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Visto di conformità infedele: la competenza territoriale

La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di visto di conformità infedele, la competenza per irrogare la sanzione al professionista o al CAF spetta esclusivamente alla Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate del luogo in cui il trasgressore ha il proprio domicilio fiscale. Un atto emesso da un ufficio territorialmente incompetente, come quello del domicilio del contribuente, è illegittimo e deve essere annullato. La Corte ha chiarito la natura punitiva, e non meramente risarcitoria, della sanzione prevista.

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Pubblicato il 28 gennaio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Visto di Conformità Infedele: La Cassazione Fissa la Competenza Territoriale

La gestione delle responsabilità legate al visto di conformità infedele rappresenta un tema cruciale per i professionisti del settore fiscale. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fornito un chiarimento decisivo su un aspetto procedurale fondamentale: la competenza territoriale dell’ufficio autorizzato a irrogare le sanzioni. Questa pronuncia consolida un orientamento giurisprudenziale che tutela il professionista da atti emessi da uffici privi della corretta giurisdizione, delineando un principio di diritto chiaro e inderogabile.

I Fatti del Caso: La Cartella di Pagamento e l’Eccezione di Incompetenza

Un professionista, in qualità di Responsabile dell’Assistenza Fiscale di un CAF, si è visto notificare una cartella di pagamento dall’Agenzia delle Entrate Riscossione. L’atto scaturiva da un controllo formale su un modello 730 di un contribuente, per il quale il professionista aveva apposto un visto di conformità risultato poi infedele.

Il professionista ha impugnato la cartella fin dal primo grado di giudizio, sollevando una questione pregiudiziale dirimente: l’incompetenza territoriale dell’ufficio che aveva emesso l’atto. Secondo la sua difesa, la normativa di riferimento (art. 39 del D.Lgs. 241/1997) affida la competenza a contestare tali violazioni alla Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate del luogo in cui ha domicilio fiscale il trasgressore (cioè il professionista stesso), e non quella del domicilio del contribuente. Sia la Commissione Tributaria Provinciale che quella Regionale avevano, tuttavia, rigettato le sue ragioni.

La Competenza Esclusiva in caso di Visto di Conformità Infedele

Il professionista ha quindi proposto ricorso in Cassazione, basando il suo motivo principale proprio sulla violazione dell’art. 39 del D.Lgs. 241/1997. Tale norma, al comma 2, stabilisce in modo esplicito che le violazioni relative al visto infedele “sono contestate e le relative sanzioni sono irrogate dalla direzione regionale dell’Agenzia delle entrate competente in ragione del domicilio fiscale del trasgressore”.

La tesi del ricorrente era che questa norma istituisse una competenza funzionale e territoriale non derogabile. Di conseguenza, qualsiasi atto sanzionatorio emesso da un ufficio diverso, come la Direzione Provinciale del luogo di residenza del contribuente, sarebbe viziato da illegittimità per incompetenza.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto pienamente il ricorso, ritenendo il primo motivo fondato e assorbente rispetto a tutti gli altri. Richiamando un consolidato e recente orientamento giurisprudenziale, i giudici hanno ribadito due principi fondamentali.

In primo luogo, la responsabilità per il rilascio di un visto di conformità infedele, prevista dall’art. 39, comma 1, lett. a) del D.Lgs. 241/1997, ha una funzione anche punitiva, non meramente risarcitoria. Questo aspetto è cruciale perché lega la sanzione a un procedimento che deve rispettare garanzie precise, inclusa la corretta identificazione dell’autorità competente.

In secondo luogo, e come diretta conseguenza del primo punto, la competenza a iscrivere a ruolo la somma dovuta (imposta, sanzioni e interessi) nei confronti del professionista appartiene inderogabilmente alla Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate individuata in base al domicilio fiscale del professionista trasgressore. Qualsiasi atto emesso da un ufficio diverso è illegittimo. Nel caso di specie, l’atto era stato emesso dall’ufficio competente per il contribuente e non per il professionista, determinandone la nullità.

Le Conclusioni

La Corte di Cassazione ha cassato la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, ha accolto il ricorso originario del professionista, annullando la cartella di pagamento. La decisione ha importanti implicazioni pratiche: rafforza le garanzie procedurali per i professionisti fiscali, stabilendo che non possono essere perseguiti da qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate, ma solo da quello specificamente individuato dalla legge. Questo principio di stretta legalità impedisce prassi amministrative non conformi alla normativa e garantisce che l’esercizio del potere sanzionatorio avvenga nel rispetto delle regole sulla competenza, la cui violazione rende l’atto nullo.

Chi è competente a sanzionare un professionista per visto di conformità infedele?
Secondo la Corte di Cassazione, la competenza esclusiva e inderogabile spetta alla Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate individuata in base al domicilio fiscale del professionista (o del CAF) che ha commesso la violazione, e non quella del domicilio del contribuente.

La sanzione per visto infedele ha natura risarcitoria o punitiva?
La sentenza chiarisce che la responsabilità prevista dalla normativa ha una funzione anche punitiva. Questo aspetto giustifica l’applicazione rigorosa delle norme sulla competenza territoriale per l’irrogazione della sanzione.

Cosa succede se la cartella di pagamento viene emessa da un ufficio territorialmente incompetente?
L’atto emesso da un ufficio territorialmente incompetente è illegittimo e deve essere annullato. La violazione delle norme sulla competenza costituisce un vizio di nullità dell’atto impugnato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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