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Voluntary disclosure: è possibile chiedere un rimborso?

Una società, dopo aver definito la propria posizione fiscale tramite la procedura di voluntary disclosure, ha richiesto il rimborso dell’IVA versata, ritenendola non dovuta. La Commissione Tributaria Regionale ha negato il rimborso, assimilando la procedura a un accordo definitivo non più rinegoziabile. La Corte di Cassazione, riconoscendo l’importanza della questione per l’uniforme interpretazione della legge, ha emesso un’ordinanza interlocutoria rinviando il caso a una pubblica udienza per una decisione di principio, senza ancora risolvere la controversia nel merito.

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Pubblicato il 7 febbraio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Voluntary Disclosure: È Ammesso il Rimborso delle Imposte Versate?

L’adesione alla voluntary disclosure preclude la possibilità di richiedere il rimborso di imposte versate in eccesso? Questa è la domanda cruciale che la Corte di Cassazione ha deciso di approfondire, rinviando il caso a una pubblica udienza. L’ordinanza interlocutoria n. 10293/2024 analizza il caso di una società che, dopo aver regolarizzato la propria posizione con la collaborazione volontaria, ha tentato di ottenere la restituzione dell’IVA, scontrandosi con la natura potenzialmente tombale dell’istituto.

Il Caso: Dalla Collaborazione Volontaria alla Richiesta di Rimborso

Una società a responsabilità limitata aveva attivato la procedura di voluntary disclosure per far emergere proventi non contabilizzati tra il 2009 e il 2013, derivanti da operazioni con società estere situate in Paesi a fiscalità privilegiata. A seguito della procedura, l’Agenzia delle Entrate aveva recuperato l’IVA non assolta su una parte dei ricavi e la società aveva provveduto al pagamento.

Successivamente, la stessa società ha presentato un’istanza di rimborso per le somme versate a titolo di IVA, sostenendo che fossero state pagate indebitamente. Di fronte al silenzio dell’Amministrazione finanziaria, interpretato come un rifiuto (c.d. silenzio-rifiuto), l’azienda ha avviato un contenzioso tributario.

Il Dibattito nei Gradi di Merito

Il percorso giudiziario ha visto decisioni opposte. La Commissione tributaria provinciale aveva inizialmente dato ragione al contribuente, accogliendo il ricorso. Tuttavia, l’Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione e la Commissione tributaria regionale ha ribaltato il verdetto.

Secondo i giudici d’appello, la voluntary disclosure è un istituto con finalità definitoria. L’adesione completa e il perfezionamento della procedura, con il pagamento di quanto dovuto, creano una situazione giuridica consolidata, assimilabile a un “accertamento con adesione”. Di conseguenza, non sarebbe più possibile per il contribuente avanzare ulteriori pretese, incluse le istanze di rimborso, relative ai periodi d’imposta oggetto della regolarizzazione.

La questione della voluntary disclosure davanti alla Cassazione

La società ha quindi presentato ricorso in Cassazione, contestando l’interpretazione dei giudici di secondo grado. Il punto centrale del contendere è se la disciplina della voluntary disclosure possa essere equiparata tout court a un accertamento con adesione, precludendo così ogni diritto al rimborso per somme non dovute.

Il ricorrente ha sostenuto che la ratio della collaborazione volontaria non dovrebbe impedire la correzione di errori e la restituzione di pagamenti indebiti, distinguendola da un accordo transattivo che chiude ogni possibile contestazione futura.

Le Motivazioni dell’Ordinanza Interlocutoria

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza in commento, non ha fornito una risposta definitiva, ma ha riconosciuto la straordinaria importanza della questione. I giudici hanno ritenuto che il problema dell’ammissibilità di un’istanza di rimborso post-voluntary disclosure sollevi questioni di “rilievo nomofilattico”. Ciò significa che la decisione avrà un impatto fondamentale sull’interpretazione uniforme della legge in tutto il Paese, influenzando innumerevoli casi simili.

L’ordinanza sottolinea come la natura della voluntary disclosure – se sia un accordo tombale o una procedura che lascia aperta la porta a rimborsi per indebiti – necessiti di un approfondimento che solo una trattazione in pubblica udienza può garantire.

Le Conclusioni: Causa Rinviata per una Decisione di Principio

In conclusione, la Suprema Corte ha deciso di rinviare la causa a nuovo ruolo per una discussione in pubblica udienza. Questa scelta strategica evidenzia la delicatezza e la complessità della materia. La futura sentenza sarà determinante per chiarire i limiti e gli effetti della voluntary disclosure. Stabilirà un principio di diritto cruciale per i contribuenti e per l’amministrazione finanziaria, definendo una volta per tutte se la “pace fiscale” raggiunta con la collaborazione volontaria sia assoluta o se ammetta correttivi a favore del contribuente che abbia versato più del dovuto.

Aderire alla voluntary disclosure impedisce di chiedere un rimborso per imposte non dovute?
La questione è complessa e non ancora decisa in via definitiva. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, ha ritenuto la domanda così importante da richiedere una trattazione in pubblica udienza. La sentenza di merito impugnata aveva negato questa possibilità, equiparando la procedura a un accordo definitivo non rinegoziabile.

Perché la Corte di Cassazione non ha deciso subito il caso?
La Corte ha emesso un’ordinanza interlocutoria perché ha riconosciuto che la questione ha un “rilievo nomofilattico”, ovvero è fondamentale per garantire un’interpretazione uniforme della legge a livello nazionale. Ha quindi rinviato la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito prima di stabilire un principio di diritto.

Qual era la posizione della Commissione Tributaria Regionale nel caso di specie?
La Commissione Tributaria Regionale aveva respinto la richiesta di rimborso, sostenendo che la procedura di voluntary disclosure ha una natura definitoria e tombale. Secondo i giudici regionali, avendo la società aderito completamente e perfezionato la procedura, non poteva più presentare ulteriori istanze, come quella di rimborso, sulla stessa materia.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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