è supportata da una motivazione logica e coerente, come nel caso di specie, la Cassazione non può riesaminare le prove e sostituire il proprio giudizio a quello dei gradi inferiori.

Le Conclusioni

La sentenza offre due importanti lezioni pratiche. In primo luogo, chi intende avvalersi della voluntary disclosure deve agire prima di avere conoscenza formale di qualsiasi tipo di controllo fiscale su beni esteri, indipendentemente dalla loro natura o localizzazione. L’avvio di un accertamento su un singolo asset “contamina” la possibilità di regolarizzare l’intero patrimonio estero. In secondo luogo, la residenza fiscale non è una mera formalità anagrafica. Anche se iscritti all’AIRE, i contribuenti che mantengono in Italia il centro dei propri affari e legami familiari corrono il rischio concreto di essere considerati fiscalmente residenti in Italia, con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di obblighi dichiarativi e impositivi.

Un accertamento fiscale su un bene estero può impedire la voluntary disclosure per altri beni esteri non correlati?
Sì. La Corte di Cassazione ha chiarito che la conoscenza formale dell’avvio di un’attività di accertamento su qualsiasi attività patrimoniale o finanziaria detenuta all’estero preclude l’accesso alla procedura di collaborazione volontaria per tutte le attività estere, anche se diverse da quelle oggetto del controllo iniziale.

Cosa si intende per ‘attività finanziarie e patrimoniali’ ai fini della voluntary disclosure?
La nozione è molto ampia e non include solo la titolarità formale di immobili o partecipazioni. Comprende qualsiasi posizione giuridica attiva che abbia ad oggetto un immobile o una partecipazione all’estero, come ad esempio il diritto derivante dalla cessione di un contratto preliminare di vendita.

L’iscrizione all’anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) è sufficiente per escludere la residenza fiscale in Italia?
No, non è sufficiente. La residenza fiscale si determina sulla base di criteri sostanziali, tra cui il domicilio (il ‘centro degli interessi vitali’ personali ed economici) e la dimora abituale. Se un contribuente, pur iscritto all’AIRE, mantiene in Italia il centro dei propri affari e delle proprie relazioni familiari, può essere considerato fiscalmente residente in Italia.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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