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Visto di conformità: la Cassazione chiarisce il caso

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che l’omessa apposizione del visto di conformità sulla dichiarazione IVA per l’utilizzo di un credito in compensazione costituisce una violazione puramente formale. Tale omissione non comporta la perdita del diritto alla compensazione né l’applicazione di sanzioni, a condizione che l’esistenza e la spettanza del credito siano accertate e non contestate dall’Amministrazione finanziaria. La Corte ha cassato la decisione di merito che si era limitata a rilevare la mancanza del visto senza verificare la legittimità sostanziale del credito.

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Pubblicato il 28 dicembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Visto di Conformità: Violazione Formale che non Nega il Credito IVA

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha portato chiarezza su una questione cruciale per imprese e professionisti: le conseguenze della mancata apposizione del visto di conformità sulla dichiarazione fiscale per l’utilizzo in compensazione di crediti IVA. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: se il credito è legittimo e incontestato, l’omissione del visto è una mera violazione formale, non sanzionabile e che non fa perdere il diritto alla compensazione. Analizziamo insieme i dettagli di questa importante decisione.

Il Caso: Compensazione di un Credito IVA Senza Visto

Una società bancaria aveva utilizzato un credito IVA in compensazione per il pagamento di altri tributi. L’Agenzia delle Entrate, tuttavia, contestava tale operazione emettendo un atto di recupero del credito. La ragione della contestazione non era la non spettanza del credito IVA in sé, ma l’assenza, sulla dichiarazione, del necessario visto di conformità rilasciato da un professionista abilitato, o in alternativa, della sottoscrizione dell’organo di controllo. Questo adempimento è previsto dalla legge per la compensazione di crediti IVA di importo significativo, al fine di garantire un controllo preventivo sulla loro effettiva esistenza.

Il Percorso Giudiziario e l’Importanza del Visto di Conformità

Nei primi gradi di giudizio, le commissioni tributarie avevano parzialmente dato ragione alla società, riconoscendo che la sanzione non dovesse essere proporzionale al credito (il 30%), ma applicata in misura fissa minima. Tuttavia, i giudici di merito avevano confermato la necessità del visto, ritenendo che la sua assenza costituisse un’irregolarità. Insoddisfatte, sia l’Agenzia delle Entrate, che richiedeva una sanzione più pesante, sia la società, che sosteneva la piena legittimità del suo operato, hanno proposto ricorso in Cassazione.

Il Principio Sancito dalla Cassazione

La Corte di Cassazione ha ribaltato la prospettiva. Accogliendo il ricorso della società, ha affermato che la questione non andava risolta sul piano sanzionatorio, ma su quello sostanziale. La funzione del visto di conformità, spiegano i giudici, è quella di assicurare un controllo anticipato sulla spettanza del credito, demandandolo a un professionista qualificato. Si tratta, quindi, di una misura preventiva.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano su un consolidato orientamento giurisprudenziale. L’omissione del visto, pur essendo una violazione di una norma procedurale, viene qualificata come ‘puramente formale’. Questo significa che non determina automaticamente la perdita del diritto a utilizzare il credito, a patto che la sua esistenza, spettanza e liquidità siano accertate e non contestate nel merito dall’Amministrazione finanziaria. In altre parole, la forma non può prevalere sulla sostanza. Se il contribuente ha effettivamente diritto a quel credito, un errore procedurale non può annullarlo. Inoltre, la Corte sottolinea che tale violazione non è punibile per ‘assenza di offensività’, in quanto non ostacola le attività di controllo del Fisco né incide sulla determinazione dell’imposta o sul suo versamento. L’errore del giudice di merito è stato proprio quello di fermarsi alla constatazione della mancanza del visto, senza scendere nel dettaglio e verificare se il credito fosse, nella sostanza, legittimo.

Le conclusioni

In conclusione, la Corte ha cassato la sentenza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado. Quest’ultima dovrà riesaminare il caso attenendosi al principio di diritto enunciato: la mancanza del visto di conformità è una violazione formale che non impedisce la compensazione di un credito IVA se questo è sostanzialmente legittimo. Questa decisione rappresenta un’importante tutela per i contribuenti, ribadendo che gli adempimenti formali, pur essendo obbligatori, non possono annullare un diritto sostanziale se non vi è un concreto pregiudizio per l’erario.

La mancanza del visto di conformità fa perdere il diritto a compensare un credito IVA?
No. Secondo la Corte di Cassazione, la mancanza del visto non comporta la perdita del diritto alla compensazione se l’esistenza, la spettanza e la liquidità del credito sono pacifiche e non contestate nel merito dall’Amministrazione finanziaria.

È sanzionabile l’utilizzo di un credito in compensazione senza il visto di conformità?
No. La Corte ha stabilito che si tratta di una violazione puramente formale, priva di offensività, e quindi non punibile. L’omissione non pregiudica l’attività di controllo del Fisco né incide sulla determinazione o sul versamento dell’imposta.

Qual è la funzione del visto di conformità secondo la Corte?
La sua funzione è quella di assicurare un controllo preventivo e anticipato sull’esistenza e la spettanza del credito compensabile, affidando tale verifica a un professionista abilitato. Non è una condizione per l’esistenza del diritto, ma uno strumento di controllo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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