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Visto di conformità infedele: competenza territoriale

In un caso di visto di conformità infedele, la Corte di Cassazione ha stabilito che la competenza per l’iscrizione a ruolo delle somme dovute dal professionista responsabile non è dell’ufficio locale del contribuente, ma della direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate competente per il domicilio fiscale del professionista stesso. La Corte ha sottolineato la natura anche punitiva della responsabilità, giustificando l’applicazione di questa regola di competenza speciale.

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Pubblicato il 15 febbraio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Visto di Conformità Infedele: La Cassazione Stabilisce la Competenza Territoriale

L’ordinanza in esame affronta una questione di cruciale importanza per tutti i professionisti fiscali: la corretta individuazione dell’ufficio dell’Agenzia delle Entrate competente a irrogare sanzioni in caso di visto di conformità infedele. Con una decisione che consolida un orientamento giurisprudenziale recente, la Corte di Cassazione ha chiarito che la competenza non risiede presso l’ufficio del contribuente, bensì presso la direzione regionale del domicilio fiscale del professionista che ha commesso l’errore. Analizziamo i dettagli di questa importante pronuncia.

I Fatti di Causa

Un professionista, in qualità di Responsabile dell’Assistenza Fiscale (RAF) per un CAF, aveva apposto un visto di conformità su un Modello 730 relativo all’anno d’imposta 2014. La dichiarazione apparteneva a un contribuente residente in una provincia del Sud Italia. A seguito di un controllo formale, l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate di quella provincia riscontrava un’irregolarità nel visto, legata a spese per il recupero del patrimonio edilizio.

Di conseguenza, l’Agenzia riteneva il professionista responsabile in solido per l’imposta, le sanzioni e gli interessi dovuti dal contribuente, come previsto dall’art. 39 del D.Lgs. 241/1997. L’Agente della Riscossione, competente per la provincia di residenza del professionista (nel Lazio), notificava a quest’ultimo la relativa cartella di pagamento.

Le Decisioni di Merito

Il professionista impugnava la cartella, ma il ricorso veniva respinto in primo grado. Tuttavia, la Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado del Lazio accoglieva l’appello. I giudici di secondo grado sostenevano che, in base alla normativa specifica, la competenza per questo tipo di violazioni non fosse dell’ufficio territoriale legato al contribuente, ma della direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate competente per il domicilio fiscale del trasgressore, ovvero il professionista.

La questione del visto di conformità infedele e la competenza dell’Agenzia

L’Agenzia delle Entrate proponeva ricorso in Cassazione, sostenendo che la competenza fosse correttamente radicata presso l’ufficio del contribuente, secondo le regole generali sul controllo delle dichiarazioni. La tesi dell’amministrazione finanziaria mirava a distinguere il meccanismo di recupero dell’imposta (di natura risarcitoria) dal procedimento sanzionatorio vero e proprio, per il quale soltanto sarebbe stata competente la direzione regionale. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha rigettato questa interpretazione.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha respinto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, confermando la sentenza di secondo grado. Il fulcro della decisione risiede nell’interpretazione dell’articolo 39 del D.Lgs. n. 241/1997. La Corte ha stabilito che la responsabilità del professionista per il rilascio di un visto di conformità infedele non ha una natura meramente risarcitoria, ma possiede anche una chiara funzione punitiva e deterrente.

In virtù di questa natura sanzionatoria, trova applicazione la norma di competenza speciale contenuta nel comma 2 dello stesso articolo 39. Tale norma attribuisce esplicitamente la competenza a contestare le violazioni e irrogare le sanzioni alla direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate competente in ragione del domicilio fiscale del trasgressore.

La Corte ha sottolineato che questa competenza speciale, introdotta dal legislatore, non può essere derogata. Essa prevale sulla regola generale che lega la competenza al domicilio del contribuente. Pertanto, l’atto emesso dall’ufficio territoriale del contribuente è stato ritenuto illegittimo perché proveniente da un organo privo di competenza funzionale.

Conclusioni

La sentenza consolida un principio fondamentale a tutela dei professionisti del settore fiscale. La competenza per le contestazioni relative al visto di conformità infedele è inderogabilmente attribuita alla direzione regionale del domicilio fiscale del professionista e non all’ufficio locale del contribuente assistito. Qualsiasi atto emesso da un ufficio territorialmente incompetente è da considerarsi illegittimo e, quindi, annullabile. Questa chiara definizione delle regole di competenza fornisce maggiori certezze procedurali e garanzie difensive per gli intermediari fiscali.

Chi è competente a sanzionare un professionista per un visto di conformità infedele?
Secondo la Corte di Cassazione, la competenza esclusiva spetta alla direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate individuata in base al domicilio fiscale del professionista (trasgressore), e non all’ufficio territoriale competente per il contribuente.

La responsabilità del professionista che appone un visto infedele è solo risarcitoria?
No. La Corte ha chiarito che la responsabilità prevista dall’art. 39, comma 1, lett. a) del D.Lgs. 241/1997, pur avendo un aspetto di recupero somme, ha anche una funzione punitiva e di deterrenza. Questa natura sanzionatoria giustifica l’applicazione della regola di competenza speciale.

Cosa succede se l’atto di recupero è emesso da un ufficio territorialmente incompetente?
L’atto è illegittimo e deve essere annullato. La competenza attribuita alla direzione regionale del domicilio del trasgressore è funzionale e inderogabile, e la sua violazione vizia l’atto emesso.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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