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Visto di conformità infedele: competenza territoriale

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha risolto il dubbio sulla competenza territoriale per le sanzioni derivanti da un visto di conformità infedele. La Corte ha stabilito che l’organo competente non è l’ufficio delle Entrate del domicilio del contribuente, ma la Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate competente per il domicilio fiscale del professionista (RAF) che ha commesso l’irregolarità. La decisione si fonda sulla natura speciale della norma che regola la materia, la quale prevale sulle regole generali di competenza.

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Pubblicato il 15 febbraio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Visto di Conformità Infedele: La Cassazione Stabilisce la Competenza Territoriale

Il visto di conformità infedele rappresenta una questione delicata per i professionisti fiscali, con importanti implicazioni sulla loro responsabilità. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fatto chiarezza su un aspetto procedurale cruciale: quale ufficio dell’Agenzia delle Entrate ha il potere di irrogare le sanzioni in caso di errore? La risposta non è scontata e la Suprema Corte ha delineato un principio di competenza specifico, fondamentale per la tutela dei diritti di tutte le parti coinvolte.

Il Caso: Un Visto Conteso tra Due Province

La vicenda trae origine dall’apposizione di un visto di conformità su un Modello 730 da parte di un Responsabile dell’Assistenza Fiscale (RAF) di un CAF con sede a Roma. La dichiarazione apparteneva a un contribuente residente nella provincia di Latina. L’ufficio provinciale dell’Agenzia delle Entrate di Latina, durante un controllo formale, ha riscontrato un’irregolarità nel visto, relativa a spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio.

Di conseguenza, l’ufficio di Latina ha emesso un ruolo esecutivo direttamente nei confronti del RAF, chiedendogli di rispondere dei tributi, delle sanzioni e degli interessi dovuti dal contribuente. L’atto è stato poi notificato dall’Agente della riscossione competente per Roma, domicilio del professionista. Il RAF ha impugnato la cartella di pagamento, sostenendo l’incompetenza territoriale dell’ufficio di Latina. Sia la Commissione Tributaria Provinciale che quella Regionale gli hanno dato ragione, annullando l’atto, ritenendo che la competenza spettasse alla Direzione Regionale del Lazio, in base al domicilio fiscale del professionista trasgressore.

La Decisione della Corte: la competenza sul visto di conformità infedele

L’Agenzia delle Entrate ha portato il caso dinanzi alla Corte di Cassazione, sostenendo che la competenza dovesse essere radicata presso l’ufficio del domicilio del contribuente, secondo le regole generali. La Suprema Corte ha però rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito e consolidando un importante principio giuridico.

La Corte ha stabilito che la norma di riferimento, l’art. 39 del D.Lgs. n. 241/1997, istituisce una regola di competenza speciale che prevale su quella generale. Questa norma individua la competenza per contestare le violazioni e irrogare le sanzioni per un visto di conformità infedele nella Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate del domicilio fiscale del trasgressore, ovvero del professionista o del RAF che ha rilasciato il visto.

Il Principio di Competenza Speciale

La scelta del legislatore di accentrare questa competenza a livello regionale, in capo alla direzione del domicilio del professionista, non è casuale. Si giustifica con l’esigenza di un controllo più organico e centralizzato sull’operato dei soggetti abilitati a rilasciare il visto di conformità, anziché frammentare le verifiche presso i vari uffici territoriali competenti per i singoli contribuenti.

La Funzione Punitiva della Responsabilità

Un altro punto chiave evidenziato dalla Corte è la natura della responsabilità del professionista. Non si tratta di un mero obbligo risarcitorio, ma di una responsabilità con una chiara funzione punitiva e deterrente. Le somme richieste al professionista (pari a imposta, sanzioni e interessi dovuti dal contribuente) sono direttamente collegate alla violazione commessa – il rilascio di un visto errato – e mirano a sanzionare tale comportamento, garantendo una maggiore diligenza nell’esercizio della funzione.

Le Motivazioni della Corte

La Corte di Cassazione ha fondato la sua decisione su un’interpretazione sistematica e teleologica della normativa. Ha chiarito che l’art. 39, comma 2, del d.lgs. n. 241/1997, nel prevedere la competenza della Direzione Regionale in base al domicilio fiscale del trasgressore, introduce una deroga esplicita alle regole ordinarie di competenza territoriale. Questa norma speciale è stata introdotta per centralizzare il controllo sui professionisti e sui CAF, soggetti che operano a livello nazionale. La modifica legislativa del 2014, che ha introdotto una responsabilità patrimoniale diretta del professionista, non ha mutato questa regola di competenza, ma anzi ne ha rafforzato la logica. La Corte ha ribadito che la responsabilità per il visto infedele ha una funzione anche punitiva, e l’atto con cui si irrogano le relative sanzioni deve provenire dall’organo specificamente individuato dalla legge, a pena di illegittimità. Pertanto, l’azione dell’ufficio provinciale competente per il contribuente è stata ritenuta viziata da incompetenza.

Le Conclusioni

L’ordinanza ha un’importante implicazione pratica: chiarisce definitivamente che qualsiasi procedura di contestazione per un visto di conformità infedele deve essere avviata e gestita dalla Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate nella cui circoscrizione ha il domicilio fiscale il professionista responsabile. Per i professionisti, ciò significa avere un unico interlocutore istituzionale a livello regionale per tali questioni, garantendo uniformità di trattamento. Per l’Amministrazione Finanziaria, la sentenza ribadisce la necessità di rispettare scrupolosamente le regole di competenza, poiché un atto emesso da un ufficio incompetente è nullo, con la conseguente impossibilità di recuperare le somme contestate.

Chi è competente a sanzionare un professionista per un visto di conformità infedele?
La competenza spetta alla Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate nel cui territorio si trova il domicilio fiscale del professionista (o RAF) che ha rilasciato il visto, e non all’ufficio territoriale competente per il contribuente.

La competenza territoriale si basa sul domicilio del contribuente o su quello del professionista che ha apposto il visto?
Si basa esclusivamente sul domicilio fiscale del professionista che ha commesso la violazione. La normativa prevede una regola speciale che deroga ai criteri generali basati sul domicilio del contribuente.

La responsabilità del professionista per il visto infedele è solo risarcitoria o anche punitiva?
Secondo la Corte, la responsabilità del professionista ha una concorrente funzione di deterrenza e sanzionatoria, non meramente risarcitoria. Le somme richieste sono una diretta conseguenza della violazione commessa e servono a sanzionare il comportamento negligente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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